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Padoan si loda ma Conte s’imbroda?

di

arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start Magazine, non solo su Padoan

 

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GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL CASO UNICREDIT:

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Vi spiego azioni e fallimenti di Mustier in Unicredit

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Unicredit, ecco le colpe di Mustier (secondo i sindacati)

Tutti i perché degli scazzi fra cda Unicredit e Mustier

Ecco che cosa è successo davvero fra cda Unicredit e Mustier (uscito o rottamato?)

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ESTRATTO DELL’INTERVISTA DI FUBINI A PADOAN SUL CORRIERE DELLA SERA:

Per Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia, il primo mese e mezzo nel consiglio d’amministrazione di Unicredit è stato più intenso di quanto forse lui stesso si aspettasse. Lunedì si è consumata la rottura fra il consiglio e l’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier, che lascerà in aprile. Padoan, destinato al ruolo di presidente, ha su di sé gli occhi del Paese e dei mercati internazionali che cercano di capire quale direzione prenderà la banca.

L’uscita Mustier rende più facile un’integrazione di Monte dei Paschi in Unicredit?

«Non direi proprio. Il Monte dei Paschi non ha avuto alcun ruolo nella decisione di Mustier di uscire da Unicredit al termine del mandato in corso. E peraltro la sua decisione non cambia in alcun modo la posizione della banca rispetto a qualsiasi operazione in merito»”.

Allora cos’ha spinto il consiglio a ritirare la fiducia all’amministratore delegato?

«Non ha ritirato la fiducia all’amministratore delegato, che infatti resta al suo posto fino a fine mandato. Ci stiamo avvicinando alla scadenza naturale del consiglio ed era necessario definire in primo luogo la posizione dell’amministratore delegato. Le priorità sulle quali la banca dovrà focalizzarsi e le diversità di opinioni fra Mustier e il consiglio, richiamate da lui stesso, lo hanno portato alla decisione di non proseguire con un altro mandato».

Quali “diversità di opinioni”?

«Essenzialmente sui passi da prendere per la strategia di integrazione fuori dall’Italia. Non sono in discussione le strategie, su cui siamo d’accordo. È sulle modalità che erano emerse visioni diverse».

Lei sarebbe d’accordo con l’idea di creare una holding separata in Germania per tutte le attività tedesche e per quelle d’Europa centrorientali, in modo da segregare un eventuale “rischio-Italia” e facilitare così aggregazioni all’estero?

«Il quadro è complesso e richiede vari approfondimenti. Unicredit è una banca paneuropea. Crediamo molto nel processo di integrazione europea, quindi anche nell’Unione bancaria. Ciò richiede più integrazione e più fiducia reciproca fra Paesi. Senza questi fattori, eventuali accordi potrebbero avere vita breve e comunque non costruirebbero valore per tutti gli stakeholder coinvolti: dagli azionisti ai dipendenti».

La preoccupa che il volume dei prestiti di Unicredit e i ricavi da margini d’interesse in Italia siano scesi, mentre il ritardo su Intesa Sanpaolo è cresciuto?

«Unicredit, come tutto il sistema bancario, soffre delle conseguenze del Covid. Ma ha già dimostrato, come e più di altre banche, una solidità di fondo e una capacità di reazione che permette di guardare al futuro con fiducia e con un forte impegno di crescita. Una volta insediato il nuovo consiglio e il nuovo amministratore delegato, ragioneremo sul modello di business e sui fattori che possono rafforzare la redditività della banca».

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