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Safe, Gcap, Michelangelo Dome e non solo. Ecco la rotta di Mariani in Leonardo

Cosa ha detto Lorenzo Mariani, ad di Leonard, intervenendo al convegno di Confindustria “Connext Filiere” dedicato ad aerospazio, difesa e sicurezza.

Dal possibile ricorso ai fondi europei Safe al futuro del programma Gcap e del progetto Michelangelo Dome, fino al percorso di consolidamento dell’industria spaziale europea attraverso l’alleanza Bromo.

Sono questi alcuni dei temi affrontati dal neo ad di Leonardo, Lorenzo Mariani, intervenendo al convegno di Confindustria “Connext Filiere” dedicato ad aerospazio, difesa e sicurezza. Il manager ha inoltre richiamato l’attenzione sulla tutela degli asset strategici nazionali, mettendo in guardia dal rischio di cedere competenze industriali italiane a investitori esteri.

Tutti i dettagli.

IL NODO DELLE SPESE PER LA DIFESA

Secondo Mariani, che ha assunto la guida del gruppo ex Finmeccanica il mese scorso, il Governo italiano “ha intrapreso un percorso virtuoso” di incremento graduale delle spese per la difesa, ma “se interrompiamo questo percorso di spesa” per 3-4 anni, con Francia e Germania che investono ai sostenuti ritmi attuali, “usciremo da questa decade completamente sudditi dell’industria tedesca e francese”.

Passare in pochissimi anni dall’1,5% del Pil nelle spese per la difesa al 3,5% del Pil – ha spiegato l’ad di Leonardo al convegno di Confindustria – “avrebbe tagliato fuori la gran parte delle industrie italiane”, che non avrebbero potuto sostenere il passo nelle forniture, “ma non ci devono essere illusioni” sul fatto che bisogna continuare in “questo percorso di spesa”.

Le dichiarazioni di Mariani si collocano nel confronto in atto nel Governo italiano sull’adozione dei fondi europei Safe e sull’incremento della spesa per la difesa nelle prossime leggi di bilancio.

Il nostro paese ha chiesto nei mesi scorsi di essere ammessa a prestiti per complessivi 14,9 miliardi di euro all’Ue nell’ambito del programma Security Action for Europe (Safe) per finanziare spese in difesa e sicurezza. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa.

Secondo fonti stampa, Roma starebbe valutando di chiedere solo circa 5 miliardi dei 15 miliardi inizialmente previsti attraverso il Safe, con possibili ripercussioni sui progetti già concordati tra industria della difesa e ministero della Difesa.

SAFE O MENO, IL FUTURO DEI PROGRAMMI

A questo proposito, il vertice di Leonardo ha spiegato che la pianificazione industriale dell’azienda si basa sui programmi già finanziati attraverso il bilancio ordinario della Difesa.

“Noi ci tariamo sempre su quello che è il bilancio della Difesa dello Stato e noi sappiamo che abbiamo determinati progetti già in corso e coperti dai fondi ordinari”, ha dichiarato.

Secondo Mariani, l’eventuale accesso ai fondi Safe potrebbe consentire di accelerare alcune iniziative già previste. “Se il Safe sarà qualche cosa in più, sono sicuro che ci saranno dei programmi che potranno essere addirittura anticipati, altrimenti continuiamo sulla linea dei programmi già lanciati”.

GCAP NON È A RISCHIO

Tra i programmi strategici citati dal manager figura il Gcap (Global Combat Air Programme), programma per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che dovrà essere operativo nel 2035 sviluppato dal nostro paese insieme a Regno Unito e Giappone.

Mariani ha escluso che eventuali decisioni sui fondi Safe possano mettere in discussione il programma.

“Non credo che grandi programmi come il Gcap siano a rischio per via dei fondi Safe”, ha assicurato l’ad di Leonardo.

MICHELANGELO DOME RESTA CONFERMATO

Sul fronte delle nuove tecnologie per la difesa, l’amministratore delegato di Leonardo ha confermato la prosecuzione del progetto Michelangelo Dome.

