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Pescherecci Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo, che cosa non va tra Libia e Italia

Pescherecci

I rapporti fra Italia e Libia tra enfasi istituzionali e realtà (con una presenza sempre più pervasiva della Turchia in Libia). Il corsivo di Giuseppe Gagliano

 

Il recente episodio che avrebbe potuto avere un epilogo drammatico – ci si riferisce alla vicenda dei tre pescherecci italiani Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo – è l’ennesima dimostrazione della irrilevanza nel contesto della politica internazionale del nostro Paese.

Dobbiamo considerare in primo luogo che non esiste una posizione ufficiale da parte dell’autorità italiane in merito alla rivendicazione libica della zona di protezione della pesca (in acronimo ZPP) che si estende a 62 miglia e che fu istituita nel 2005.

In secondo luogo ciò che di fatto esiste sono una serie di raccomandazioni alle navi italiane di non navigare in acque al largo della Libia perché definite esplicitamente dal Comitato di coordinamento interministeriale zone ad alto rischio.

LE DIRETTIVE DELLA MARINA MILITARE ITALIANA

In terzo luogo non esistono esplicite direttive politiche alla Marina militare. Proprio per questa ragione la Marina militare ha evitato di ricorrere a un intervento armato che avrebbe determinato una inevitabile escalation. Ed è stato evitato proprio perché — in assenza di esplicite direttive scritte da parte del potere politico — sarebbe necessario da parte delle suddette autorità politiche una contestazione per iscritto della ZPP libica che allo stato attuale è del tutto assente.

L’INTERVENTO DELLA FREGATA ALPINO

Tuttavia, e questo è il quinto aspetto, questo episodio segue quello avvenuto qualche giorno fa quando la fregata italiana Alpino è intervenuta a difesa di pescherecci di Mazara del Vallo che erano stati minacciati da un gommone dell’esercito nazionale libico del generale Haftar lo stesso che aveva fatto sequestrare i nostri connazionali.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO DRAGHI

Indipendentemente dalle smentite del tutto prive di fondamento da parte della marina libica, secondo la quale si sarebbero sparati contro i pescherecci italiani solo colpi di avvertimento, le reazioni di sconcerto e di sorpresa da parte di alcuni ministri italiani, per quanto legittime e comprensibili, dimostrano tuttavia l’incapacità della nostra classe politica — ieri come oggi — di risolvere dopo cinquant’anni una questione di questo genere con il governo libico. Dimostrano cioè la debolezza politica e contrattuale del nostro governo.

Il fatto che Draghi — osannato ed elogiato tanto quanto lo fu Matteo Renzi — sia andato in Libia per firmare contratti per le nostre aziende non dimostra che il nostro paese abbia riacquistato rilevanza e centralità in Libia.

Questa centralità e questa rilevanza l’hanno conquistato sul campo altre nazioni — fra queste la Turchia — con la quale dovremo fare i conti per molto, molto tempo.

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