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Art Bonus: il mecenatismo moderno ha benefici fiscali

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art Bonus

Il contributo dei privati al sostegno e al restauro dei beni pubblici diventa ingente dopo quattro anni e sfonda il muro dei 190 milioni di donazioni

 

Dopo quasi quattro anni dalla sua fondazione, l’Art bonus è utilizzato da 6.345 mecenati che hanno permesso alla piattaforma online e al bonus in sé di sfondare il muro dei 190 milioni di donazioni. Tornano i mecenati, ma stavolta sono sia persone fisiche che enti, imprese, fondazioni bancarie e altri soggetti.

Cos’è l’Art Bonus?

Art Bonus è l‘agevolazione voluta dal governo per incentivare i sostenitori dell’arte. Un sistema innovativo ed efficace, che ha portato un forte aumento delle sponsorizzazioni da parte delle aziende e di donazioni da privati per salvare il patrimonio artistico italiano. L’intervento applicato muta a seconda del bene selezionato beneficiario dell’erogazione: se l’oggetto è un Bene Culturale pubblico, si applica per il restauro, protezione e mantenimento dello stesso; se l’erogazione ha in oggetto Istituti e Luoghi della cultura si applica con interventi di sostegno; se è destinato ad Enti e Istituzioni pubbliche si stanzia per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento delle strutture pre-esistenti.

Diventare mecenati in un click (e un’operazione bancaria)

Dare il proprio sostegno all’arte è semplice : basta un bonifico, una carta di debito, credito, prepagata o un assegno bancario o circolare. Basta individuare l’intervento, selezionarlo, contattare l’ente per i dettagli, effettuare una “erogazione liberale” e comunicare al sito la donazione. Le rivoluzioni sono tante: è la prima volta che il sostegno è così diretto, e sopratutto p la prima volta che il contributo a tutela del patrimonio culturale nazionale è detraibile fino al 65% in tre anni.

Interventi ed erogazioni in Italia
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I mecenati, dicevamo, possono essere Imprese, Enti Non Commerciali e persone fisiche. Stando ai dati sono distribuiti in percentuali rispettive del 49%, 4% e 47%. La Lombardia padroneggia la classifica delle regioni per numero di contributi donati, ottenendo in particolare dalle imprese ingenti somme – 35.552.127,58 euro, 22.447.036,00 dalle ENC e 1.644.210,60 dalle persone fisiche – per gli interventi e il mantenimento della struttura del Teatro Alla Scala, seguito a ruota dal Piemonte – con 4.866.488,25 dalle imprese, 21.990.240,85 dalle ENC e 369.621,00 dalle persone fisiche,la cui istituzione che ha fatto da “collettore” degli interessi privati è stato il Museo Egizio di Torino – e dal Veneto – 19.373.831,16 delle imprese, 7.633.101,14 delle ENC, 196.877,90 delle persone fisiche, con l’Arena di Verona in pole position regionale.

Quasi il 50% della raccolta, 90 milioni circa, è assorbito da lirica e teatri di tradizione, dove la lirica, partendo dalla Scala di Milano all’Arena di Verona, dalla Fenice di Venezia all’Opera di Roma, che da sempre hanno goduto della manica larga di sponsor e benefattori, fa la parte del leone. Poco meno dell’altra metà della raccolta viene dalle fondazioni bancarie, risorse che per statuto già dovevano essere riversate sul territorio. Ma le fondazioni possono incassare un vantaggio: la Compagnia di SanPaolo, sui 21 milioni versati in Art bonus ne ha totalizzati 14 in credito d’imposta.

Imprese e mecenatismo

I nuovi protagonisti sono proprio le imprese Diego della Valle, ad di Tod’s, ha deciso di rimettere in setso il colosseo. Fendi ha scelto di mettersi a servizio e protezione delle fontane Roma. Ma c’è che ci, oltre al denaro, decide di lanciarsi nel settore della “cultura esperienziale” come quella con cui il gruppo alimentare Michelis di Mondovì ha organizzato la salita alla cupola appena restaurata del santuario di Vicoforte, misurando ai visitatori l’ormone dello stress per documentare che diminuisce al contatto con la bellezza.

E poi c’è chi decide che la modalità migliore per sostenere l’arte è quella di siglare una partnership: mettere a disposizione non solo denaro, ma forze lavoro, competenze, infrastrutture. Come fa la Fondazione Tim per il restauro del mausoleo di Augusto a Roma: oltre all’assegno di sei milioni mette proprie tecnologie per altri due milioni.

Mercantilismo e mecenatismo

“Le aziende però devono comunicare”, dice Enrico Bressan, presidente di Fondaco, società che è tramite tra le imprese e le opere da restaurare: “per il mecenate l’intervento sull’opera non deve essere il punto d’arrivo, ma l’inizio dello story telling della sua impresa “. Con questo criterio Thun ha finanziato il restauro dei profeti nella cappella Zen a San Marco e poi le ha riprodotte in cofanetto e Bonduelle gli affreschi della chiesa degli Artisti a Roma facendo crowd funding sulle buste di insalata. L’importante è, quindi, non valicare il limite tra mecenatismo e mercantilismo, evitando di ricercare spazi per loghi o manifesti commerciali, ma adottare scelte di sostegno agli enti pubblici semplicemente per filantropia.

 

Giovanni Malaspina

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