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Ecco le virtù di Mps secondo Mediobanca (advisor del Tesoro su Mps)

Mediobanca Mediolanum

Come Mediobanca coccola Mps per volontà del Tesoro cercando altre banche che vogliano digerire il Monte. Sarà Unicredit? La stessa Mediobanca per il gruppo che sarà presieduto da Padoan vede bene però Bnp Paribas…

 

Venghino siori, venghino.

Pigliatevi questa bella e storica banca: è un affarone.

I venditori, si sa, enfatizzano gli aspetti positivi dell’oggetto in vendita.

Così non c’è troppo da meravigliarsi se Mediobanca – advisor del Tesoro su Mps – dipinga l’eventuale di acquisto del Monte dei Paschi di Siena (con tutto il bubbone delle cause legali) come un vero e proprio affare, visti anche i buoni uffici governativi.

LA VALOROSA MPS SECONDO MEDIOBANCA

Per chiunque compri Mps, il Monte creerà tra 5,2 e 7,8 miliardi di «nuovo valore»: da 4,3 e 6,5 volte quel che Mps quota in Borsa, ha messo nero su bianco proprio Mediobanca in un rapporto riservato, presentato al consiglio di amministrazione di Mps.

GLI SCENARI PER MPS

Uno scenario opposto a quello che spaventa gli azionisti di Unicredit, con cui il Tesoro — sceso al 64,23% di Mps con l’avvenuta scissione di 8,1 miliardi di crediti acidi ad Amco — intesse da luglio una trama.

IL LAVORIO DI MEDIOBANCA SU MPS

Mediobanca ritiene che Mps post fusione (non necessariamente con Unicredit) farebbe tra 290 e 482 milioni di utile netto in più, scrive Repubblica: “Somma composta di risparmi sul personale fino a 525 milioni, minor costo della raccolta fino a 173 milioni, e 160 milioni di margine d’interesse in più. A un multiplo di 10 tali utili aggiungono da 2,9 a 4,82 miliardi di capitalizzazione, cui l’analisi somma fino a 854 milioni per una maggior “densità” degli attivi di rischio sul capitale, e 2,2 miliardi di crediti d’imposta che un articolo della Finanziaria consentirà di capitalizzare in caso di fusioni nel 2021: e si arriva ai 5,2-7,8 miliardi del totale”.

I BENEFICI DELLE DTA

I benefici stimati per le Dta sono un indizio che la fusione “pilota” per Mps (e Mediobanca ci lavora da mesi) è con Unicredit: la sola che trasformerebbe in capitale tutti i 3,7 miliardi lordi di incerte attività fiscali.

CHE COSA HA SVELATO REPUBBLICA SU MEDIOBANCA-MPS

Aggiunge Repubblica: “La presentazione di Mediobanca, chiesta dal cda giovedì, pare una mossa dei consiglieri favorevoli alle nozze (la maggioranza che fa capo alla presidente Patrizia Grieco) per evitare il piano in solitaria che l’ad Guido Bastianini sta abbozzando con Oliver Wyman, ma difficilmente potrebbe consentire al Tesoro di ricapitalizzare i 2 miliardi del “buco” prospettico senza suscitare i rilievi dell’Antitrust Ue”.

MPS IN UNICREDIT?

Mps andrà dunque a Unicredit? Mediobanca anche in questo caso ha uno zampillìo di idee e suggestioni.

Dopo l’addio di Mustier, Mediobanca Securities in un report del primo dicembre parla di Unicredit come una “barca sicura” ma che non ha nessuno al timone mentre è in corso una tempesta. Così, per gli analisti dell’istituto di Piazzetta Cuccia capeggiata dall’ad, Alberto Nagel, “il vuoto che si è creato nella leadership, la buona valutazione della banca di piazza Gae Aulenti e i solidi fondamentali dell’Istituto di credito potrebbero indurre i player più forti” a tentare di prendere il controllo della nave Unicredit.

