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Come cambierà la Fincantieri di Bono con Folgiero

Fincantieri Leonardo

Il neo ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, rilancia il “patto con Leonardo per la difesa” mentre sulla diversificazione del business del gruppo (su cui puntava l’ex ad Giuseppe Bono) ha altri programmi. Fatti e approfondimenti

 

Ora al timone di Fincantieri, Pierroberto Folgiero cambia la rotta definita dal predecessore Giuseppe Bono.

L’ad Folgiero, succeduto a Bono alla guida di Fincantieri, sta aprendo all’ipotesi di un’aggregazione con il colosso della difesa e aerospazio Leonardo.

Negli ultimi mesi si è tornato di nuovo a parlare del dossier sull’aggregazione di Leonardo con Fincantieri in un polo della difesa nazionale.

A frenare subito gli entusiasmi ci aveva pensato l’ad di Leonardo, Alessandro Profumo, dichiarando che non vede sinergie tra il gruppo aerospaziale e della difesa e il costruttore navale Fincantieri.  E l’allora ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, la pensava proprio come Profumo. “Bisogna capire cosa metti insieme, noi siamo molto forti nel civile, Leonardo pure, e poi abbiamo tutte e due una presenza nel settore della difesa, per altro in modo diverso” dichiarava Bono già nel 2019 mentre si faceva largo sempre più nel settore militare.

Folgiero dice sì invece alla “collaborazione industriale e commerciale” con Leonardo, sul segmento navi militari, “la nave armata, integrata con la parte elettronica”.

Ma il neo ad di Fincantieri si discorsa dal suo precedessore anche su altri fronti. Riguardo alle scelte strategiche del gruppo cantieristico di Trieste di diversificazione delle attività nei settori delle infrastrutture, in quelli ad alto contenuto tecnologico (elettronica e cyber security), portate avanti con fermezza da Giuseppe Bono, Folgiero va nella direzione opposta. Per il neo amministratore delegato non va perseguita la “diversificazione su business che non sono adiacenti alla costruzione di navi” digitali e verdi.

Ecco che cosa è emerso sulla strategia del nuovo ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, in un’intervista a La Stampa.

Tutti i dettagli.

PERCHÉ FINCANTIERI NON HA PRESENTATO UN’OFFERTA PER LA DIGA DI GENOVA

Partiamo dai fatti recenti. Pochi giorni fa è andata deserta la gara per la diga del porto di Genova, da oltre 900 milioni di euro.

A poche ore dalla scadenza dei termini per presentare l’offerta per l’appalto integrato per realizzare la prima fase della nuova diga del porto di Genova, la cordata composta da WeBuild, Fincantieri, Fincosit e Sidra si è sfilata.

“Su quella commessa noi siamo mandanti, il mandatario è Salini Impregilo. La mia visione delle infrastrutture è che è un business molto complesso. Sono convinto che nel futuro Fincantieri avrà tantissima crescita sul core business, sia nella parte militare sia mercantile. Sul core business abbiamo tantissimo da fare, su digitalizzazione, carburanti verdi, nuove forme propulsione. Quindi, per quanto mi riguarda l’energia imprenditoriale e manageriale sarà molto assorbita dal core business e dalla grande innovazione che vogliamo imprimere su quello” ha precisato Folgiero a La Stampa.

CAMBIO DI ROTTA NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI E INFRASTRUTTURE?

Eppure, negli ultimi anni sotto la spinta di Bono Fincantieri ha rafforzato la sua presenza nel settore delle costruzioni e infrastrutture. Alla fine dello scorso anno il gruppo di Trieste si era aggiudicato il ramo Core di Condotte, storica azienda di costruzioni. E nel dicembre 2020, Fincantieri, attraverso il suo braccio Fincantieri Infrastructure aveva finalizzato l’acquisizione del principale ramo d’azienda che fa capo a Inso, comprensivo della controllata Sof, già parte del gruppo Condotte.

In partnership con Webuild, Fincantieri Infrastructure era salita alla ribalta per la costruzione del nuovo Ponte Morandi di Genova, Ponte San Giorgio. Inoltre, sempre con WeBuild, Fincantieri Infrastructures partecipa alla costruzione in Romania di un ponte sospeso, che una volta ultimato sarà il più lungo del Paese e il terzo con la campata centrale più lunga in Europa. Negli ultimi due anni Fincantieri Infrastructure ha siglato accordi per realizzare il porto di Rapallo e con Bologna Calcio per realizzare il nuovo stadio Dall’Ara.

Tutte operazioni messe a segno da Fincantieri per diventare il secondo gruppo pubblico delle costruzioni in italia secondo la strategia di Giuseppe Bono.

Ma il nuovo leader del gruppo navale ha altre idee su questo proposito.

“Se sei leader di mercato, devi essere anche pioniere: noi vogliamo essere pionieri su digitale e verde. Non c’è mancanza di imprenditorialità, visione, coraggio manageriale. C’è semplicemente una focalizzazione su quello che sappiamo fare bene” ha aggiunto Folgiero a La Stampa.

FUTURO INCERTO PER FINCANTIERI INFRASTRUCTURES?

Dunque, se per il neo ad Folgiero c’è la focalizzazione sul core business piuttosto che la diversificazione in altri settori, si apre l’interrogativo sul futuro di Fincantieri Infrastructures. Ovvero la controllata di Fincantieri voluta fortemente da Bono e specializzata nella progettazione, realizzazione e montaggio di strutture in acciaio per progetti complessi. La società è nata nel 2017 per potenziare la strategia di diversificazione del gruppo facendo tesoro dell’esperienza di Fincantieri nella costruzione di ponti e di grandi manufatti in acciaio.

Ma ora potrebbe non aver più ragione di esistere.

“Manteniamo certamente le attività che abbiamo in corpo, però non credo in una diversificazione spinta su temi che non sono adiacenti al nostro core business” ha specificato Folgiero a La Stampa.

FOLGIERO GUARDA ALLA COLLABORAZIONE FINCANTIERI-LEONARDO

Infine, l’intervista a La Stampa si conclude con il tema iniziale: l’ipotesi di aggregazione dei due colossi nazionali Fincantieri e Leonardo.

“Come appassionato di business, valore industriale, ricavi, margini, flussi di cassa e occupazione, dico che le conversazioni con Leonardo sono, e saranno, concentrate su come vendere meglio il nostro prodotto congiunto, la nave armata integrata con la parte elettronica. Su questo tipo di collaborazione, industriale e commerciale, siamo pronti a metterci testa, energia, uomini e coraggio. Sono contento di collaborare con Leonardo e di valutare tutte le opzioni che ci consentono di vendere, di più e meglio in giro per il mondo, il prodotto nave militare italiana, il migliore al mondo” ha spiegato Folgiero al quotidiano torinese.

A differenza del predecessore, il nuovo timoniere di Fincantieri getta quindi le basi per un dialogo sull’aggregazione con Leonardo.

Come ricordava di recente il Sole 24 Ore “l’idea che spunta – e non solo nelle due aziende, ma anche nel mercato finanziario – è la possibile ricerca di «aggregazioni verticali». Ovvero “dove le sinergie sarebbero forti e immediatamente attivabili”. Insomma, fusioni «a geometria variabile», mirate al polo nazionale della difesa. Quindi “in grado di poter andare verso aggregazione europee, con i due giganti al piano superiore, Leonardo e Fincantieri, e su tutti lo Stato e la sua golden power”.

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