Economia

Tutti i perché degli scazzi fra cda Unicredit e Mustier

di

Unicredit-Mustier

Ecco i motivi della rottura del rapporto di fiducia fra il ceo Mustier e il consiglio di amministrazione di Unicredit

 

Mustier ha deciso di uscire da Unicredit perché la strategia del piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del consiglio di amministrazione. Il rapporto tra l’amministratore delegato di Unicredit e il cda procedeva a gonfie vele un anno fa, momento in cui c’è stata l’approvazione del Team 23. “Insieme siamo One Team, One UniCredit”, dichiarava Mustier il 3 dicembre del 2019.

Negli ultimi mesi, invece, la situazione è cambiata fino al punto di non ritorno per tre motivi principali: il progetto di Mustier, poi abbandonato, che puntava alla creazione di una subholding in cui inglobare le attività estere di Unicredit da quotare a Francoforte; il tema dell’M&A e in particolare l’ipotesi di acquisizione del Monte dei Paschi di Siena e l’andamento del titolo Unicredit in Borsa che non ha recuperato terreno rispetto ai concorrenti dopo quattro anni di duro lavoro. Così, mentre Unicredit resta in attesa di una nuova governance e di un aggiornamento della strategia, Mediobanca Securities consiglia di stare attenti ai francesi.

LE DICHIARAZIONI DI MUSTIER CHE LASCIA UNICREDIT

L’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, lascerà la banca dopo cinque anni. Il Ceo resterà in carica fino al termine del suo mandato (aprile 2021) o fino alla nomina di un successore per garantire la transizione ordinata. Nel corso degli ultimi mesi, ha dichiarato Mustier, “è emerso che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del Consiglio di Amministrazione. Di conseguenza ho preso la decisione di lasciare il gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al Consiglio di definire la strategia futura”.

IL PIANO TEAM 23

Team 23, il piano strategico 2020-2023 di Unicredit che è stato approvato il 3 dicembre 2019, è focalizzato sulla riduzione del rischio e sulla crescita organica, due presupposti volti a massimizzare la creazione di valore per gli stakeholder. Team 23, che prevede la rinuncia a opzioni di crescita esterna sia in Italia che all’estero, punta a una maggiore remunerazione per gli azionisti. Durante l’arco del piano Unicredit stimava di generare 16 miliardi di valore per gli investitori tramite una combinazione di dividendi, riacquisti di azioni e incremento del patrimonio tangibile.  Il piano era stato accolto bene dall’intero gruppo, dal mercato e dagli analisti. Gli obiettivi del business plan erano infatti in linea con le previsioni degli esperti e migliori delle attese sul fronte del ritorno agli azionisti.

LA COESIONE DEL CDA NEL 2019

Le affermazioni contenute nel comunicato del piano Team 23 mostravano chiaramente la coesione di tutto il Cda. Un anno fa Mustier dichiarava che “grazie all’instancabile impegno di tutti i colleghi, abbiamo portato a termine con successo Transform 2019, superando i target chiave e ponendo solide basi per il piano strategico 2020-2023, Team 23. Ciò dimostra che sappiamo come raggiungere gli obiettivi in ogni contesto macroeconomico”. L’amministratore delegato affermava che “insieme siamo One Team, One UniCredit e ci impegniamo a fare la cosa giusta e a realizzare Team 23”.

IL PROGETTO SUBHOLDING INIZIA A CORRODERE I RAPPORTI TRA CEO E BOARD

Il progetto di Mustier relativo alla creazione di una subholding in cui inglobare le attività estere di Unicredit da quotare a Francoforte ha iniziato a corrodere i rapporti tra l’amministratore delegato e il Cda. A diversi amministratori e stakeholder, evidenzia Milano Finanza, il progetto arrivato due volte nel board in forma di bozza, era parso come il prologo di un allontanamento di Unicredit dal mercato italiano.  L’ipotesi, che non aveva raccolto neanche il favore del governo, è stata congelata,c omplice anche l’importante influenza del prossimo presidente Pier Carlo Padoan (ex ministro dell’Economia) entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Unicredit da metà ottobre 2020.

