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Fit for 55, che cosa cambierà per le auto con le nuove regole Ue sulle emissioni?

Per rispettare gli impegni sulle emissioni, l’Ue ha proposto il divieto di vendita di nuove auto a benzina e gasolio dopo il 2035. Le associazioni di categoria di Italia e Francia temono rilevanti impatti industriali e sociali. Fatti, numeri e approfondimenti

 

Mercoledì 14 luglio l’Unione europea ha presentato il piano, chiamato Fit for 55, contenente le misure pratiche che dovranno permettere il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55 per cento entro il 2030.

DIVIETO DI VENDITA DI AUTO A BENZINA E GASOLIO DOPO IL 2035

Tra le iniziative presenti nel piano c’è anche il divieto di vendita di nuove automobili a benzina o a gasolio dopo il 2035. Il divieto ha lo scopo sia di incoraggiare il passaggio alla mobilità elettrica, sia di garantire il soddisfacimento del target di azzeramento netto delle emissioni entro il 2050.

Contestualmente, la Commissione ha stabilito che entro il 2025 gli stati membri dovranno installare punti di ricarica per i veicoli elettrici a non più di 60 chilometri di distanza l’uno dall’altro sulle strade principali. Bruxelles prevede che nel 2030 ci saranno 3,5 milioni di stazioni di ricarica per le auto e i furgoni elettrici, che saliranno a 16,3 milioni nel 2050.

Le auto sono responsabili del 12 per cento circa delle emissioni totali di CO2 dell’Unione europea.

LE CRITICHE DELL’ACEA

Ma l’ACEA, l’associazione che rappresenta gli interessi dell’industria automobilistica europea – ne fanno parte aziende come Stellantis, Volkswagen, Renault e BMW, tra le altre -, è contraria al divieto di vendita delle auto tradizionali dopo il 2035. Sostiene che mettere al bando i veicoli a benzina e gasolio sia una misura irrazionale, perché la transizione verso la mobilità elettrica richiederà il contributo di molte tecnologie diverse: anche i motori a combustione interna (magari quelli più performanti in termini di emissioni), oltre alle auto ibride, quelle completamente elettriche e quelle a idrogeno.

OK AGLI IBRIDI PLUG-IN

Bruxelles non ha chiuso la porta alle auto ibride plug-in – possiedono sia un motore a combustione che uno elettrico, e possono essere ricaricate a una fonte esterna -, che infatti saranno incluse nel gruppo dei veicoli a basse emissioni di carbonio fino al 2030. Aziende come la tedesca BMW e la francese Renault possono quindi tirare un respiro di sollievo, visti i grandi investimenti fatti in questo tipo di vetture “di transizione”.

LO “SCONCERTO” DELL’ANFIA

L’ANFIA, l’associazione della filiera dell’industria automobilistica italiana, ha espresso “sconcerto e preoccupazione” per le nuove regole sulle auto previste dal piano Fit for 55.

“Pur consapevoli dell’importante ruolo che l’industria automotive può giocare nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal europeo”, scrive l’ANFIA in un comunicato, “riteniamo che lo sforzo richiesto dall’attuale proposta non tenga in debito conto degli impatti industriali, economici e sociali di scelte così ambiziose e categoriche”.

Nei giorni scorsi GKN Driveline, azienda di componenti per l’industria automobilistica di proprietà del fondo britannico Melrose, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze) e il licenziamento di tutti i 442 dipendenti.

GLI INVESTIMENTI NECESSARI

I produttori automobilistici, scrive Reuters, hanno fatto intendere di essere disposti ad accettare limiti più stringenti sulle emissioni in cambio di grandi investimenti pubblici nelle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici, sui quali hanno cominciato a puntare con decisione.

Per esempio, la tedesca Volkswagen aveva già detto che avrebbe smesso di vendere auto con motori a combustione interna in Europa entro il 2035. E Stellantis, la settimana scorsa, ha annunciato che investirà oltre 30 miliardi di euro entro il 2025 per l’elettrificazione della sua offerta di modelli.

Frans Timmermans, il vicepresidente della Commissione europea a capo della politica climatica, ha detto che la transizione alla mobilità elettrica procede spedita, ma “abbiamo l’obbligo di creare i giusti incentivi” per sostenerla.

Le stime della Commissione dicono che sarà necessaria una spesa nei punti di ricarica sul suolo pubblico e privato lungo tutto il territorio europeo pari a 80-120 miliardi di euro entro il 2040.

IL PENSIERO DI CINGOLANI

Favorevole a un approccio moderato e “inclusivo” al passaggio alla mobilità elettrica è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che insiste molto sulla necessità di garantire l’equità sociale della transizione verso le energie pulite.

“Dobbiamo curarci”, ha dichiarato recentemente, “di chi comunque non potrebbe passare all’auto elettrica, e lo dobbiamo aiutare a passare ad un mezzo molto più ecologico del vecchio Euro 0 o Euro I. Già un passaggio a una macchina nuova Euro VI, che inquina meno, in questo momento dà un fortissimo impulso alla decarbonizzazione”.

Secondo Cingolani, l’auto elettrica ha un costo ancora proibitivo per molti italiani; può quindi avere senso favorire il ricambio del parco circolante attraverso incentivi all’acquisto di vetture nuove e meno inquinanti, anche se alimentate a benzina o gasolio.

L’OPPOSIZIONE DELLA FRANCIA

Benché in parte rassicurata sugli ibridi plug-in, la Francia è contraria al divieto del 2035 per la vendita delle nuove auto a combustione interna. Secondo La Plateforme Automobile, la principale associazione di categoria dell’industria automobilistica francese, la rimozione di queste vetture potrebbe causare una perdita di circa centomila posti di lavoro nel paese entro il 2035, con la chiusura degli stabilimenti produttivi.

Attualmente, secondo l’associazione, l’industria automotive francese conta circa 190mila occupati diretti.

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