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Perché gli investitori (e la Cina) puniscono Philips

Nonostante il rialzo della guidance, Philips crolla in Borsa fino al 10,7% tra ordini inferiori alle attese, margini sotto pressione e prospettive più difficili in Cina, dove le nuove regole sugli acquisti pubblici stanno indebolendo la domanda. Fatti, numeri e commenti

 

Dopo aver aggiornato al rialzo le previsioni di redditività per il 2025, Philips si è ritrovata a fare i conti con una pesante bocciatura da parte della Borsa. Gli investitori hanno infatti concentrato l’attenzione non tanto sul miglioramento della guidance, quanto sui segnali di rallentamento emersi dai conti trimestrali: ordini in calo, margini sotto pressione e prospettive più difficili in Cina. Un insieme di fattori che ha spinto il titolo a perdere il 9%, arrivando a cedere fino al 10,7% ad Amsterdam, segnando il peggior ribasso intraday dal febbraio 2025.

ORDINI SOTTO LE ATTESE E REAZIONE DEL MERCATO

La società olandese, attiva nelle tecnologie per la salute e nella produzione di apparecchiature medicali, ha comunicato che nel secondo trimestre gli ordini comparabili sono diminuiti dell’1%, attribuendo il risultato principalmente al rinvio della chiusura di alcuni importanti contratti negli Stati Uniti. Secondo l’amministratore delegato Roy Jakobs, “non si tratta di un risultato deludente, ma piuttosto di una questione di tempistiche”. Il manager ha spiegato che si tratta di accordi di grande entità, “del valore di centinaia di milioni o di milioni di dollari e della durata di diversi anni”, per i quali non è possibile prevedere con precisione il momento della firma.

Gli investitori, tuttavia, non hanno condiviso questa lettura. Il titolo, afferma Reuters, è sceso ai minimi degli ultimi dodici mesi, avviandosi verso la peggiore perdita giornaliera degli ultimi 17 mesi, mentre da inizio anno, precisa Bloomberg, registra un ribasso di circa l’8%.

MARGINI IN CALO E COSTI IN AUMENTO

Philips, scrive Bloomberg, ha migliorato le proprie previsioni di redditività per il 2025 dopo aver chiuso il secondo trimestre con un margine Ebita rettificato superiore alle aspettative degli analisti, grazie anche a un rimborso straordinario legato ai dazi statunitensi. Escludendo questo effetto positivo, il margine Ebita rettificato del gruppo si è attestato al 12,2% nei tre mesi fino a giugno: un risultato leggermente migliore delle stime raccolte da Bloomberg, ma inferiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

Le maggiori difficoltà emergono nella divisione Diagnosis & Treatment, dove il margine Ebita rettificato, escludendo il rimborso dei dazi, è sceso al 9,3% dal 13,5% dello stesso periodo dell’anno precedente. Il calo è stato attribuito all’inflazione dei costi, ai dazi e a un mix di vendite meno favorevole.

Jakobs ha evidenziato che “il mondo si sta dirigendo verso uno scenario in cui l’inflazione dei costi è in aumento”, indicando tra i principali fattori il rincaro dei semiconduttori legato al boom dell’intelligenza artificiale e alla guerra con l’Iran. Anche l’approvvigionamento di elio, impiegato in molti scanner medicali, è diventato più difficile dopo il blocco temporaneo delle esportazioni cinesi, mentre il conflitto in Medio Oriente ha fatto aumentare i costi di trasporto, energia e materie plastiche. La direttrice finanziaria Charlotte Hanneman ha inoltre affermato che il margine Ebitda rettificato del terzo trimestre sarà inferiore a quello dell’anno precedente e che l’azienda sta valutando aumenti selettivi dei prezzi laddove opportuno.

INCOGNITA CINA

Un ulteriore elemento di pressione riguarda il mercato cinese, in particolare per la divisione Diagnosis & Treatment. Philips ha registrato un calo delle vendite nel secondo trimestre dopo che Pechino ha avviato un’ampia campagna anticorruzione nel settore sanitario, introdotto requisiti più stringenti a favore dei prodotti nazionali e, da luglio, imposto alle strutture sanitarie pubbliche di acquistare apparecchiature attraverso programmi centralizzati di approvvigionamento.

Jakobs ha spiegato che queste misure hanno “destabilizzato il mercato e indebolito la domanda”, aggiungendo che il gruppo si attende “un contesto strutturalmente più difficile” nel Paese. Secondo il Ceo, le nuove regole potrebbero ritardare le decisioni di acquisto e aumentare ulteriormente la pressione sui margini, a meno che Philips non riesca a mantenere prezzi premium grazie all’innovazione e a prodotti differenziati.

I DUBBI DEGLI ANALISTI

Le indicazioni fornite dalla società non hanno dissipato le perplessità del mercato. Gli analisti di RBC hanno definito incoraggiante il miglioramento delle prospettive, ma hanno avvertito che il recupero dei margini richiesto nella seconda metà dell’anno, in particolare nel quarto trimestre, sarà più difficile da realizzare.

Anche Jefferies, in una nota firmata dagli analisti guidati da Julien Dormois, ha evidenziato che il deterioramento dei margini nella divisione principale dell’azienda “genera incertezza sulla capacità di Philips di compensare completamente il crescente impatto dell’inflazione sui costi”.

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