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Ecco come e perché Tavares (Stellantis) tampona Ue e Italia

Tavares

L’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, pensa che il passaggio all’auto elettrica sia stata una scelta politica, non industriale: i veicoli hanno prezzi più elevati e i costi di produzione aumentano. Quelli italiani, dice, sono particolarmente alti

 

Stellantis rampogna l’Ue e anche un po’ l’Italia.

Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera a circa un anno di distanza dalla nascita del gruppo automobilistico, risultato della fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (italo-statunitense) e PSA (francese). Nell’intervista Tavares  parla – tra le altre cose – del problema sociale legato al prezzo elevato dei veicoli elettrici, delle ripercussioni industriali della transizione energetica, degli alti costi di produzione italiani, del valore in borsa di Tesla e perfino di smart working.

LA FINE DEL MOTORE TERMICO?

Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, l’Unione europea ha inserito nel pacchetto Fit for 55 il divieto di vendita di nuove automobili a benzina o a gasolio dopo il 2035. Si tratta di una misura pensata per incoraggiare il passaggio alla mobilità elettrica, nell’ottica di una più ampia decarbonizzazione del settore dei trasporti.

A novembre poi, durante la COP26, la conferenza sul clima di Glasgow, è stato annunciato un accordo internazionale per l’eliminazione graduale dei veicoli alimentati con combustibili fossili entro il 2040. Stellantis – il quarto maggiore produttore automobilistico al mondo – non l’ha firmato, benché stia puntando sulla mobilità elettrica.

NUMERI E OBIETTIVI DI STELLANTIS SULLE AUTO ELETTRICHE

L’azienda ha stilato un piano di investimenti da 30 miliardi di euro entro il 2025 dedicato proprio a questo. Costruirà tre fabbriche di batterie in Europa (una in Italia, a Termoli) e due in Nordamerica, puntando a dotarsi di oltre 260 gigawattora di capacità entro il 2030. Per quella data, poi, vuole che le vetture a basse emissioni rappresentino più del 70 per cento delle sue vendite in Europa e più del 40 per cento negli Stati Uniti. Conta di raggiungere la parità di costo tra un’auto a benzina e una elettrica entro il 2026.

COSA HA DETTO TAVARES SUL PASSAGGIO ALL’ELETTRICO

Nonostante la linea tracciata, Carlos Tavares ha detto al Corriere della Sera che “l’elettrificazione è una tecnologia scelta dai politici, non dall’industria. C’erano modi più economici e veloci di ridurre le emissioni. Il metodo scelto non permette ai costruttori auto di essere creativi per trovare idee diverse. È una scelta politica”.

Ha aggiunto che le tecnologie elettriche “sono del 50 per cento più costose di quelle dei motori termici”. Successivamente, ha voluto precisare che “è presto per dire se l’approccio europeo è ragionevole” in termini di tecnologie e di tempistiche.

IL RISCHIO PER IL CETO MEDIO

Le difficoltà d’acquisto, secondo Tavares, creano il rischio di escludere il ceto medio – “che non potrà più comprare auto dalla rivoluzione elettrica della mobilità”. Pensa che un abbattimento dei costi sia necessario, anche perché “le auto di qualità meritano di essere vendute al prezzo di mercato”, dice, riferendosi al prezzo dei modelli Stellantis.

MAGGIORE PRODUTTIVITÀ

Tavares sostiene che sia possibile “limitare l’impatto dei costi supplementari” dell’auto elettrica attraverso un forte incremento della produttività. “Significa”, spiega, “avere in cinque anni aumenti di produttività del 10 per cento medio all’anno, mentre l’industria automobilistica in Europa raggiunge di norma tra il 2 e il 3 per cento. Vedremo tra qualche anno quali produttori saranno sopravvissuti e quali no”.

CHIUSURA DEGLI IMPIANTI E COSTI ITALIANI

Tavares ha detto di non voler chiudere stabilimenti in Europa, “ma dobbiamo anche restare competitivi”. In Italia, in particolare, il costo di produzione di un’auto [è] significativamente più alto, a volte il doppio, rispetto alle fabbriche di altri paesi europei, nonostante un costo del lavoro più basso. Questo ha a che fare con l’organizzazione della produzione, che va migliorata”. A incidere sui costi di produzione italiani sono, in particolare, i prezzi “fuori misura” dell’energia.

LA FINE DEI CONCESSIONARI?

In un contesto di ottimizzazione dei costi, che tendono peraltro verso l’alto, Tavares pensa che i produttori automobilistici “non potranno più permettersi di sostenere i concessionari” e che in realtà non ne abbiano più nemmeno così bisogno, o almeno non di quelli più grandi. “Per i concessionari, è l’occasione per compiere una svolta verso la qualità del servizio e la frugalità”, avverte.

AUTO ELETTRICA ED EMISSIONI

L’amministratore di Stellantis pensa che “tra dieci o quindici anni conosceremo anche i risultati reali dell’elettrificazione nella riduzione delle emissioni”: si riferisce all'”intero ciclo di vita delle auto elettriche”, cioè alle fonti utilizzate per generare l’elettricità che le alimenta e alle emissioni prodotte per fabbricare le batterie.

“Con il mix energetico dell’Europa”, che utilizza principalmente il gas naturale per produrre elettricità, “un veicolo elettrico deve percorrere 70mila chilometri prima di compensare l’impronta di CO2 creata dalla fabbricazione della batteria”, dice Tavares.

GLI INCENTIVI

Per Tavares, al fine di superare la barriera del prezzo e permettere una maggiore diffusione dei veicoli elettrici, bisognerebbe mantenere gli incentivi all’acquisto “almeno fino al 2025”. “Ma non credo che i governi potranno continuare a sovvenzionare la vendita di veicoli elettrici ai livelli attuali”, aggiunge: gli operatori italiani della filiera dell’auto elettrica sono infatti preoccupati per la loro scadenza.

COSA PENSA TAVARES DI TESLA

Tavares ha detto di avere “un enorme rispetto per il lavoro notevole di Tesla e di Elon Musk”, ma pensa che il valore della società in borsa – che ha superato i mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato – “non si basa su una realtà fisica”. Che la valutazione di Tesla, leader nel settore delle auto elettriche, possa essere esagerata è un’opinione condivisa da diversi analisti di mercato: l’azienda vale molto più delle dieci principali case automobilistiche messe insieme, anche se i suoi volumi produttivi sono decisamente inferiori.

LO SMART WORKING

Tavares considera il lavoro da remoto (comunemente indicato come smart working) “più efficiente del lavoro in presenza”.

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