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Vi spiego perché Macron fa solo lo spaccone su Difesa Ue senza Usa e Nato. Parla Jean

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emmanuel Macron Fintech

Le bordate di Macron alla Nato? “Lui ritiene che sia possibile fare una Difesa europea senza gli Usa. Questo non solo è impossibile, ma è ridicolo. E non solo…”. L’analisi di Carlo Jean in una conversazione con Marco Orioles per Start

La giornata politica del Vecchio Continente è stata dominata ieri dall’intervista concessa dal presidente francese Emmanuel Macron all’Economist e, soprattutto, dalla bordata contro la Nato – definita in stato di “morte cerebrale” – scagliata dal capo dell’Eliseo dalle pagine del settimanale economico più letto al mondo.

Le parole del presidente francese, inclusa l’esortazione all’Ue a “cominciare a pensare come ad una potenza geopolitica”, lasciano però perplesso il generale Carlo Jean. Che in questa conversazione con Start Magazine spiega perché il pungolo di Macron, ossia la sua idea di una Difesa Comune europea svincolata dalla Nato e soprattutto dalla leadership degli Usa, sia espressione di puro velleitarismo del tutto svincolato dalla realtà.

Dalla realtà, cioè, di un’Europa che più che pensare a se stessa, come vorrebbe il leader di En Marche, come ad una “potenza geopolitica”, preferisce continuare a considerarsi – per dirla con Jean – come un mero “mercato” acefalo e, dunque, privo di un’identità politica senza la quale ogni progetto di natura militare è destinato a rimanere nel libro dei sogni.

Del resto, più che a incentivare l’adesione ad un’architettura di Difesa sulla quale, com’è noto, non esiste un barlume di consenso in seno ai 27, le dichiarazioni di Macron appaiono al generale come un buffetto neppure tanto innocuo a Donald Trump lanciato, guarda caso, a poche ore dalla visita del presidente francese in Cina culminata con la sigla di numerosi contratti miliardari. Una provocazione bella e buona, insomma, da parte di un leader che pur di coltivare la propria smisurata ambizione non esita a trescare con quello che gli Usa definiscono ormai il nemico n. 1.

Generale, dopo il siluro di Macron contro la Nato si è scatenato un acceso dibattito in tutta Europa, ed è arrivato puntuale il distinguo di Angela Merkel.

E non solo della Merkel: ci sono anche i Paesi dell’Europa centro-orientale e baltica che vedono nel mantenimento della Nato e nell’impegno degli Usa l’unica possibilità della loro sicurezza di fronte alla minaccia di un attacco convenzionale russo.

Quando Macron mette in discussione l’art. 5 della Nato, fa terrorismo o dice la verità?

L’art. 5 è sempre stato incerto. Anche perché, ricordiamolo, non implica una risposta automatica dell’Alleanza. Tale risposta arriverebbe solo dopo le decisioni governative di impegnarsi ad agire per la sicurezza collettiva, secondo il ben noto principio che un attacco ad uno Stato-membro è da ritenersi un attacco a tutta l’Alleanza. Ma l’art. 5, ripeto, non vuol dire che l’America scaglierebbe automaticamente il proprio deterrente nucleare sulla Russia qualora questa dovesse attaccare la Polonia.

Macron non ha dunque tutti i torti. Ma quando il presidente francese esorta l’Europa a trarne le debite conseguenze e a diventare una potenza geopolitica, a quale progetto pensa, visto che la discussione sulle possibili architetture di una Difesa comune è segnata da clamorose spaccature?

È chiaro che Macron vuole occupare lo spazio di un’Europa politica e militare che ancora non c’è. Il suo vero fine è valorizzare il deterrente nucleare francese, sulla base del principio che la difesa dell’Europa senza armi nucleari è impossibile. Questo è un problema antico e mi preme ricordare qui il fallito tentativo della bomba nucleare italo-franco-tedesca del 1957 – fallito sia per l’opposizione degli Usa sia perché in Francia arrivò De Gaulle. Ad ogni modo, se mi è consentito dire la mia, io ho più fiducia negli Usa per la sicurezza dell’Europa che non nella Francia. Lo stesso ragionamento che Macron attribuisce a Trump sull’art. 5 vale infatti per lui: chi ci dice che la Francia interverrebbe militarmente dopo un attacco alla Polonia o all’Estonia?

