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Presidenziali Francia, perché i mercati coccolano Macron (che frena sulle pensioni per sedurre la sinistra)

Macron Le Pen Melenchon

Ballottaggio Macron-Le Pen alle presidenziali in Francia: fatti, commenti, analisi e curiosità

 

E se vince Le Pen? Se lo chiedono in molti. Da domenica scora al 24 aprile ce lo chiederemo tutti. Effetto dello spauracchio mediatico, alimentato soprattutto da analisti economici che ritengono in qualche modo possibile che la mattina del 25 Marine Le Pen possa entrare al 55 Rue du Faubourg Saint-Honoré. Quindi alzare muri ai confini gallici per chiudersi a Eu e Usa e Nato e abbassare un ponte levatoio per far transitare Putin. Un ingresso all’Eliseo che avrebbe conseguenze per tutta Europa. Giudizio diffuso tra gli economisti Oltralpe e di qua dalle Alpi.

Timori giustificati?

Ora: è ovvio che del doman non v’è certezza, ma Le Pen al primo round non ha colmato la differenza prevista con Macron. Il secondo match si ripresenta come la fotocopia 2017. Stessi personaggi, simili percentuali di differenza tra i due candidati al primo turno. I nuovi sondaggi danno al secondo round uno scarto minimo con Marine Le Pen. Ma certo, di vittoria per Macron: sarebbe riconfermato con percentuali ben inferiori al voto di cinque anni fa. E questo sarebbe un problema per i prossimi cinque anni, specie nell’incertezza del voto legislativo del prossimo giugno. Certo: le variabili sono molte. La guerra, il galoppare dell’inflazione, l’aumento della bolletta energetica e a cascata di tutti i prezzi. Alle urne del primo tour, gli anti sistema, di destra e sinistra, hanno pigliato una valanga di voti più di Macron.

La maledizione dei Le Pen

Però c’è uno schema elettorale che si ripete senza difetto dai tempi del padre di Marine, Jean-Marie: il Front, oggi Rassemblement National, non ha mai avuto fortuna al secondo turno. Sui ballottaggi. Più si fa concreta la possibilità di un successo elettorale, più si compatta il fronte repubblicano. Tutti uniti, whatever it takes, affinché la destra non acceda alle scrivanie del potere. Si vota l’altro, chiunque sia. È ben più del turarsi il naso di montanelliana memoria.

La stampa liberal fa fibrillare i mercati

Vedremo se i francesi vorranno cambiare schema. Di fatto un affollato omnibus di analisti politici ed economici già nelle due settimane di stacco tra i due turni del 2017, e pure alla vigilia del primo, davano per possibile – quando non certa – una vittoria lepeniana sulla macronie.

Ops: quella volta, era il 2017, che Goldman Sachs sbagliò la previsione

Solo un esempio, per stare al tema. Goldman Sachs consigliò alla vigilia del primo turno 2017 di vendere titoli di stato francesi nella prospettiva che vincesse Marine Le Pen. Si prevedeva un allargamento del differenziale tra titoli di stato decennali tedeschi (Bund) e francesi (Oat), tra 144 e 150. È andata come sappiamo. Dopo il ballottaggio del 7 maggio e l’incoronazione di Macron, lo spread tornò ai livelli di novembre 2016, a 33 punti base. Ok: Le Pen ai tempi era ben più euroscettica di oggi.

Le Pen non tocca l’Europa. Per ora

Il sostegno all’Unione europea in Francia sta godendo in questo momento di una spinta sovvenzionata dal Next Generation Ue. Parigi dovrebbe ottenere 40 miliardi di sussidi. La Francia ha ricevuto in agosto il primo acconto da Bruxelles, per un importo di 5,1 miliardi.

