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Stellantis, Gm, Nissan, Bmw, Toyota. Chi aderisce e chi no all’accordo sulle auto a zero emissioni

Accordo Glasgow

Alla Cop26 viene annunciato un grande accordo per l’eliminazione graduale dei veicoli a combustibili fossili. Ma molti paesi e aziende restano fuori. Ecco le posizioni delle case automobilistiche

 

Durante la COP26, la conferenza sul clima di Glasgow, è stato annunciato un accordo internazionale per l’eliminazione graduale dei veicoli alimentati con combustibili fossili entro il 2040: da quella data – o anche dal 2035, in alcuni mercati – tutti i nuovi veicoli venduti dovranno essere a batterie o a idrogeno.

Pur non essendo legalmente vincolante, l’accordo rappresenta un passo avanti significativo per la transizione dell’industria automobilistica verso la mobilità elettrica o, più in generale, a basse emissioni.

CHI L’HA FIRMATA…

La dichiarazione, chiamata Glasgow Declaration on Zero Emission Cars and Vans, è stata firmata da trenta paesi: tra questi ci sono il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Polonia, la Norvegia, la Svezia, il Canada e l’India. Hanno aderito anche sei aziende produttrici di automobili: le americane Ford e General Motors, la tedesca Mercedes-Benz, la svedese Volvo, la cinese BYD e la britannica Land Rover. C’è anche Uber, la società americana di trasporto privato con conducente.

…E CHI NO

A pesare, più che le presenze, sono state però le assenze. L’accordo non è infatti stato sottoscritto dai governi di Stati Uniti, Cina e Giappone: ovvero tre dei mercati automobilistici più grandi al mondo. Mancano anche produttori automobilistici di primissimo peso come Volkswagen, Toyota, Stellantis, BMW, Nissan, Hyundai e Honda.

QUALCHE DATO

I produttori automobilistici che hanno firmato la dichiarazione valgono circa un quarto delle vendite mondiali del 2019. A livello globale, il settore dei trasporti rappresenta un quinto delle emissioni di anidride carbonica generate dall’umanità; meno della metà di questo valore, però, arriva dalle auto o dai furgoni, oggetti dell’accordo di Glasgow.

Il paese firmatario che più si è fatto notare è stato l’India: sia perché è il quarto mercato automobilistico più ampio del pianeta, e sia perché non aveva preso alcun impegno precedente in merito all’eliminazione delle emissioni prodotte dai veicoli.

Benché gli Stati Uniti non siano presenti, il patto è stato però firmato dalle autorità degli stati di California, New York e Washington, governati dal Partito democratico. California  e New York si erano peraltro già dati degli obiettivi simili.

LE RESISTENZE

Una fonte ha detto a Reuters che le case automobilistiche che non hanno aderito all’accordo sono preoccupate per i costi delle tecnologie per la mobilità elettrica (le batterie, innanzitutto, anche se dal 2013 si sono fatte più economiche dell’80 per cento) e per la mancanza di impegno chiaro, da parte dei governi, a garantire uno sviluppo adeguato delle infrastrutture di ricarica: la scarsa disponibilità di punti di ricarica è ancora uno degli ostacoli principali alla diffusione di queste vetture.

LE POSIZIONI DELLE CASE AUTOMOBILISTICHE

Come molte altre case automobilistiche, anche Volkswagen ha intenzione di investire decine di miliardi di dollari nell’elettrificazione della sua offerta di veicoli (80 nuovi modelli elettrici entro il 2025) e nella costruzione di fabbriche di batterie. Ciononostante, non ha aderito all’accordo di Glasgow, spiegando di dover tener conto della “diversa velocità” di sviluppo delle “regioni” e dei “diversi prerequisiti locali”: la priorità del gruppo è infatti gestire il grande stabilimento tedesco di Wolfsburg, con oltre 50mila operai.

Anche Stellantis, il quarto maggiore produttore automobilistico al mondo, non è presente nell’accordo benché stia puntando sulla mobilità elettrica. Ha stilato un piano di investimenti da 30 miliardi di euro entro il 2025 dedicato proprio a questo. Costruirà tre fabbriche di batterie in Europa e due in Nordamerica, puntando a dotarsi di oltre 260 gigawattora di capacità entro il 2030. Per quella data, poi, vuole che le vetture a basse emissioni rappresentino più del 70 per cento delle sue vendite in Europa e più del 40 per cento negli Stati Uniti. Conta di raggiungere la parità di costo tra un’auto a benzina e una elettrica entro il 2026.

Toyota, il produttore automobilistico che ha venduto di più nel 2020, ha detto di voler vendere quindici modelli elettrici entro il 2025, ma ha sempre mantenuto delle riserve sulle tecnologie per la mobilità elettrica, continuando a sviluppare quelle per le auto a idrogeno (ad oggi, non affermatesi sul mercato).

General Motors, invece, ha firmato la dichiarazione: a gennaio aveva già preso l’impegno pubblico a cessare le vendite di nuove auto e furgoni leggeri a benzina entro il 2035. Similmente, Volvo vuole che la sua intera offerta di auto sia elettrica entro il 2030. Più rilevante, invece, l’impegno di Ford: prima di aderire alla dichiarazione di Glasgow aveva detto di aspettarsi che al 2030 solo il 40 per cento della sua offerta sarebbe stato elettrico.

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