MPS CREA ROTTURA DEFINITIVA TRA AD E CDA

Nelle ultime riunioni del board sarebbe poi emersa la rottura netta che ha portato Mustier a prendere la decisione di lasciare Unicredit, ovvero la possibile acquisizione del Monte dei Paschi di Siena da parte della banca di piazza Gae Aulenti.

La resistenza di Mustier all’M&A rappresentava un ostacolo all’operazione di integrazione tra le due banche auspicata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, il maggiore azionista di Mps con una quota del 68% circa. Più in generale, il pensiero di Mustier che è rimasto fedele al piano Team 23, ha rappresentato un freno per le operazioni straordinarie: infatti, mentre l’amministratore delegato di Unicredit restava fermo sul “No M&A”, altre banche hanno effettuato o iniziato a valutare deal dai chiari benefici. Ne è un esempio l’Opa lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca a febbraio 2020, mossa che ha portato l’istituto di credito capeggiato dall’ad, Carlo Messina, a rafforzarsi a livello nazionale.

Il piano Team 23 perseguito meticolosamente da Mustier non sembra essere compatibile con il tema dell’M&A. Gli analisti di Intesa Sanpaolo pensano infatti che uno dei pilastri chiave del business plan, ovvero la distribuzione del capitale agli azionisti, potrebbe essere “abbandonato o limitato” dal nuovo Cda.

L’ANDAMENTO DI UNICREDIT IN BORSA NON HA GIOCATO A FAVORE DI MUSTIER

L’andamento di Unicredit a Piazza Affari sembra essere stato un altro elemento che ha incrementato la divergenza tra l’amministratore delegato e il Consiglio di amministrazione. Fidentiis evidenzia infatti che “dopo quattro anni di duro lavoro” Unicredit in Borsa non ha recuperato affatto terreno rispetto ai suoi concorrenti. Per gli analisti di Fidentiis questa potrebbe essere stata addirittura la ragione che ha acceso lo ‘scontro’ tra il Ceo e il Cda, seguita poi dalla questione Mps.

L’OPERATO DI MUSTIER DOPO IL GRANDE RISANAMENTO

In sintesi, sembrano quindi tre i motivi principali che hanno incrinato il rapporto tra Mustier e il Cda: il progetto della subholding, l’M&A e in particolare l’ipotesi di acquisizione di Mps, e l’andamento di Unicredit in Borsa. A tutto questo si aggiunge un altro aspetto critico. Il  Sole24Ore scrive che dopo il grande processo di risanamento di Unicredit di fine 2016-inizio 2017 guidato da Mustier e caratterizzato dall’aumento di capitale da 13 miliardi di euro e dalla riduzione del perimetro della Banca tramite cessioni, la fase successiva ha faticato a prendere forma. Diverse voci raccolte dal Sole24Ore hanno evidenziato che la gestione è rimasta quella tipica di una fase di crisi, improntata a un monitoraggio strettissimo dei processi, a una suddivisione certosina delle responsabilità dentro un organigramma in continuo mutamento. Con il risultato di aver deresponsabilizzato buona parte della piramide. Il Messaggero parla di una struttura manageriale priva di un vice ma con ben sette riporti facenti capo al Ceo.

MUSTIER HA RESO UNICREDIT UNA NAVE SICURA, MA ORA NON C’E’ NESSUNO AL TIMONE

Dopo l’addio di Mustier, Mediobanca Securities in un report del primo dicembre parla di Unicredit come una “barca sicura” ma che non ha nessuno al timone mentre è in corso una tempesta. Così, per gli analisti, “il vuoto che si è creato nella leadership, la buona valutazione della banca di piazza Gae Aulenti e i solidi fondamentali dell’Istituto di credito, potrebbero indurre i player più forti” a tentare di prendere il controllo della nave Unicredit.

CHE COSA DICE MEDIOBANCA DI UNICREDIT

Mediobanca Securities considera Unicredit come “un’opzione strategica chiave per le banche francesi per entrare in Germania e per aumentare l’accesso alle imprese europee per le attivitá CIB (Corporate & Investment Banking)”. Così, sebbene tutt’altro che scontato, “un finale simile avrebbe certamente connotazioni ironiche e paradossali: un’Unicredit più fragile uguale M&A domestico più difficile e maggiori chance di controllo francese”, conclude MB.

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