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Silicon Valley: un modello economico in crisi

Il modello economico della Silicon Valley è in crisi. Per salvare l’economia digitale serve una trasformazione
Il modello economico della Silicon Valley sembra esser superato. Meglio, il modello della Silicon Valley non è più sostenibile: accumula ricchezze, mentre distrugge l’economia. Non sono mancate, in questi mesi, le proteste. Sono state tagliate le gomme degli autobus che trasportano i dipendenti di Google, sono state organizzate manifestazioni contro Uber (e i alcuni Paesi Uber pop è vietato), è stato occupato il quartier generale di Airbnb.

A provare a spiegare perchè il modello della Silicon Valley non funziona più è Douglas Rushkoff, teorico dei mezzi di comunicazione e autore del libro Throwing rocks at the Google bus : how growth became the enemy of prosperity, che sostiene che il mondo della tecnologia valorizza solo il capitale. Se l’economista Adam Smith riconosce tre fattori di produzione: la terra, il lavoro e il capitale, la Silicon valley riconosce solo il capitale. In pratica, chi può  “investire un capitale di rischio mette sul tavolo i suoi soldi ed è l’unico che ottiene qualcosa in cambio”, scrive Rushkoff. “Il territorio non ci guadagna: i quartieri dove si trovano le stanze affittate con Airbnb non ricavano nessun beneficio dall’attività. Gli autisti di Uber non ottengono niente in cambio: sono solo dei disoccupati in cerca di un lavoretto per tirare avanti un giorno di più”. Ed è per questo che oramai rappresenta “un modello che non funziona più quando si arriva al limite delle risorse del pianeta, del tempo e della soglia di attenzione delle persone”.

Silicon Valley

 

L’economia digitale se non si trasforma e cambia è destinata a fallire. Pensate, come sostiene Rushkoff, ad Uber, il cui modello economico “non potrebbe funzionare come attività di taxi sul lungo periodo perché tutti gli autisti, molto semplicemente, fallirebbero”. Ma, secondo il teorico, l’obiettivo di Uber non è vivere della sola attività di taxi drivers, ma affermare il proprio monopolio nel settore dei taxi in modo da espandere il proprio core business verso altri settori, come la logistica. È questa lo logica di tutte le aziende figlie della tecnologia moderna: Amazon ha iniziato dai libri, oggi fa consegne a domicilio anche di cibo.

Le big della Silicon Valley distruggono ed esauriscono l’economia del settore in cui operano, per poi allargare le loro mire, accusa Rushkoff.

Come salvare l’economia della Silicon Valley?

A dare una soluzione è sempre lo stesso Rushkoff, che propone l’eliminazione delle piattaforme peer-to-peer (Ebay, per esempio), che permettono agli utenti di fare affari tra loro, e una responsabilizzazione dei dipendenti delle aziende tecnologiche. Per Rushkoff i lavoratori non solo dovrebbero avere salari adeguati al costo della vita, ma dovrebbero anche possedere una quota delle aziende per cui lavorano.

Le aziende dovrebbero promuovere un progresso sostenibile che non valorizzi solo il capitale, ma che punti al benessere dei dipendenti e dei quartieri in cui operano. “Nei prossimi dieci anni servirà un significativo passo verso quella direzione, oppure ci troveremo in brutte acque”, spiega. Se il modello economico della Silicon Valley non muta avremo un mondo “dove tutti lavorano dalle 16 alle 20 ore al giorno per uno stipendio molto basso, svolgendo lavori ripetitivi che, per un motivo o per un altro, i computer non sono in grado di fare”, ha affermato Rushkoff.

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