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Tutti i problemi dell’auto autonoma. Le sbandate di Apple, Volkswagen, Amazon e Audi

Guida Autonoma Auto

Argo AI, Titan, Artemis… sono sempre più numerosi i progetti per le auto a guida autonoma posticipati o accantonati, dopo aver inghiottito immani quantità di soldi

Quando si iniziò a investire seriamente in tecnologie e startup deputate allo sviluppo delle auto a guida autonoma, sembrava che, entro l’inizio degli anni 20 di questo secolo avremmo visto rivoluzionata la mobilità privata. Qualcosa non troppo dissimile a Blade Runner, con al posto dei mezzi volanti macchine senza conducente, in grado di procedere da sole. Gli inizi, del resto, rappresentati dalle prime auto capaci di parcheggiarsi da sole, individuando ostacoli e pedoni, furono promettenti. Poi qualcosa però è cambiato e l’auto autonoma è andata a sbattere.

COME MAI L’AUTO A GUIDA AUTONOMA SBANDA

In realtà, è cambiato molto più di qualcosa. Sono difatti numerosi i motivi per i quali l’auto autonoma è velocemente diventata un pozzo capace di inghiottire miliardi ai più grandi marchi del settore automotive o hi-tech. Anzitutto, la tecnologia: probabilmente siamo stati troppo ottimisti. Nonostante i passi avanti fatti in campo IA siamo parecchio indietro.

Poi c’è tutto un tema etico: siamo pronti ad accettare che un’auto autonoma investa un pedone? Urti un ciclista? Questo porta con sé l’attendismo dei legislatori di mezzo mondo e la loro inerzia certo non incentiva gli investimenti, dato che le auto elettriche potrebbero non avere strade sulle quali marciare.

Ma, soprattutto, i legislatori di mezzo mondo stanno imponendo alle case automobilistiche una corsa serrata all’elettrico e questo ha assorbito il grosso degli investimenti: occorre ridisegnare fabbriche, filiere, accaparrarsi nuovi fornitori e studiare tecnologie in grado di garantire più autonomia e un maggior riciclo degli elementi critici, che sono finiti e il cui costo è destinato a schizzare alle stelle.

La stessa crisi dei chip sta costringendo i marchi a ridisegnare i ‘cervelli’ delle loro auto in modo da richiedere il numero più basso possibile di semiconduttori. Toyota, per esempio, ha annunciato che per il momento i suoi nuovi modelli diranno addio alle chiavi smart a favore di quelle tradizionali. In tutto ciò, insomma, si comprende perché l’auto autonoma sia rimasta in officina.

I GUAI DI TESLA

E chi crede ancora nella guida autonoma, come Tesla (soltanto lo scorso ottobre l’ad Elon Musk ha dichiarato che avrebbe presto rilasciato una versione aggiornata del software “Full Self-Driving” che consentirà ai clienti di recarsi “al lavoro, a casa di amici, al negozio di alimentari senza toccare il volante”) deve ora vedersela perfino con indagini del Dipartimento di Giustizia Usa che potrebbero perfino avere profili penali, almeno secondo Reuters.

Il principio che l’IA impari da sé mentre è in strada, del resto, non sta dando buoni frutti. Un report pubblicato dalla National Highway Traffic Safety Administration — l’agenzia federale che fa capo al Dipartimento dei Trasporti e si occupa proprio di capire come aumentare la sicurezza stradale — sostiene che il pilota automatico di Tesla fosse attivo in 273 sinistri avvenuti in 12 mesi, il 70% del totale registrato da tutti i veicoli che stanno sperimentando tecnologie simili. E dato che in tanti, troppi casi ci è scappato il morto, anche i legislatori più permissivi stanno ora iniziando a mettere paletti.

UN TITAN DAI PIEDI D’ARGILLA?

Anche Apple è rimasta impastoiata nei problemi delle auto a guida autonoma. Secondo Bloomberg, Titan sarebbe stato posticipato al 2026 dopo un reboot strutturale dovuto al fatto che, a metà dell’opera gli ingegneri stipendiati da Cupertino si sono resi conto che il progetto non fosse fattibile.

L’auto senza volante e pedaliere più che futuristica appare ormai soltanto futuribile. Insomma non si farà. Non subito, almeno, e la Titan di Apple prevista nel ’26 sarà qualcosa di molto diverso e assai più ridimensionata nella tecnologia, dicono da Bloomberg, che ha sentito alcune fonti vicine al dossier. La piena autonomia si potrà avere solo in autostrada.