Quindi, a differenza del 2017, Marine Le Pen non sta facendo una campagna per ritirare la Francia – una Frexit – e abbandonare l’euro. Osserva comunque il Financial Times: “L’elezione di Le Pen scatenerebbe una crisi europea. La storica cordialità con la Russia e l’impegno a distruggere i trattati sull’immigrazione e sul commercio non sono compatibili con l’attuale leadership franco-tedesca dell’Unione europea”.

I mal d’auto per il piano rinazionalizzazione del Rassemblement National

Sul piano interno, Le Pen ha detto poco che possa essere rilevante per i mercati. Oltre a promettere meno soldi per gli immigrati e più per i gendarmi. Tasse sulla ricchezza e sui guadagni “inaspettati”, un’età pensionabile più bassa, mantenendo i 62 anni attuali e a 60 anni dopo 40 di lavoro, la privatizzazione (di radio e Tv) e la nazionalizzazione (autostrade). Macron ha in programma i 65 anni.

Se vince trema l’Europa. Dixit Goldman

Per Goldman Sachs la guerra in Ucraina e la crisi energetica hanno avvicinato l’Europa. Ma gli americani evidenziano i rischi di un cambio all’Eliseo. Col cambiamento nella presidenza francese, osservano, potremmo vedere il commercio EUR/USD in ribasso di circa il 2%. Questo suggerisce che la dimensione chiave delle elezioni presidenziali in Francia sia europea, piuttosto che risiedere nelle politiche interne. Sebbene Le Pen non stia più sostenendo esplicitamente la Frexit e abbia generalmente attenuato la sua retorica antieuropea, adotterà una posizione più antagonista rispetto alle istituzioni europee. Per lo meno, la sua elezione potrebbe significare che la Francia smetterà di essere un sostenitore di un’ulteriore integrazione europea.

I dolori dello spread

Quanto aumento dello spread aspettarsi? Goldman Sachs stima come una vittoria di Marine Le Pen spedirebbe lo spread Oat-Bund nel range 60-75 punti base e quello fra Btp e Bund in area 180-210. La Bce già lavora a un facility di emergenza.

Jean-Baptiste Pethe, economista di BNP Paribas Exane, prevede un aumento dello spread di 100 punti base in caso di vittoria di Marine Le Pen.

Come il mal di sondaggi abbassava il Cac 40 e aumentava lo spread

All’inizio della scorsa settimana, i mercati finanziari hanno iniziato a prendere atto di un cambiamento nell’elettorato e della possibilità che potesse vincere Marine Le Pen. I sondaggi da un mese la davano in costante rimonta. In quel mese ha guadagnato 9 punti. Riemersa dopo una campagna che all’inizio era tutta concentrata nel campo dei sovranisti. Da destra Éric Zemmour e Le Pen (lei inizialmente in svantaggio); da sinistra il radicale Mélenchon.

Dall’inizio dell’anno, l’indice Cac 40 è sceso del 6,6%, lo spread tra i bond decennali francesi e il Bund è salito a 56 punti base venerdì scorso, rispetto ai 20 punti base di fine 2021.

Il più grande spettacolo dopo il big bang (mancato)

Fino alle 20 di domenica in molti si attendevano un big bang. Alle 20.02 si è tirato un cauto sospiro di sollievo. E lunedì mattina la Borsa di Parigi ha iniziato con calma la settimana dopo il primo turno delle presidenziali. Mentre i principali indici del pianeta erano in ribasso, il Cac 40 ha chiuso leggermente in rialzo, dello 0,12%.

Société Générale ha siglato la migliore performance: +5%, dopo l’annuncio di un accordo per vendere la sua partecipazione nella banca russa Rosbank e le sue controllate assicurative. 

BNP Paribas ha segnato +2%. Si sono distinti anche Crédit Agricole e l’assicuratore Axa.

Vinci – gestisce circa la metà della rete autostradale francese – è cresciuta di circa il 3%. Vinci deve temere la risoluzione dei contratti di concessione se Le Pen vincesse le elezioni. È infatti nel suo programma rinazionalizzare le autostrade.