“Tutto il piano del Michelangelo Dome è confermato”, ha dichiarato a margine dell’evento organizzato da Confindustria.

Il programma era finito al centro dell’attenzione all’inizio di aprile, in concomitanza con il rinnovo del consiglio di amministrazione della società di Piazza Monte Grappa. Secondo indiscrezioni di stampa, alla base delle discussioni vi sarebbero stati presunti attriti tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’allora amministratore delegato Roberto Cingolani, nonché divergenze sulla strategia industriale del gruppo. Tra i temi citati figurava proprio Michelangelo Dome, il sistema multidominio interconnesso basato sull’intelligenza artificiale presentato da Leonardo come uno dei pilastri della propria evoluzione tecnologica. Secondo le ricostruzioni circolate nei mesi scorsi, il progetto avrebbe inoltre suscitato interrogativi e sensibilità a livello internazionale, in particolare nei rapporti con gli Stati Uniti.

Le dichiarazioni di Mariani confermano dunque la continuità del programma e della sua roadmap industriale all’interno delle attività del gruppo.

L’APPELLO A DIFENDERE GLI ASSET STRATEGICI ITALIANI

Dopodiché, nel corso del suo intervento a “Connext Filiere” Mariani ha anche lanciato un messaggio sulla necessità di preservare il patrimonio industriale nazionale nel comparto della difesa.

Il manager ha richiamato l’attenzione sulla vendita di aziende della difesa italiana a fondi di investimento internazionali dal momento che si rischia di vendere competenze e asset che poi non si riusciranno a recuperare.

“Attenzione a quando si parla di aggregazioni – ha evidenziato l’ad di Leonardo – Abbiamo assistito all’ingresso di fondi esteri nel capitale: attenzione a vendere il nostro futuro per qualcosa che, magari non e’ proprio un piatto di lenticchie, ma che poi in futuro non potremo recuperare”.

BROMO, LA NECESSITÀ DI UN CAMPIONE SATELLITARE EUROPEO

Infine, il numero uno del colosso della difesa e aerospazio italiano è tornato sul progetto Bromo, l’alleanza industriale tra Leonardo, Airbus e Thales nel settore satellitare che punta a rafforzare la competitività europea nello spazio.

Lo scorso 23 ottobre le tre società hanno siglato un Memorandum of Understanding con l’obiettivo di unificare le rispettive attività spaziali in una nuova società, nome in codice Progetto Bromo. Le tre aziende affermano che l’operazione creerebbe un attore europeo più forte, in grado di competere con SpaceX di Elon Musk e con i rivali cinesi.

In una recente intervista al Financial Times l’ad di Leonardo Mariani ha affermato che il via libera europeo al progetto spaziale Bromo dovrebbe arrivare “entro la seconda metà del 2027”.

Oggi al convegno di Confindustria Mariani ha ricordato che Leonardo opera da oltre vent’anni nella Space Alliance con Thales attraverso una joint venture che considera un successo industriale e commerciale.

“Leonardo, sullo spazio, da oltre vent’anni ha messo in pratica le esigenze di avere una joint venture con la Thales, nella Space Alliance. Questa è una joint venture di cui siamo estremamente contenti e che è andata anche molto bene sul mercato”. L’obiettivo è ora ampliare questa alleanza attraverso l’ingresso di Airbus.

“Vogliamo espanderla. Espanderla con il progetto Bromo per renderla ancora più europea con l’ingresso di un terzo socio, Airbus, creando un vero campione europeo che possa competere a livello continentale e globale”, ha spiegato l’amministratore delegato di Leonardo.

Sempre secondo il quotidiano finanziario britannico, Leonardo, Airbus e Thales sono vicine a presentare la richiesta formale alla Commissione europea per l’alleanza nei satelliti. Ma non tutti fanno il tifo per questo progetto di consolidamento industriale: il produttore di satelliti tedesco Ohb è pronto infatti a valutare un’azione legale in caso di approvazione del progetto dall’Antitrust Ue.

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