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Pnrr: cosa c’è ancora da fare per infanzia e adolescenza

Equità Di Genere

Il post di Alessandra Servidori

 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza contiene, con particolare nota per le Missioni 4 e 5, un primo significativo investimento su alcuni dei presìdi fondamentali per la crescita, come gli asili nido, il tempo pieno, le mense scolastiche, la sicurezza e la qualità degli ambienti dell’apprendimento, le competenze digitali. Risorse utili a superare le disuguaglianze che colpiscono i minori che vivono in Italia, ma che necessiteranno di una strategia complessiva di lungo periodo e di risorse ordinarie per portare tali iniziative a regime.

Un importante ruolo è quello rivestito dagli asili nido, rispetto ai quali il Pnrr ha fra gli obiettivi quello di aumentare l’offerta di posti. Sono pertanto stanziati 4,6 miliardi di euro per il “Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia”: risorse sicuramente importanti, anche se difficilmente saranno in grado di coprire l’attuale gap nell’offerta, e a cui andranno affiancate risorse ordinarie volte ad assicurare, insieme all’ampliamento e al riequilibrio della rete territoriale (a partire dalle aree più carenti), la gratuità del servizio per tutte le bambine e tutti i bambini, attraverso il sostegno dei costi di gestione attualmente a carico di famiglie e Comuni. E soprattutto il personale insegnante e ausiliario che sarà competenza degli enti locali reclutare e assicurare.

Il Piano punta inoltre a sostenere minori e famiglie attraverso l’estensione del tempo pieno scolastico, attraverso la costruzione o ristrutturazione di circa 1.000 fra mense e laboratori, per un valore di 960 milioni di euro. Una cifra che basterà appena all’approntamento di nuovi locali nella scuola primaria e a cui dovranno seguire certamente risorse a regime per circa 1 miliardo e mezzo annui per l’organico necessario e circa 1,2 miliardi annui per la gestione delle mense scolastiche. I comuni infatti sono i principali investitori pubblici, con una capacità di gran lunga superiore agli altri livelli di governo.

Nel 2019, un quarto delle opere pubbliche è stato  realizzato dai Comuni, ben oltre il 19% raggiunto dagli investitori privati, superati soltanto dal settore ferroviario (38%). E se si punta all’edilizia verde ed energia pulita, è evidente la necessità di un piano di efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente e la transizione energetica. Legato a ciò c’è la mobilità sostenibile pubblica, in cui si suggerisce la redazione di un Piano per la mobilità sostenibile nelle aree urbane capace di garantire l’accesso ad un servizio pubblico efficiente integrato con un sistema articolato di servizi. Puntare, infatti, su città digitali e intelligenti, potenziando le reti digitali per fare uscire dall’isolamento interi paesi e comunità significa aiutare le nuove generazioni soprattutto e gli enti locali sono  un collettore importante di Big Data che devono imparare a gestire per rendere smart le città.

L’economia circolare e la scuola devono essere al centro della città, che punti sul recupero delle periferie. Una questione fondamentale è legata alla necessità di una strategia integrata e di una visione comune tra livelli dello Stato, infatti Recovery Plan, React Eu e Programmazione 2021-2027 sono tre parti di una stessa questione, e l’integrazione e la complementarità tra questi strumenti è  strategica. Servono delle semplificazioni in materia di autorizzazioni e delle procedure di spesa per il sistema delle Regioni e degli Enti Locali e un Piano di rafforzamento amministrativo nazionale con l’immissione di nuove forze fresche e di un Fondo rotativo per la progettazione perché è necessaria una centralità dei sistemi territoriali nella governance del Piano, assegnando a essi il ruolo da protagonista nel coordinamento, programmazione e attuazione degli interventi previsti.

Regioni, Province e Comuni sono le istituzioni cui, necessariamente, sarà indispensabile demandare la messa a terra non solo degli investimenti territoriali, ma delle principali azioni individuate per promuovere la ripresa economica e sociale. Per questo devono trovare pari centralità anche nella governance di gestione del Pnrr che sarà individuata.

Saranno necessarie dedicare priorità alle scuole, poiché una quota delle risorse sia espressamente indirizzata alla realizzazione di 100 nuove scuole secondarie superiori – innovative, digitali e sostenibili dal punto di vista energetico – una per ogni Provincia e Città metropolitana.

A fronte dello stato del patrimonio di edilizia scolastica italiano, il Pnrr stanzia una cifra importante, 3,9 miliardi di euro, per un “Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica”, non è chiaro tuttavia come queste risorse si ripartiscano fra gli obiettivi di miglioramento delle classi energetiche e aumento della sicurezza strutturale degli edifici. In aggiunta, sono previsti 800 milioni per la sostituzione di edifici scolastici e la riqualificazione energetica, in particolare per gli edifici situati in zone ad alto rischio sismico, con interventi su circa 195 edifici scolastici.

Investimenti vengono poi destinati al settore delle competenze digitali, del multilinguismo e delle Stem all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, per un valore di 1,10 miliardi di euro, più 2,10 miliardi di euro per supportare la transizione digitale del sistema scolastico italiano attraverso l’introduzione di dispositivi didattici connessi in circa 100.000 classi tradizionali, la creazione di laboratori per le professioni digitali nel II ciclo, la digitalizzazione delle amministrazioni scolastiche e il cablaggio di circa 40.000 edifici.

Il Pnrr affronta anche i divari territoriali, 1 miliardo e 500 milioni di euro stanziati per misurare e monitorare i divari territoriali e sviluppare una strategia di contrasto all’abbandono scolastico, mentre appena 220 milioni di euro dovranno servire a lottare contro la povertà educativa nel Mezzogiorno, attraverso il potenziamento dei servizi socioeducativi a favore dei minori con circa 2.000 iniziative del Terzo Settore, per una platea molto ridotta, di un massimo di 50.000 minori che versano in situazione di disagio o a rischio. Interventi che dovranno peraltro essere messi a sistema con la programmazione e le risorse del PON Inclusione ed essere sinergici alla nuova riforma dell’assegno unico, in modo da contare sulle risorse ordinarie dal 2021 in avanti, contando appunto sull’essenziale coinvolgimento degli Enti Locali. Sappiamo bene che l’assegno unico non partirà a luglio 2021 perché prima Inps deve riordinare tutti i contributi che alla famiglia, ora, vengono assegnati (bonus bebè, assegni familiari, ecc).

Di inclusione tratta anche la Missione 5 che prevede il potenziamento delle infrastrutture sportive nelle scuole (300 milioni di euro) e la creazione di impianti sportivi e parchi attrezzati per 700 milioni di euro, soprattutto nelle zone più degradate e con particolare attenzione alle persone svantaggiate.

Con l’approvazione del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza auspichiamo che si apra un nuovo capitolo per le politiche di promozione dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese, che sappia rispondere alle disuguaglianze crescenti e ai bisogni ed aspirazioni delle nuove generazioni. Una nuova direzione di marcia che si basi sulla partecipazione degli stessi giovani all’implementazione e al monitoraggio del Piano e sull’impegno a tutti i livelli istituzionali e che anch’essi siano inclusivi verso tutte quelle forze civiche  e del terzo settore che sostengono l’intervento dello Stato.

In buona sostanza la sussidiarietà la partecipazione e la responsabilizzazione deve il più ragionevolmente possibile  essere messa in opera.

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