Dunque?

Dunque Mediobanca Securities considera Unicredit come “un’opzione strategica chiave per le banche francesi per entrare in Germania e per aumentare l’accesso alle imprese europee per le attivitá CIB (Corporate & Investment Banking)”. Così, sebbene tutt’altro che scontato, “un finale simile avrebbe certamente connotazioni ironiche e paradossali: un’Unicredit più fragile uguale M&A domestico più difficile e maggiori chance di controllo francese”, conclude Mediobanca Securities.

Andando a ritroso, i geniali scenari di Mediobanca prevedono anche altre prospettive.

Gli analisti di Piazzetta Cuccia a metà ottobre hanno ipotizzato una serie di simulazioni in Europa per capire dove verrebbe creato più valore per gli istituti di credito e i loro azionisti, con l’effetto che una delle combinazioni più efficaci sarebbe fra Unicredit e Bnp Paribas, ha scritto Mf.

Dunque le nozze perfette per Unicredit sarebbero con i francesi di Bnp Paribas secondo Mediobanca Securities (mentre Mediobanca lavora per il Tesoro, che non ha fiatato, anzi…, per il siluramento de facto di Mustier ad opera del cda di Unicredit presto presieduto dall’ex ministro del Tesoro, Piercarlo Padoan).

Ecco un brano dell’articolo di Mf datato 13 ottobre 2020:

Per gli analisti, la creazione poi di una struttura di tipo MPE (modello a più punti di ingresso, Multiple point of entry model), potrebbe non essere neppure necessaria nel caso di una combinazione con Bnp Paribas, considerato “il minor peso dell’Italia nelle attività pro-forma”. E sarebbe quindi un risparmio di costi. Una banca adotta una risoluzione a più punti di ingresso se prevede di consentire la risoluzione di diverse filiali operative in diverse giurisdizioni in via separata in base alle normative nazionali, con il calcolo delle passività a livello locale, quindi Stato per Stato.

I broker hanno calcolato 0,7 miliardi risparmi derivanti dalla sovrapposizione dei business, un taglio del 40% dei costi di base e una ristrutturazione del Cib, l’investment banking, che da un lato costerebbe 1,1 miliardi, dall’altro l’operazione di pulizia porterebbe poi a maggiori ricavi per 0,7 miliardi. Cui quindi aggiungere 0,7 miliardi di ulteriori ricavi da una riduzione del costo di funding. In questo caso perché il costo del debito pubblico sia in Germania che in Francia è nettamente inferiore a quello italiano.

L’operazione avrebbe senso, secondo i broker, con un premio del 30% sui valori di Unicredit, quindi attorno a 9,6 euro per azione in un deal tutto carta contro carta che vede il concambio di 0,29 titoli Bnp Paribas per 1 azione della banca italiana.

Un’ipotesi di M&A internazionale di questo tipo, fino ad ora messa da parte per ragioni di mancato quadro regolamentare unico in Ue sul fronte bancario, nasce per tre ragioni, spiega Mediobanca. La prima è che dopo l’arrivo del Recovery Fund a inizio 2021 i Paesi torneranno a parlare di unione non solo dei capitali ma anche bancaria. In secondo luogo la Bce da tempo sostiene l’M&A per creare campioni europei da far crescere in competizione con i colossi americani e cinesi. Terzo punto, il Covid-19 agirà da elemento catalizzatore, separando in maniera netta le banche solide da quelle con problemi pregressi e i piedi fragili.

Per gli analisti di Piazzetta Cuccia, Unicredit appare l’unica banca che, aggregata ad un gruppo francese, diventerebbe una realtà “di livello mondiale, raggiungendo fino al 70% della popolazione in Ue”. Nel frattempo resta bassa la visibilità sugli utili del 2021, quando si farà sentire il peso degli Npl a causa della pandemia. Unicredit intanto pubblicherà la trimestrale al 30 settembre il prossimo 5 novembre.

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