Anche i settori della difesa hanno beneficiato del vantaggio di Macron al primo turno. Le Pen si è schierata a favore del ritiro della Francia dal comando unificato della Nato. Dassault Aviation ha guadagnato il 6% e Thales il 2,5%.

Martedì 12 è andata peggio. Ma pare sia colpa della guerra e dell’inflazione Usa. Dati e loro lettura ad esempio qui.

Che dice e cosa consiglia Bnp Paribas Exane

“La rielezione di Macron sarebbe un elemento positivo per la coesione dell’Unione Europea. Sul fronte interno, il proseguimento delle riforme del mercato del lavoro, l’innalzamento dell’età pensionabile e il taglio dell’imposta sulle società aumenterebbero le prospettive di crescita economica – scrive Jean-Baptiste Pethe, di Bnp Paribas Exane – Se dovesse essere eletto un populista, salirebbe con ogni probabilità il rischio del debito sovrano nell’Eurozona”.

“Nello scenario in cui ad avere la meglio sia Le Pen, consigliamo di sottopesare in via prioritaria le banche francesi, mantenere un atteggiamento difensivo e scegliere in maniera selettiva alcuni nomi nel settore dei beni di consumo”, avverte Exane.

L’euro-preoccupazione di Mr Goldman

Anche gli strategist di Goldman Sachs sottolineano le implicazioni che il risultato elettorale avrebbe sull’Europa. In una nota dell’8 aprile osservano: “Dall’invasione dell’Ucraina da parte delle forze russe, le azioni e gli spread dei titoli di Stato sono stati resilienti e questo andamento può essere giustificato, probabilmente, nella risposta rapida e coesa dei leader europei, con il presidente Macron che si è dimostrato un attore chiave nelle proposte per un’ulteriore integrazione dell’Ue”. Al contrario: “Un cambiamento nella presidenza francese potrebbe innescare una fase di stress dei mercati, riportando in primo piano la questione del debito sovrano in Europa e aumentando il rischio per l’investimento azionario”.

Che dice Jefferies

Sean Darby, strategist di Jefferies, sottolinea che un certo numero di società quotate in Francia hanno fondamentali e multipli di mercato interessanti, in particolare in un contesto di aumento dei tassi di interesse. Tuttavia, mantiene una visione “moderatamente rialzista” sulle azioni francesi all’interno di un’allocazione complessiva. Al contrario, se Macron viene rieletto con una maggioranza legislativa, il potenziale di compressione degli spread è previsto limitato all’attuale contesto macroeconomico.

Il dopo primo turno attenua (un po’) le ansie

Il margine di Macron su Le Pen al primo turno ha calmato un po’ le acque nel mondo finanziario ed economico, dopo che di recente si era diffuso un discreto nervosismo. “Mercato azionario, tassi di interesse, debito: il rischio Le Pen”, era giovedì il titolo del principale quotidiano economico francese Les Échos. Premessa del giornale: i crescenti numeri dei sondaggi della Le Pen e le costose promesse elettorali. Analisi che hanno turbato molti investitori.

Gli economisti votano Macron

È noto: gli economisti valutano il programma di Macron in modo molto più positivo.
Sono da temere “disordini” sui mercati finanziari, sostiene Grace Peters di JP Morgan. In effetti, i rendimenti dei titoli di stato francesi a 10 anni sono aumentati notevolmente dall’inizio di aprile.

Una vittoria della leader del Rassemblement National, azzarda Neil Mehta, gestore del fondo Bluebay Investment Grade Bond di Bluebay Asset Management, “sarebbe un grande choc”. Il timore dei mercati è collegato al tema della Frexit. Pazienza se non esiste un rischio Frexit. Ma è a rischio l’integrazione della Ue nel pieno delle tensioni con la Russia. In vista del ballottaggio, avverte Metha, “gli investitori dovrebbero rimanere prudenti, dati i grandi rischi e la possibile recrudescenza della frammentazione dell’Ue”.