Certo è che, dal punto di vista del tema della Difesa comune, Macron è il leader più ambizioso di tutti, anche se sostanzialmente pro domo sua. Quante possibilità ha di far salire sul suo carro gli altri Paesi europei?

Al momento nessuna e per un motivo molto semplice: perché non essendoci un’Europa politica non può esserci neppure un’Europa della Difesa. La Nato invece tiene perché alle sue spalle c’è la leadership americana. Una leadership che gli Usa si sono conquistati intervenendo due volte in Europa nel secolo scorso, ricostruendola dopo il secondo conflitto mondiale, e difendendola da una possibile aggressione del Patto di Varsavia nei quattro decenni successivi.

Vero, ma gli Usa del 2019 non sono gli stessi che esattamente trent’anni fa celebrarono in coro con noi europei la caduta del Muro di Berlino, e non penso sia necessario ricordarle le bordate del loro attuale presidente contro il Vecchio Continente e la stessa Nato.

Il problema che lei sottolinea esiste e riguarda, per la precisione, il fatto che il pensiero degli Usa è da tempo rivolto altrove. Ricordo a tal proposito che ha cominciato Barack Obama con la dottrina del “Pivot to Asia”, che assegnava al teatro asiatico maggiore importanza rispetto a quello europeo. Cosa hanno fatto però gli europei di fronte al riorientamento strategico degli Usa? Hanno continuato a chiedere di essere protetti e a rivolgersi a mamma America, rifiutandosi però di contribuire adeguatamente ai costi della sicurezza collettiva e facendo così infuriare gli Usa.

Che hanno perfettamente ragione ad arrabbiarsi perché i paesi europei hanno preso l’impegno solenne cinque anni or sono di spendere nel comparto difesa almeno il 2% del Pil.

Esatto, il che fa capire bene l’atteggiamento di Donald Trump. Ad ogni modo, non vedo grosse prospettive all’orizzonte di riarmo in Europa o di innalzamento della spesa militare perché l’Europa continuerà a considerarsi come un mercato e non come un blocco politico. E un mercato non garantisce la sicurezza militare. Solo un blocco politico può farlo. Da questo punto di vista Macron sicuramente ha ragione. Il mio dubbio sulle idee del presidente francese è, ripeto, che lui ritiene che sia possibile fare una Difesa europea senza gli Usa. Questo non solo è impossibile, ma è ridicolo. Inoltre, nell’attuale situazione di rinascita dei nazionalismi in tutta l’Europa, a partire dalla Francia che è un campione al riguardo, è ben difficile poter costituire uno Stato unitario che possa provvedere alla propria Difesa. Pertanto, quelle di Macron a mio avviso sono chiacchiere buttate lì per dare importanza alla Francia o, peggio, fare l’occhiolino al presidente cinese Xi Jinping che è impegnato in un duro braccio di ferro con gli Usa. Qualsiasi cosa detta contro gli Usa in questo momento è musica nelle orecchie dei cinesi, e Macron molto probabilmente l’ha fatto proprio per questo motivo.

Non è un caso che il dardo di Macron contro la Nato arrivi poche ore dopo la sua visita a Pechino, da cui peraltro è tornato con in tasca contratti miliardari. A tal proposito, è inevitabile fare un raffronto con il concomitante passaggio in Cina del nostro ministro degli Esteri Luigi Di Maio, anche lui animato dall’intenzione di fare qualche lauto affare.

La verità, purtroppo, è che noi abbiamo mandato un ragazzotto partenopeo a far fare una gran brutta figura all’Italia. Non posso che considerare follia pura l’idea del ministro di sviluppare il commercio con la Cina nel settore agricolo nel momento in cui la Cina sta facendo accordi con gli Usa proprio in questo settore. Purtroppo questa è la nostra classe politica e ce la siamo scelti noi.

Però il ministro pare rivendicare con orgoglio questo asse tra Italia e Pechino ben simboleggiato dal Memorandum of Understanding che abbiamo firmato – unici tra i big dell’Ue a farlo – a marzo con la Cina. 

Mi chiedo chi possa credere sul serio che un Paese con un miliardo e 400 milioni di abitanti si metta d’accordo con un Paese di 60 milioni di abitanti e per di più in crisi economica. Con la Cina, peraltro, abbiamo una dozzina di miliardi di export, e con gli Usa cinque volte tanto. Anche se il mercato cinese per noi raddoppiasse, sarebbe comunque inferiore a quello olandese o belga. Quindi quella del ministro è pura propaganda del tutto scollata dai fatti.

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