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Non solo Fincantieri-Webuild. Ecco perché salta la gara per la diga di Genova

Fincantieri Genova

Salta la gara per la nuova Diga foranea di Genova: dopo Webuild-Fincantieri, si sfila anche il raggruppamento Gavio-Caltagirone

 

Salta la gara per la diga del porto di Genova, da oltre 900 milioni di euro.

A poche ore dalla scadenza dei termini per presentare l’offerta per l’appalto integrato per realizzare la prima fase della nuova diga del porto di Genova, la cordata composta da WeBuild, Fincantieri, Fincosit e Sidra si sfila, riporta l’Ansa.

Con una lettera inviata al presidente dell’Autorità di sistema portuale nonché commissario straordinario per la realizzazione della nuova diga foranea, Paolo Emilio Signorini, il consorzio avrebbe spiegato che non ci sono le condizioni per presentare un’offerta secondo i termini di gara.

E anche l’altra cordata di cui fanno parte il consorzio Eteria (Gavio-Caltagirone) Rcm e Acciona ha fatto lo stesso, segnala il Secolo XIX.

Entrambe le cordate, le uniche che avevano manifestato interesse a realizzare l’opera, avrebbero chiesto quindi di rivedere le condizioni. “Il nodo, di cui si discute da settimane, sono gli extracosti” evidenzia l’Ansa.

Proprio la prima fase della diga è legata al Pnrr pertanto dovrebbe essere ultimata nel 2026 per non perdere i finanziamenti.

Intervistato dal Secolo XIX, Signorini assicura “che il Governo darà priorità a opera nei fondi per gli extra costi”.

Nel frattempo, sull’Autorità di Sistema Portuale di Genova pende un’altra grana: lo scorso giugno è arrivato lo stop ai lavori per il ribaltamento a mare di Fincantieri a Sestri (l’altra opera portuale del programma straordinario di opere per l’Adsp). “I tecnici di Arpal, Regione, Comune rilevano scarsa attenzione sul rischio amianto e carenze progettuali e documentali” rivelava Shippingitaly.it.

Tutti i dettagli.

IL PROGETTO PER LA DIGA FORANEA DI GENOVA

Il progetto per la diga foranea prevede la separazione del traffico merci da quello crociere con l’apertura a Levante.

Il progetto prevede il posizionamento di 104 cassoni in cemento armato a una profondità di 50 metri. I cassono sono alti 28 metri, larghi 24 e lunghi 40. Una volta completata l’opera, potranno entrare navi portacontainer fino a 22 mila TEU.

IL VALORE DELLA GARA

La sua realizzazione completa vale un miliardo e 300 milioni. La prima parte — quella della gara andata deserta — vale 929 milioni, di cui 250 milioni coperti dall’Autorità portuale e 700 milioni da fondi governativi, in questo caso anche europei tramite il Pnrr.

LE TEMPISTICHE LEGATE AL PNRR

Secondo le tappe progettuali, l’avvio dei cantieri che sposteranno la diga foranea attuale allargandone il bacino di ingresso avrebbero dovuto avviarsi proprio quest’anno.

“Contiamo di aggiudicarla entro giugno. Per quanto riguarda la durata dei lavori, la prima fase della diga, la più importante, dovrebbe essere completata da cronoprogramma del Pnrr nel 2026” aveva dichiarato il presidente dei porti di genova e Savona Paolo Emilio Signorini lo scorso aprile.

NÉ FINCANTIERI-WEBUILD NÉ ETERIA-RCM-ACCIONA PRESENTANO OFFERTA PER DIGA DI GENOVA

Ma la gara è andata deserta.

Le due compagini che avevano manifestato interesse — WeBuild, Fincantieri, Fincosit e Sidra da una parte e Eteria (Gavio – Caltagirone), Rcm e Acciona dall’altra — hanno fatto marcia indietro.

La motivazione delle mancate offerte sarebbe legata al lievitare degli extracosti dovuti al rincaro delle materie prime e perché l’importo di base d’asta era sottostimato. “Perplessità c’erano anche per le penali previste per i ritardi nella consegna” sottolinea l’Ansa.

IL NODO EXTRA COSTI PER LA DIGA DI GENOVA (A CUI ERANO INTERESSATE FINCANTIERI CON WEBUILD)

In realtà, già a inizio giugno l’Ance aveva lanciato l’allarme sui costi ventilando il rischio che la procedura andasse deserta.

La presidente nazionale dell’Ance Federica Brancaccio aveva scritto a Signorini l’8 giugno spiegando che l’importo base di gara era sottostimato rispetto ai costi per l’esecuzione in mare aperto dei lavori, ma anche per l’aumento delle materie prime e i tempi stretti per la costruzione Il ministro Enrico Giovannini aveva replicato da Rapallo, al convegno dei Giovani imprenditori, che eventuali extracosti si sarebbero potuti assorbire, ricorda l’Ansa.

Ma le imprese chiedono, per far sì che l’opera possa essere fatta, di rivedere le condizioni.

LA POSIZIONE DELL’ADSP

Nel frattempo, è arrivata la reazione dell’Adsp, tramite le parole del presidente Signori intervistato nel fine settimana dal Secolo XIX.

“A dicembre questi non ritenevano una follia affrontare il cantiere. Nel frattempo sono successi diversi fatti che hanno destabilizzato tutto: con la pandemia e la guerra in Ucraina ha causato alle imprese un ripensamento. Ma un conto è se questa vicenda la spieghiamo così, un altro è pensare che abbiamo sbagliato tutto negli ultimi 3 anni.. C’è un problema sistemico”, dice Signorini, ricordando che anche Rfi ha ritirato diversi bandi per poi riemetterli.

“NEGOZIAZIONE CON ALTRI”

“Andremo, come è possibile fare, a una negoziazione diretta sul mercato con chi ha partecipato alla manifestazione di interesse e anche con altri soggetti. Le imprese potranno proporre migliorie che rispettano il progetto, approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, ma consentono di risparmiare; il molo da 2,8 Km potrebbe anche diventare più corto, 2-300 metri, salvaguardando comunque le caratteristiche di sicurezza e se ne tiene conto sul costo risparmiando alcune centinaia di milioni; poi c’è l’adeguamento dei prezzi attraverso il dl Aiuti che riconosce un forfettario del 20% come adeguamento del prezzario regionale. Se ci fosse un ulteriore aumento è prevista una copertura del 90% di questa eccedenza. Ho sentito il ministro Giovannini che sostiene assolutamente l’opera, e il governo farà il possibile per dare priorità alla diga nel finanziamento degli extra costi con il fondo, e anche noi stiamo valutando di inserire maggiori risorse», ha spiegato al Signorini al Secolo XIX.

“AIUTO DEL GOVERNO” SUL NODO EXTRACOSTI

Infine, tranquillizza il presidente dei porti di Savona e Genova riguardo gli extracosti.

“Se ci attestiamo ai calcoli del governo, siamo intorno ai 150- 200 milioni, però la norma attuale dice che qualsiasi numero oltre i 150-200 milioni è coperto al 90%. Le imprese ritengono che ancora oggi la tutela non sia sufficiente, ma secondo me con l’aiuto del governo e delle istituzioni locali si potrà sciogliere anche questo nodo”. La negoziazione partirà dalla prossima settimana e “Contiamo ci siano altri gruppi interessati” ha concluso Signorini.

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