Mobilità

Autisti Uber protestano. L’azienda vuole ridurre le tariffe

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autisti uber

Gli autisti Uber non ci stanno alla riduzione delle tariffe decise dall’azienda e scendono in piazza a New York. La minaccia al servizio arriva anche da Via, una nuova applicazione per la mobilità

Siamo abituati alle proteste contro Uber, l’app americana che ha rivoluzionato la mobilità, accusata di concorrenza sleale contro i taxi. Siamo meno abituati alle proteste degli autisti Uber, che proprio ieri sono scesi in piazza a New York per protestare contro il ribasso delle tariffe.

Gli autisti Uber lavorano ‘on-demand’. Basta scaricare l’app sul proprio smartphone, registrarsi e cliccare per la prenotazione. Un’auto arriverà nel luogo indicato: se l’auto viaggierà sotto i 20 km/h, il costo verrà addebitato per minuto, se viaggierà a più di 20 km/h il costo verrà calcolato in base ai km. Bisognerà pagare anche una tariffa base che varia in base al luogo in cui ci si trovi. I prezzi sono convenienti (più dei taxi). Fin troppo convenienti, secondo gli autisti Uber di New York.

La protesta degli autisti Uber di New York

La riduzione delle tariffe, decisa dalla società, per i viaggi nella Grande Mela hanno fatto infuriare gli autisti, che nella giornata di ieri hanno deciso di protestare. In centinaia si sono riuniti sotto la sede newyorkese dell’azienda, chiedendo il ripristino delle tariffe.

Tsering Sherpa, un residente del Queens, ha affermato al New York Times che lavora otto ore al giorno per sei giorni a settimana. Con i tagli previsti dovrebbe lavorare, per portare a casa lo stesso stipendio, da 10 a 14 ore al giorno. ‘Come facciamo a sopravvivere con meno soldi?’, ha commentato Tsering Sherpa. ‘Ci chiamano partner’ – ha aggiunto – ‘ma ci stanno trattando come schiavi’.

Il sentimento è stato condiviso anche da altri autisti. ‘Nessuno in America vuole lavorare di più e guadagnare di meno’, ha dichiarato Mohsin Alvi, 28 anni.

autisti Uber - tariffe

Via: il sistema di taxi collettivo che minaccia Uber

Uber minacciato, in queste giorni, da più fronti. Dopo la protesta Parigina (e non solo) contro gli autisti Vtc e Uber e i malumori interni alla società, a minacciare l’app rivoluzionaria arriva anche Via, un nuovo sistema di taxi collettivo. Anche questo servizio, nato dall’idea di due ex ingegneri dell’aviazione militare israeliana, Shoval e Ramot, può essere richiesto tramite un’applicazione per iPhone e Android.

Si tratta di taxi che possono accogliere fino a dieci passeggeri, che non si conoscono fra loro, ma vanno tutti nella stessa direzione. Il tempo del percorso è più lungo, viste le tappe intermedie, ma il costo è molto inferiore a quello di un taxi o di Uber. È compito dell’app esaminare le richieste e indirizzare l’autista a prendere i passeggeri che si trovano sul suo percorso. Con Uber, invece ogni cliente viene raggiunto da un’auto tutta per lui.

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