Mondo

Armi italiane alla Turchia: fatti, nomi e ipocrisie

di

Turchia

Il corsivo di Giuseppe Gagliano

 

La scoperta dell’acqua calda.

Nel mondo della ipocrisia — caratteristica questa del politicamente corretto — ha suscitato insieme stupore e sconcerto che l’Ue abbia indicato nell’Italia uno dei maggiori esportatori di armi pesanti verso la Turchia prodotte, per esempio, dalla Mes di Colleferro, in provincia di Roma, e poi dalla Rwm di Domusnovas in Sardegna. Ma sarebbe sufficiente leggere una delle riviste più note in Italia in questo settore e cioè Rid — Rivista italiana di Difesa — disponibile anche in tutte le edicole italiane per avere informazioni così sensibili.

Ma anche coloro che nutrono una ritrosia ideologica verso queste pubblicazioni — che in nome della tolleranza e del rispetto dei diritti umani probabilmente non farebbero neppure vendere —potrebbero rivolgere la loro attenzione ai report di Amnesty oppure ad un periodico top secret come il Sole per conoscere questo segreto di pulcinella.

Passiamo adesso alla seconda rivelazione… di Fatima. Luigi Di Maio aveva promesso che il nostro paese avrebbe smesso di vendere armi alla Turchia.

L’ex ammiraglio della Marina turca Cem Gürdeniz avrebbe rivelato — ed è la seconda rivelazione di Fatima — che esiste una collaborazione tra la Marina turca è quella italiana. Superfluo osservare che AdnKronos è una agenzia top secret.

Vediamo adesso ai rapporti con la Beretta. Anche in questo caso siamo in presenza di evidenti banalità.

E la Leonardo e i suoi rapporti con la Onuk? Anche in questo caso nulla di nuovo e di segreto.

Potremmo continuare a lungo con queste banalità. Ma temo che non ne varrebbe la pena.

La sostanza del discorso fatto da determinate testate giornalistiche come dai fondamentalisti dei diritti umani è sempre lo stesso: l’Italia non deve produrre armi di alcun tipo. Ma se lo fa non deve venderle. Al di là della manifesta assurdità di questa tesi il problema reale è un altro: la Turchia si sta sempre più rafforzando nel Mediterraneo, sta cioè sempre di più ponendo in essere una vera e propria politica di potenza del Mediterraneo a danno del nostro Paese. Come dimostra in modo eloquente la questione libica. Di questo una stampa seria dovrebbe occuparsi.

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