Gli Stati sembrano spingere per un’economia di guerra – “pace o condizionatori?” – e si individua preventivamente il colpevole. L’Unione europea, sottolinea il senior economist multi-asset di Nn Ip Willem Verhagen, “si trova attualmente a un crocevia”. Occorrerebbe perseguire l’obiettivo di una maggiore integrazione, armonizzando i sistemi fiscali così da “rendere permanente il sistema di prestiti congiunti alla base del Next Generation Eu”. Obiettivi, aggiunge, che rischierebbero di andare in frantumi con un’affermazione della Le Pen.

Viva il Next Generation Eu. Ma il vertice di Versailles – Macron presidente – è stato un flop

Ma al vertice informale dei capi di stato e di governo di Versailles dell’11 e 12 marzo, è già stata scartata l’ipotesi di un nuovo Next Generation per finanziare spese militari e far fronte all’emergenza energetica. Annota il Domani: “Al di là della discutibile finalità del Fondo, il suo affossamento dà un segnale preoccupante: il metodo Next Generation, far fronte a sfide comuni con solidarietà e risorse anch’esse comuni, non è entrato a far parte della modalità di funzionamento dell’Ue. Questo non fa ben sperare per le sfide cui l’Europa dovrà inevitabilmente far fronte nei prossimi anni”.   Al vertice, presidente di turno dell’Ue era Macron. A marzo – vertice in corso – i sondaggi per Le Pen erano ancora piuttosto negativi.

Plausi alla riforma pensioni di Emmanuel

“La rielezione di Macron sarebbe un elemento positivo per la coesione dell’Unione europea”, afferma Jean-Baptiste Pethe, economista presso la società di consulenza per investimenti BNP Paribas Exane. Secondo lui, le continue riforme del mercato del lavoro, l’innalzamento dell’età pensionabile e il taglio delle imposte sulle società dovrebbero aumentare le prospettive di crescita a medio termine.

Ma Macron sta già ripensando alla pensione

Intanto se lunedì 11, dopo un risultato elettorale cautamente incoraggiante, Macron non ha scelto la strada 2017. Cinque anni fa il giovin Emmanuel incamminato verso l’Eliseo in un confronto con Marine, festeggiò nella solita brasserie a Montparnasse e si prese qualche giorno prima di rituffarsi nella campagna. Lunedì era già in pista. Sull’aumento dell’età pensionabile a 65 anni – giudicata manovra necessaria dai mercati – ha tirato il freno. In visita nel nord si è detto pronto a “passare” sulla riforma delle pensioni e ad “aprire la porta” a un rinvio dell’età pensionabile a 64 anni, anziché a 65, “se ci sono troppe tensioni”. Ha pure indicato di non escludere di sottoporre a referendum il suo progetto di riforma.

À gauche. Urgenza di Macron e Le Pen

Chiaro: dopo aver fatto il pieno coi voti di destra, Emmanuel Macron deve ora convincere gli elettori di sinistra. Lui – ma anche Le Pen – ha necessità di trovare la chiave per il tesoretto del 22% dei voti ottenuti da Mélenchon. Il leader de La France Insoumisse non vuole che i suoi appoggino Le Pen.  Ma neppure vorrebbe rivedere Macron all’Eliseo.  Ma, secondo Le Figaro, quasi un quarto degli elettori di Mélenchon afferma di preferire Marine Le Pen. Per “bloccare”, “creare il dibattito” o almeno scegliere il “meno peggio”.

Lavoratori (e giovani) di tutta Francia unitevi

Poi ci sono i sindacati. Al di là di quel che dicono i leader, occorre persuadere gli iscritti. Secondo l’analisi del voto di Mathieu Gallard, direttore di ricerca all’istituto di sondaggi Ipsos France, Macron domina tra i dirigenti e ancor di più tra i pensionati. Le Pen è in testa nelle categorie popolari (impiegati, lavoratori).

