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Volkswagen tirerà giù le serrande in quattro impianti?

Secondo indiscrezioni di stampa, Oliver Blume in queste ore sta ufficializzando che quattro impianti del Gruppo Volkswagen (Zwickau, Emden, Hannover e Neckarsulm) in cui lavorano 40mila dipendenti hanno il destino segnato

Il giorno più lungo di Volkswagen. La rovente estate tedesca (oggi tutto sommato si respira a Wolfsburg: il termometro segna 17 gradi grazie alle nuvole, ma nei giorni precedenti è arrivato spesso a superare i 30) è resa ancora più calda dal pessimo clima che si respira ai piani alti del principale gruppo automobilistico.

OGGI SI RIVELA IL PIANO PER USCIRE DALLA CRISI

In queste ore l’amministratore delegato Oliver Blume si è presentato davanti al consiglio di sorveglianza per esporre il suo piano di ristrutturazione lacrime e sangue. Secondo la stampa tedesca dovranno essere almeno 100mila i lavoratori da lasciare a casa, su un totale globale di oltre 650mila. Ma soprattutto Volkswagen dovrà chiudere, per la prima volta nella sua storia lunga ormai quasi 90 anni (se si esclude lo stop di Dresda dello scorso anno) quattro impianti localizzati in Germania.

VOLKSWAGEN DEVE FARE A MENO DI QUATTRO FABBRICHE

Ad annunciarlo, confermando peraltro voci che erano rimbalzate ossessivamente nell’ultimo periodo senza mai essere smentite dalla dirigenza, è il Der Spiegel. Ma lo stesso management di Volkswagen aveva detto che bisognerà abituarsi a nuovi volumi di produzione di gran lunga ridotti in linea con la diminuzione di quelli di vendita.

E allora ecco che quattro fabbriche sono diventate di colpo di troppo. Anche perché ai piani alti di Wolfsburg come ventilato dalla testata Manager Magazin serpeggerebbe persino la paura che la storica azienda tedesca se non inverte velocemente la rotta possa non superare la crisi che la attanaglia da oltre 24 mesi.

LA ROADMAP DEI TAGLI DRACONIANI

Secondo il settimanale, la produzione negli impianti di Zwickau ed Emden sarà la prima a cessare, tra la fine del 2030 e l’inizio del 2031. Nel 2032 tirerà invece giù le serrande lo stabilimento dei veicoli commerciali di Hannover mentre nel 2034 toccherà a un altro stabilimento Audi (il marchio dei Quattro anelli all’inizio del 2025 aveva già dovuto rinunciare a quello per auto elettriche situato a Bruxelles) di Neckarsulm. Considerato che nei quattro siti lavorano complessivamente circa 40.000 dipendenti, buona parte dei tagli al personale in cantiere arriverà appunto da là.

In questo ultimo scampolo di attività di queste fabbriche Volkswagen proverà a trovare compratori (si guarda soprattutto ai marchi cinesi desiderosi di produrre in Europa) così da salvaguardarne parzialmente l’occupazione o a modificarne la produzione: si torna infatti pure a parlare di conversioni nel ramo della difesa. A tal proposito si segnala che sparisce dal novero un altro hub ritenuto ormai superfluo, Osnabrück attualmente impegnato sulla T-Roc e senza un piano industriale dopo la sua uscita di scena. A quanto pare stanno proseguendo le trattative in merito con l’israeliana Rafael Advanced Defence Systems.

SI INVESTE DI MENO E DI DELOCALIZZA

Parallelamente, Volkswagen morderà il freno sugli investimenti, destinati a calare da 180 a 135 miliardi di euro nel periodo 2027-2031. Liquidità potrebbe poi arrivare dalla vendita di ciò che ha in portafogli: l’alienazione della divisione specializzata in motori navali Everllence consentirà di incassare 7,4 miliardi di dollari. Per questo si ipotizza la possibile apertura del capitale della divisione batterie PowerCo e della società specializzata nella guida autonoma Admt. Allo stato attuale non è facile però prevedere se attireranno compratori, considerato che l’Europa è famosa per le sue boutique a quattro e due ruote, non per la tecnologia.  Ma soprattutto nell’ultimo periodo si è parlato di vendere pure i gioielli italiani Ducati e Lamborghini.

Quel che è certo, è che stamani il titolo si muove in territorio negativo, con perdite comunque contenute attorno lo 0,70 per cento mentre negli ultimi 5 giorni il calo è stato di oltre i 2,70 punti percentuale. Dall’arrivo di Oliver Blume (sempre meno tollerato dagli azionisti) al volante della casa automobilistica, nel settembre 2022, la cedola ha perso quasi metà del proprio valore in Borsa. Nell’ultimo periodo a Francoforte la cedola Volkswagen viaggia ormai in area di poco superiore ai 70 euro, un prezzo che non si vedeva da metà 2010.

L’IG METALL SALE SULLE BARRICATE?

Come anticipato più volte proprio su queste pagine, il nuovo corso improntato al risparmio sembra volersi focalizzare sugli hub che il Gruppo ha nell’Europa orientale dall’Ungheria alla Slovacchia dove sarà intensificata la produzione a fronte di costi del lavoro inferiori.

I punti di scontro insomma con il potente sindacato Ig Metall (che proprio per oggi ha chiamato i lavoratori in piazza) non mancano e questa volta al fianco dei rappresentanti dei metalmeccanici potrebbe scendere la politica dato che nessun governatore di Land intende veder chiudere le fabbriche e aumentare la disoccupazione nel proprio territorio. Ma resta da capire se ci saranno margini di manovra (e il tempo) per provare trovare altre soluzioni: a giudicare dai conti di Volkswagen è difficile pensarlo.

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