Senza troppe sorprese, dato che Maserati è reduce dell’anniversario (il centoundicesimo) più amaro della sua difficile storia, vissuta pericolosamente come insegnano i piloti delle auto sportive, dopo un 2024 difficilissimo e un 2025 da dimenticare, il 2026 non è certo partito meglio.
LA DIFFICILE PARTENZA D’ANNO DI MASERATI
Il primo trimestre registra un ulteriore calo nelle immatricolazioni anche rispetto a dati – usati come secondo termine di paragone – già parecchio foschi: questa volta il crollo è del 41%. La contrazione di quello che da alcuni osservatori viene definito “marchio dimenticato” a voler sottolineare che l’attenzione dei piani alti di Stellantis sia concentrata altrove è ravvisabile in tutti i mercati. Negli Usa si arriva persino a un meno 55%, ma non va bene nemmeno in Italia o in Spagna, entrambe a -42. Seguono il -31 per cento rilevato in Giappone, il -28 per cento francese e il -28 tedesco.
SI RISCHIA UN 2026 DRAMMATICO
Di fronte a sfarinamenti commerciali simili c’è ben poco di cui rallegrarsi per piccoli avanzamenti registrati nel Regno Unito (+2%) o della percentuale a tre cifre della Svizzera (+128%), mercato comunque marginale. Anche perché di questo passo il Tridente spuntato italiano potrebbe realmente chiudere il 2026 sprofondando sulla soglia psicologica delle 5mila immatricolazioni, inferiore persino a quella totalizzata nel 2025 (7.900). Nel 2024, che fino a poco fa era considerato l’annus horribilis della scuderia bolognese, le auto sportive consegnate erano state comunque al di sopra delle 10mila unità, 11.300 unità per la precisione.
A volersi fare del male potremmo anche ricordare che la rivale Porsche, impantanata in una profonda crisi economica e – pare – esistenziale, ha chiuso il difficile 2025 consegnando comunque 279.449 vetture ai suoi estimatori sparsi ai quattro angoli del globo.
OCCHI PUNTATI SULLE PROSSIME MOSSE DI FILOSA
E allora non resta che attendere il 21 maggio, quando durante l’Investor Day che si terrà negli Usa Stellantis alzerà il velo sull’atteso piano industriale 2026, il primo firmato da Antonio Filosa. Lì si avrà modo di comprendere dove finiranno le risorse (13 miliardi sono già destinati agli impianti americani). La sola certezza è che il marchio dovrà provare a ripartire zavorrato da un rosso di 840 milioni nel 2025.
Per il momento il nuovo Ceo ostenta sicurezza: Maserati “è un brand fantastico” e per il marchio “abbiamo un piano solido e ne parleremo all’Investors Day” a Detroit, ha detto la scorsa settimana Filosa. Aggiungendo: “E’ l’unico marchio di lusso che abbiamo il privilegio di gestire”. Un lusso che però il Gruppo italo-francese sembrava aver dimenticato da tempo.