Non trascurabile che Macron abbia i suoi migliori punteggi (41%) tra gli over 70 che sono molto affluenti (77% degli elettori). Elettorato già pensionato.

Il cordone sanitario si compatta contro la destra?

Il cordone sanitario di tutti uniti contro la destra è meno certo? Farà piacere – ma era prevedibile – l’appoggio del presidente emerito Sarkozy. Martedì il repubblicano che non ha mai sostenuto la repubblicana in stagione di saldi Pécresse, ha annunciato che al ballottaggio voterà per Macron “perché ha l’esperienza necessaria per affrontare una grave crisi internazionale che è più complessa che mai”. Impietoso. Ventiquattro ore prima Valerie Pécresse – 4,8% domenica, quindi sotto la soglia del 5% per ottenere i rimborsi pubblici elettorali pieni – si è vista costretta a domandare aiuto agli elettori. La situazione è critica. Mancano 7 milioni di euro. Di cui 5 ottenuti in prestito personalmente.

I dubbi della Faz

Beghe di partito a parte. A volte il giudizio entusiasta sulla politica economica di Macron si fatica a seguirlo. Lo evidenzia la Faz. Macron non ha timore di gettarsi in “orge di debito”.

In autunno ha risposto ai rialzi dei prezzi sui mercati dell’elettricità e del gas con una cornucopia di aiuti che ha sgravato cittadini e imprese. Pochi mesi prima delle elezioni. Casualmente beneficiando dello status di presidente nei pieni poteri e del non ancora ricandidato ufficiale. Anche se delle sue intenzioni erano a conoscenza pure i gatti di Montmartre. “Macron si è avvicinato sorprendentemente – e spaventosamente – a Le Pen in termini di politica economica. Il presidente promette anche più di quanto la Francia possa permettersi. Nella lotta per la rielezione, Macron ha gettato in mare gli sforzi per raggiungere almeno un pareggio di bilancio a metà. Come al solito, la ragione necessaria per questo può sempre essere trovata”, scrive Niklas Záboji per Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Il costo dei due programmi economici di Macron-Le Pen

Intanto gli economisti del liberale Institut Montaigne hanno però calcolato un deficit del governo di 102 miliardi di euro per il programma elettorale di Le Pen, mentre di “soli” 44,5 miliardi per quello di Macron. Analisi precedente il mezzo ritiro sulla riforma pensioni.

Le differenze dei programmi dei duellanti

Ci sono differenze evidenti tra i due oppositori al ballottaggio. Oltre alle nuove centrali nucleari, Macron vuole espandere l’energia solare e, soprattutto, eolica in mare, mentre Le Pen concentra la politica energetica sul nucleare. Promette i primi nuovi reattori già nel 2031 e vuole fermare l’eolico.

Le piroette di Macron

A proposito di capriole e conversioni sulla via dell’Eliseo. Macron, a febbraio, annunciando il piano energetico con generosa ripresa del nucleare, sceglie Belfort. All’ombra delle enormi turbine Arabelle. Perché lì? Da ministro aveva fatto da sensale alla vendita del ramo energetico di Alstom, e quindi delle turbine Arabelle altamente strategiche per la sovranità della Francia. Nel 2022 ricompra dagli Usa. Nel 2017, il candidato Macron aveva insistito sul suo impegno a ridurre l’energia nucleare al 50% della produzione di elettricità. Cinque anni dopo, il presidente uscente cambia atteggiamento e annuncia la costruzione di sei nuovi reattori e lo studio dell’inizio della costruzione di altri otto. Un po’ come se Giuda celebrasse la messa di Pasqua.

Due Europe a confronto?

