Prosegue il tour europeo di Emanuele Cappellano, responsabile Stellantis qui nel Vecchio continente. Tour volto a tranquillizzare i vari Paesi europei in cui il Gruppo è storicamente presente coi singoli marchi nel portafogli che il piano industriale firmato dal nuovo Ad Antonio Filosa (chiamato a esporlo domani in Parlamento) non è poi così “americanocentrico” come è parso a stampa e osservatori.
SUL FRONTE EUROPEO STELLANTIS DÀ I NUMERI
E così, dopo il miliardo di investimenti promessi in Francia (preannunciato irritualmente dall’inquilino dell’Eliseo Emmanuel Macron) e l’analoga cifra annunciata in Germania, Cappellano ha rilanciato con 5 miliardi per l’Italia che al momento, eccezion fatta per i 13 miliardi messi virtualmente sul piatto a sostegno nella crescita Usa, costituiscono la fetta più grande fin qui allocata.
Stellantis, che ha appena inoltrato assieme a Renault e Volkswagen al legislatore comunitario una lettera in cui sostanzialmente chiede sostegno pubblico agli investimenti in un periodo di crisi reso ancora più arduo dall’arrivo di competitor cinesi, spiega: “In Europa, il nostro piano strategico si traduce in un impegno molto concreto: circa il 40% degli investimenti globali sarà destinato alla regione, con l’obiettivo di far crescere i ricavi del 15% entro il 2030”.
CAPPELLANO RASSICURA…
Quindi le rassicurazioni rivolte direttamente al nostro Paese che, viene ribadito ancora una volta, giocherà “un ruolo centrale” nei piani del Gruppo. “I segnali – dice Cappellano – sono già incoraggianti: domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in aumento e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Prevediamo nuovi modelli, investimenti per l’innovazione, il coinvolgimento di tutti i brand italiani e, elemento fondamentale, nessuna chiusura di stabilimenti”.
…OPPURE CORREGGE SOLO IL TIRO?
Parole piuttosto diverse dalle ultime rilasciate alla stampa sempre da Cappellano, che di recente aveva puntualizzato non solo che Stellantis non ha mai preso impegni col governo italiano circa un totale preciso di veicoli annuo da produrre qua in Italia (“non abbiamo mai ufficializzato un milione di vetture”), ma aveva pure chiarito che a Mirafiori si potrebbe mancare il target produttivo precedentemente annunciato (“Non so dire se raggiungeremo le 100 mila unità. Dipende dalla dinamica di mercato”). Insomma, anche con la 500 ibrida Mirafiori potrebbe procedere col freno a mano tirato. RaiNews peraltro sottolinea che Cappellano ha anche confermato che a Mirafiori non arriverà nessun nuovo modello dei 60 annunciati, più 50 restyling: a Torino si continuerà quindi a produrre solo le 500 ibride ed elettriche.
COSA PREVEDE ALLORA IL PIANO ITALIA RAFFORZATO DA FASTLANE 2030
Resta allora da capire quali sono le novità di rilievo per il Paese in questo aggiornamento del Piano Italia ora che è stato tirato su il sipario sul FaSTLAne 2030 (discutibile gioco di parole per incorporare STLA, la nuova piattaforma su cui Stellantis affida il proprio ritorno in carreggiata, dato che dovrebbe garantire risparmi fino al 20 per cento in fase di produzione). Ebbene, l’Italia sarà hub produttivo per le auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, per quelle di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena e come sempre per i veicoli commerciali ad Atessa.
A Pomigliano sono confermati almeno due nuovi modelli e-car dal 2028, a Mirafiori la 500 elettrica e ibrida con investimento batterie entro il 2027, a Melfi i quattro modelli previsti più un nuovo C-Suv Alfa Romeo dal 2028. “I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita”, ha concluso Cappellano, definendo il piano “chiaro, coraggioso e ambizioso”.
TUTTI I PUNTI ANCORA IN OMBRA
Insomma, Stellantis allontana una volta per tutte dubbi e timori? Non del tutto. Oltre infatti alla situazione non troppo rosea a Mirafiori ammessa dallo stesso Cappellano e un hub di Atessa sorprendentemente acciaccato (con un nuovo modello solo nel ’29), gli occhi di tutte le sigle sindacali restano puntati su Cassino, dove è prevista l’assegnazione della nuova Maserati Grecale da fine 2027, mentre il piano dettagliato sul sito è rinviato a fine 2026.
Colpa anche del fatto che per risollevare Maserati dalla crisi nerissima che l’ha travolta (il Tridente era stato nei fatti posteggiato a bordo pista negli anni dell’ex Ad Carlos Tavares, ma ora Filosa promette di rispolverarlo in grande stile) Stellantis si è presa altri sei mesi di tempo: il piano emergenziale sarà presentato a fine anno e solo allora si scoprirà quali stabilimenti saranno al lavoro sui venturi modelli, nella speranza che le possibili partnership cinesi di cui si sta parlando non sottraggano – laddove dovessero concretizzarsi – lavoro ai poli italiani la produzione.
LE PREOCCUPAZIONI DEI SINDACATI
Il fronte italiano del piano industriale di Stellantis, al netto di cifre e annunci, continua a caratterizzarsi da luci e ombre. Per Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) il progetto “rappresenta certamente un passo in avanti”, ma “ci aspettavamo risposte più concrete” su Cassino e Termoli, dove l’arrivo della Grecale è “importante ma non sufficiente”. Della medesima lunghezza d’onda Davide Sperti (Uilm): il piano “riporta l’azienda con i piedi per terra”, ma su Cassino – che “ha lavorato 24 giorni da gennaio” – il rinvio a fine anno andrà monitorato “con molta attenzione”, perché la cassa integrazione “non può diventare una condizione permanente”.
Più netto Samuele Lodi (Fiom-Cgil): “La situazione è molto, molto preoccupante”, per il quale “I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutte confermate. Non è stata annunciata nessuna novità sostanziale”. Per questo il sindacalista torna a chiedere “investimenti e garanzie occupazionali”, dato che “la cassa integrazione deve terminare e per terminare abbiamo bisogno di produzioni e quindi di nuovi modelli”. Nelle prossime ore l’amministratore delegato dovrà illustrare il piano in Parlamento ma si teme non presenterà novità di rilievo rispetto a quelle divulgate fin qui.