È ANDATA A PEGGIO AD ARGO AI

È andata sicuramente peggio alla startup mezza europea mezza statunitense Argo AI, fondata nel 2016 da Bryan Salesky e Peter Randers nella quale Ford aveva investito 1 miliardo di dollari per rilevarne la maggioranza mentre i tedeschi di Volkswagen oltre 2,6 miliardi, di cui 1 miliardo tra acquisto delle azioni e conferimenti di capitali mentre la restante parte sotto forma di trasferimento della Autonomous Intelligent Driving GmbH di Monaco di Baviera.

Una joint venture che aveva elevato il valore della startup a oltre 7 miliardi. “In coordinamento con i nostri azionisti, è stata presa la decisione che Argo AI non continuerà la sua missione come azienda. Molti dei dipendenti avranno l’opportunità di continuare a lavorare sulla tecnologia della guida automatizzata con la Ford o la Volkswagen, mentre per altri il rapporto di lavoro purtroppo finirà”, è lo scarno comunicato cui si affidato la notizia della chiusura dei battenti della realtà innovativa. Secondo indiscrezioni, gli oltre 2 mila dipendenti di Argo, oltre a ricevere un pacchetto di bonus e premi una volta perfezionata la liquidazione, potranno scegliere se entrare nell’organico delle due Case oppure ottenere indennità di licenziamento comprensive della copertura dell’assicurazione sanitaria.

LA RETROMARCIA DI AMAZON

È notizia delle ultime ore, riportata da Bloomberg, che la startup sarebbe potuta essere salvata da una iniezione di liquidità da parte di Amazon. Argo AI era così fiduciosa sul buon esito della operazione che la società fondata da Jeff Bezos ben prima della firma finale avrebbe fatto un investimento per l’assunzione di circa 150 persone da destinare all’equipaggiamento per la guida autonoma dei furgoni EV Rivian che Amazon userà per consegnare le merci, affermano i rapporti.

L’accordo era stato discusso ai più alti livelli dall’ex amministratore delegato della VW Herbert Diess e dal capo di Amazon Jeff Bezos all’inizio di quest’anno. Amazon però si è tirata indietro scoraggiata dall’alto costo della tecnologia di Argo. La stessa Rivian sta costando ad Amazon una fortuna. Ford ha invece chiuso il terzo trimestre con una perdita netta di 827 milioni di dollari e, secondo quanto ha dichiarato il suo amministratore delegato, Jim Farley, le priorità sarebbero cambiate: “Siamo ottimisti su un futuro per gli Adas L4, ma i veicoli redditizi e completamente autonomi su larga scala sono molto lontani e non dovremo necessariamente creare questa tecnologia da soli”, tant’è che l’Ovale blu sembra volersi concentrare su traguardi tecnologici più vicini: “Lo sviluppo e l’entusiasmo dei clienti per i vantaggi degli Adas L2+ e L3 giustificano le aspirazioni e l’impegno a breve termine dell’azienda in queste due aree”.

MEGLIO SCOMMETTERE SULLA CINA?

Volkswagen, invece, irritata per il nulla di fatto occidentale, ha deciso di scommettere nelle software house orientali mettendo alcuni miliardi nella startup Horizon Robotics, come hanno riportato le testate economiche tedesche Handelsblatt e Manager Magazin. La Casa di Wolfsburg, del resto, realizza circa il 40% delle vendite e la metà dei profitti in Cina. La decisione di svolgere attività di ricerca e sviluppo per la tecnologia dei veicoli nel Paese, non sorprende, dato che il distretto asiatico è considerato un mercato più avanzato in materia di innovazione digitale rispetto all’Europa e agli Stati Uniti anche per via degli ingenti investimenti governativi rivolti alle fabbriche che fanno R&D e alle università che incubano startup. L’azienda guidata da Oliver Blume gestisce inoltre numerose joint venture nel Paese asiatico, detenendo una partecipazione del 75% nella sua impresa con JAC, del 50% con SAIC e del 40% con FAW.

AUDI PERDE ARTEMIS?

La data da segnare sul calendario per capire come si muoverà VW è quella del prossimo 15 dicembre quando il successore di Herbert Diess dovrebbe presentare al consiglio di sorveglianza la sua rivoluzione nel campo dei software per le auto elettriche che, come si raccontava, finora hanno dato non pochi problemi al Gruppo per via dei ritardi di Cariad, la divisione informatica, che hanno già portato al rinvio sine die del progetto Trinity. Secondo alcuni rumors, Blume dovrebbe decretare l’addio, per Audi, del progetto per la guida autonoma Artemis, per lasciarla alla divisione veicoli commerciali.

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