Comunque le differenze sono grandi anche per quanto riguarda l’immigrazione e la politica europea. Macron vuole attenersi all’integrazione europea nella sua forma attuale e ai progetti transfrontalieri come i progetti di armamenti FCAS e MGCS. Le Pen suona su uno spartito nazionale: chiede una rinegoziazione dei Trattati europei e un referendum sulla preferenza dei francesi in materia di lavoro, alloggio e prestazioni sociali.

Emmanuel e Marine. Quanta vicinanza. (Non ditelo a Brigitte)

Tuttavia, ci sono alcune somiglianze nella politica economica, molto più che con il populista di sinistra Jean-Luc Mélenchon. Per rafforzare il potere d’acquisto dei dipendenti, Macron e Le Pen promettono ricette in parte simili: Macron vuole aumentare da 1.000 a 3.000 euro il bonus speciale esentasse che le aziende possono pagare ai dipendenti, mentre Le Pen promette alle aziende un 10% di aumento salariale per l’esonero dai contributi previdenziali. Entrambi vogliono anche abbassare l’imposta sulla produzione per le imprese. Misura che le associazioni imprenditoriali chiedono da tempo. Macron e Le Pen sono uniti anche dall’aumento del budget della difesa francese, dalla massiccia promozione della tecnologia dell’idrogeno con fondi statali oltre all’energia nucleare. Dopo il primo turno si avvicinano anche sullo strumento referendario, visto che Macron lo valuta utilizzabile pure sulla sua riforma delle pensioni. E dire che per scrivere il progetto aveva chiesto aiuto anche a McKinsey. Che ovviamente non è un ente di beneficienza.

Medef (ovviamente) sta con Macron

“A parte l’estrema sinistra, nessuno è più veramente anti-corporativo”, ha detto di recente al Le Figaro il presidente di Medef, Geoffroy Roux de Bézieux. Lunedì 11, dopo il primo turno, la Confindustria francese ha assicurato il proprio sostegno alla candidatura di Emmanuel Macron. Medef considera il programma economico del presidente uscente come “il più favorevole a garantire la crescita dell’economia e dell’occupazione”. Viceversa, se la Le Pen fosse eletta, Medef teme un “degrado di fiducia” degli agenti economici, che potrebbe causare un calo degli “investimenti”. Inoltre, “l’aumento molto forte e non finanziato della spesa pubblica potrebbe mettere il Paese in un vicolo cieco. Ai margini dell’Unione Europea”.

Carrellata di commenti (allarmati)

Da qui:

Per Alexandre Baradez (IG Francia): “Il rischio politico è tornato improvvisamente sui mercati europei, sia sul mercato del debito sovrano, sulle valute o sul CAC40”.

Per Xavier Chapard (La Banque Postale Asset Management): “I settori più esposti alla politica Le Pen sono banche, imprese di costruzione e concessioni autostradali”.

Per Giovanni Zanni (NatWest): “Le Pen sarebbe probabilmente vista dai mercati come meno affidabile in termini di spesa pubblica e competitività economica, e come un motore poco convinto e partner inaffidabile per la Germania e la Nato in un momento cruciale. Una vittoria per Marine Le Pen potrebbe portare a uno spread di rendimento con le obbligazioni tedesche a un livello simile a quello della Spagna, che normalmente ha un rating di credito inferiore alla Francia”.

Per François Raynaud (Edmond de Rothschild Asset Management): “La vendita di obbligazioni francesi contro titoli tedeschi è una buona copertura contro un possibile risultato a sorpresa nelle elezioni”.

Per Grace Peters (JP Morgan) “Una vittoria per Le Pen è la wild card che potrebbe essere dirompente. Ma lo scenario di base è ancora a favore di Emmanuel Macron”.

Per Willem Verhagen (NN Investment Partners): “L’esito di queste elezioni resta di grande importanza per il futuro dell’Europa. Se guardiamo al potenziale impatto sui mercati azionari, una vittoria per Macron è il risultato atteso. La vittoria di un candidato dell’estrema destra costituirebbe un grave freno, non solo per la Francia, ma anche per l’intera borsa europea”.

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