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Cosa si muove nel Mediterraneo fra Turchia, Regno Unito e Italia

Turchia Mediterraneo

Che cosa combina la Turchia nel Mediterraneo? L’analisi di Giuseppe Gagliano

 

Come riportato dal Ministero della Difesa italiano, l’11 giugno è avvenuto un incontro tra il nostro ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il segretario di Stato per la difesa del Regno Unito Ben Wallace e l’omologo turco Hulusi Akar a bordo di Nave Cavour della Marina Militare, ormeggiata ad Augusta.

Veniamo alle dichiarazioni ufficiali rese dal nostro ministro: “È fondamentale la collaborazione tra Italia, Regno Unito e Turchia per la sicurezza marittima e la stabilità nell’area del Mediterraneo”. “L’Italia – e questo colloquio ne è un ulteriore prova – si è incessantemente adoperata per allentare la tensione nell’area attraverso un dialogo costruttivo e ha sempre lavorato a soluzioni politiche”, proprio per questo il su Mit Atlantico che si terrà il 14 giugno dovrebbe essere l’occasione per ricalibrare il dispositivo Atlantico in vista delle nuove sfide.

Al di là della sinergia tra Regno Unito e Italia, che è certo di fondamentale importanza, è sottolineare come uno dei temi caldi sia stato il programma Tempest, al quale la nostra industria della difesa darà certamente un contributo fondamentale. Con buona pace dell’onorevole dem Lia Quartapelle.

Per quanto riguarda i colloqui bilaterali con l’omologo turco, è necessario fare alcune considerazioni non proprio politicamente corrette. Per quanto riguarda il teatro libico, se la situazione attuale è di relativa stabilità, lo si deve proprio alla Turchia e alla Russia che stanno portando avanti interessi certamente assai lontani da quelli italiani.

Piaccia o non piaccia sono stati proprio la Turchia e la Russia che hanno tracciato le linee di forza per il cessate il fuoco, e soprattutto hanno consentito la ripresa dell’export petrolifero (abbiamo dimenticato l’intesa formata dal vice presidente del GNA, Ahmed Maitig e dal figlio di Haftar a Sochi, in Russia, dopo che Maitig si era recato in Turchia?).

I nostri carissimi alleati – gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna -, a parte la gravissima destabilizzazione determinata in Libia, in quale modo hanno contribuito a risolvere la situazione attuale? La risposta mi pare pleonastica…

Per quanto possa sembrare provocatorio – ma certo non paradossale -, la presenza delle forze turche e russe favorisce la stabilità in Libia che altrimenti sarebbe oggetto di durissimi scontri tra le milizie della Tripolitania e quelle di Haftar.

Per quanto invece riguarda i nostri rapporti con la Turchia, è stato più volte sottolineato non solo la spregiudicatezza della politica turca nel Mediterraneo, ma abbiamo altresì rimarcato come la Turchia abbia assunto un atteggiamento sprezzante nei nostri confronti (abbiamo dimenticato la questione dei migranti e quella dei pescherecci?).

Ed infine: Erdogan non era un dittatore (al quale il nostro paese vende armi)? Non c’è dubbio che il nostro paese abbia una rilevanza di tutto rispetto a livello globale nel settore dell’industria gli armamenti, ma purtroppo sul piano politico è pressoché una nullità.

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