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Tavares Meloni Mirafiori

Chi tampona l’Italia: Chery va in Spagna e Stellantis minaccia ancora

Ecco le ultime novità dal settore auto per l'Italia: i cinesi di Chery sembrano infatti aver preferito la Spagna per il proprio impianto europeo e Tavares di Stellantis torna a menare fendenti in direzione dell'esecutivo

Nel giro di poche ore la posizione del governo italiano è tornata a farsi difficile. È bastato infatti che iniziasse a circolare la voce che Chery, uno dei “campioni” dell’auto individuati dall’esecutivo per stringere al muro la Stellantis guidata da Carlos Tavares, sia arrivata ormai a trattative avanzate con la Spagna perché il piano ordito da Giorgia Meloni e Adolfo Urso si sgretolasse velocemente. Ma andiamo con ordine.

LE TUMULTUOSE TRATTATIVE TRA IL GOVERNO MELONI E TAVARES

Il governo italiano ripete come un mantra a Stellantis che servono almeno un milione e trecentomila vetture prodotte annualmente nel nostro Paese per salvaguardare l’intera filiera. Traguardo che Stellantis non sembra avere intenzione di tagliare e che di anno in anno si fa sempre più lontano.

Secondo gli ultimi dati di Fim-Cisl nel primo trimestre del 2024 sono state prodotte, tra autovetture e furgoni commerciali, 170.415 unità contro le 188.910 del 2023. La sola produzione di auto segna un crollo del 23,8% e proiettando questi numeri su base annuale significherebbe avere, se va bene, 630mila unità totali. Ampiamente al di sotto della linea “di galleggiamento” indicata dall’esecutivo.

DA TESLA A CHERY: I MARCHI ESTERI CORTEGGIATI DAL GOVERNO

E infatti anche se Stellantis rifiuta di chiamarli licenziamenti, sono in atto importanti dimagrimenti all’interno dell’organico italiano, diretta conseguenza, sostiene l’esecutivo, della scelta di delocalizzare altrove i modelli Fiat un tempo sfornati nel nostro Paese come la 500 algerina, la Panda serba, la Topolino marocchina e la 600 polacca.

Per questo il governo aveva detto a Tavares che se Stellantis non è della partita, si sarebbe rivolto a soggetti esteri. Il corteggiamento di Giorgia Meloni e Matteo Salvini a Elon Musk (patron di Tesla) è acclarato, ma sotto traccia sono stati presi contatti anche con diverse aziende cinesi (l’imbarazzo del governo qui è lampante, perciò alle trattative non è stata data la medesima visibilità). Un bel paradosso per un ministero ribattezzato “del Made in Italy”.

 

URSO E MELONI HANNO PERSO IL CAMPIONE CINESE?

Sembrava fatta almeno con Chery, che ha il nostro Paese nel radar da ben prima che il governo Meloni iniziasse a corteggiarla, ma nelle ultime ore i sogni dell’esecutivo italico si sono infranti contro i rumors provenienti dalla penisola iberica. I cinesi, infatti, mentre con Roma prendevano tempo (ma c’è chi dice pure che sia accaduto l’opposto, ovvero che l’esecutivo non abbia fornito le rassicurazioni chieste) hanno continuato a trattare con gli spagnoli.

La stampa spagnola parla persino di “trattative allo stadio finale”, dunque alla fine la scelta della dirigenza di Chery pare proprio essere ricaduta sull’ex fabbrica della Nissan a Barcellona. Il ministero dell’Industria iberico ha persino già lasciato intendere che l’accordo potrebbe essere formalizzato nei prossimi giorni. Oltre a rilevare la fabbrica che era stata dismessa dai giapponesi nel 2021, il costruttore cinese sarà coinvolto in un più ampio progetto teso a recuperare le strutture produttive e ad assumere parte dei 1.600 lavoratori un tempo impiegati dalla Casa di Yokohama.

TAVARES NON SI FIDA DEL GOVERNO MELONI

Ai microfoni di Quattroruote Tavares dice esplicitamente di avere piani per ciascun hub produttivo italiano ma che preferisce ancora non rivelarli  “poiché alcuni politici flirtano e hanno appuntamenti con i nostri competitor cinesi, sono riluttante a esplicitarli perché non voglio che i miei piani finiscano sul tavolo di un ceo della concorrenza”.

Successivamente, in conferenza stampa, il manager portoghese addolcisce leggermente il registro ma non i contenuti: “Se fossi nei panni del Governo italiano – ha ribadito il numero 1 di Stellantis – cercherei un modo per sostenere le fabbriche invece di creare un ulteriore problema”.

Stellantis insomma traccia il solco proprio sull’ingresso dei cinesi in Italia: “Siamo leader nel mercato auto e dei commerciali leggeri, i player cinesi in Italia attaccherebbero noi e questo potrebbe produrre effetti negativi sugli stabilimenti italiani”. “Noi – ha sibilato all’indirizzo di Palazzo Chigi – siamo pronti a combattere con i concorrenti, ma poi ognuno deve prendersi le sue responsabilità”.

Quindi Tavares ha bollato come fake news le indiscrezioni sul disimpegno di Stellantis dal nostro Paese: “L’Italia è l’unica nazione ad avere due delle nuove piattaforme sviluppate da Stellantis”, dice prima di elencare i progetti ‘tricolore’ che vanno dalla nuova area di produzione a Mirafiori destinata alle trasmissioni per i modelli ibridi, ai 100 milioni di investimenti per migliorare le batterie della Fiat 500 elettrica e poi rassicura dicendo che non intende vendere Maserati, anche se la fine della Levante ha di fatto bloccato Mirafiori.

“A Torino e in Italia ci sentiamo a casa. Parliamo con sindacati che rappresentano l’80% del personale, e firmiamo con loro decine di accordi. E’ un sindacato costruttivo”. Inoltre Tavares ribadisce l’impegno a produrre in Italia un milione di veicoli.

URSO E I SINDACATI NON CREDONO A STELLANTIS

Ma non di più, trecentomila in meno a quelli indicati da Urso, che infatti ripete come un mantra che “L’Italia è l’unico tra i Paesi europei ad avere un unico produttore, con un enorme divario tra auto vendute e prodotte in Italia. Questa anomalia va colmata”.

Da questo punto di vista si registra una inedita convergenza tra l’esecutivo e i rappresentanti dei lavoratori che non sembrano essere stati sedotti dagli annunci di Tavares. “Per Torino è necessario aggiungere alla 500 bev un modello di largo consumo e anticipare i lanci di Maserati, solo così si incrementano i volumi” ha detto il segretario della Fim, Ferdinando Uliano.

Per Edi Lazzi e Samuele Lodi della Fiom: “L’affermazione sulla centralità del nostro paese per Stellantis non è confermata da scelte e decisioni che vadano in questa direzione. Non sono state fornite garanzie sulle produzioni, sulle saturazioni degli stabilimenti e sull’occupazione”.

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