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Perché Volkwagen molla i motori di Everllence

Oltre ai propulsori marini, Everllence - fino a qualche tempo fa nota come Man Energy Solutions - si occupa di pompe di calore su larga scala, elettrolizzatori per l'drogeno e tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio. Dietro la volontà di cederne il 51 per cento per oltre 7,4 miliardi con ogni probabilità l'esigenza di Volkswagen di fare cassa data la crisi in cui versa il settore automotive

Il Gruppo Volkswagen, colosso tedesco dell’automotive, come ampiamente raccontato nelle scorse settimane dalle agenzie di stampa ha trovato un compratore per il 51% della sua quota di maggioranza nella connazionale che produce motori marini Everllence (precedentemente MAN Energy Solutions) siglando un accordo esclusivo con Bain Capital. L’operazione, informa Teleborsa, genererà per Volkswagen circa 7,4 miliardi di euro.

COME MAI VOLKSWAGEN CEDE IL 51% DI EVERLLENCE

Everllence si posiziona tra i principali produttori mondiali di motori di grandi dimensioni, turbomacchine e soluzioni per la decarbonizzazione e, stando agli ultimi numeri disponibili, vanta un fatturato di circa 4,9 milioni di euro e circa 16mila dipendenti.

“Negli ultimi anni, Everllence si è trasformata in una storia di successo di cui possiamo essere orgogliosi – ha detto Oliver Blume, Ceo del Gruppo Volkswagen – Dopo l’acquisizione del 2018, abbiamo riorganizzato e rafforzato l’azienda. Oggi è uno dei principali produttori mondiali di motori di grandi dimensioni, turbomacchine e soluzioni per la decarbonizzazione. Ora è il momento giusto per compiere il passo successivo: cedere la quota di maggioranza a un nuovo partner solido”.

L’azienda da parte sua non ha voluto fornire le motivazioni dietro questa mossa, limitandosi a un laconico: “Volkswagen gestisce attivamente il proprio portafoglio di unità aziendali e società affiliate. Questo vale anche per Everllence”. La risposta è dunque assai vaga. Indizi ben più concreti arrivano invece dai bilanci del Gruppo in profonda crisi.

LA PROFONDA CRISI DEL SETTORE AUTO

L’ultima trimestrale fotografava ancora un calo nelle consegne del 4% a 2,05 milioni di unità, con ricavi in contrazione del 2,5% a 75,66 miliardi. Nel medesimo periodo l’utile operativo è peggiorato del 14,3% a 2,46 miliardi e il margine è sceso dal 3,7% al 3,3% anche per colpa dell’impatto dei dazi statunitensi pure sugli altri marchi in portafogli, da Audi a Porsche. I profitti sono diminuiti del 28,4% a 1,56 miliardi, mentre i soli segnali positivi arrivano dalla generazione di cassa che ha visto i flussi delle attività automobilistiche di salire a 1,99 miliardi, contro i -828 milioni di un anno fa grazie a una maggiore attenzione delle spese.

IL TIMORE MAL CELATO AI VERTICI DI VW

Ha fatto rumore – e non poteva essere altrimenti – lo scoop della rivista tedesca Manager Magazin che è riuscita a condurre un sondaggio tra i vertici di Volkswagen (sentendo sia i membri del consiglio di amministrazione sia i componenti del consiglio di sorveglianza) in cui, tutelati dall’anonimato entrambi gli organi rivelano una profonda insoddisfazione per le strategie prese fin qui, arrivando ad ammettere che temono per la sopravvivenza stessa della storica Casa automobilistica. Per sei dei nove membri del Consiglio di Amministrazione interpellati l’azienda potrebbe non superare questa crisi e l’arrivo della concorrenza delle auto cinesi, mentre altri tre hanno parlato di una situazione “tesa”.

C’E’ L’ESIGENZA DI FARE CASSA?

La vendita di Everllence potrebbe inserirsi proprio nella pressante esigenza di risparmiare e, contemporaneamente, fare cassa immettendo liquidità che può rappresentare una boccata d’ossigeno in un periodo tanto difficile. O, per dirla con le parole dell’Ad Blume, tale operazione “ci permetterà di concentrarci ancora di più sul nostro core business”. Vale a dire concentrarsi sulle automobili, che sono pure il settore maggiormente in crisi. Nel medio termine, informano le agenzie, Volkswagen prevede di rimanere azionista di Everllence con una partecipazione del 49%. Dopo chissà.

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