Economia

Vi spiego azioni e fallimenti di Mustier in Unicredit

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Mustier ha alleggerito Unicredit per prepararla a una grande operazione internazionale ma il piano è fallito. Il commento di Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

La linea di Mustier in Unicredit è stata tutta orientata a tagliare costi e vendere gioielli di famiglia, da Fineco a Pioneer: voleva alleggerire Unicredit per prepararla a una grande operazione internazionale. Missione fallita. La sua ambizione era essere il primo in Europa, non gli interessava il fatto di essere il secondo in Italia.

E’ stata questa la parabola di Jean-Pierre Mustier che lascerà a breve la guida di Unicredit, secondo il commento di Lando Maria Sileoni, il segretario della Fabi, il maggiori sindacato dei bancari.

Ecco che cosa ha detto Sileoni e gli auspici sulle prossime tappe del risiko bancario, non solo su Unicredit.

LA PARABOLA DI MUSTIER IN UNICREDIT

«Sul piano politico, Mustier ha pagato il fatto di esser stato surclassato dal gruppo Intesa Sanpaolo, che è sempre stato il riferimento sociale del Paese e ha consolidato questa posizione con l’operazione su Ubi. Mustier poteva andarsene prima, ma forse non aveva alternative pronte», ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, durante la trasmissione Coffee Break su La7 condotta da Andrea Pancani, tornando a commentare il passo indietro dell’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier.

PROGETTI E MOSSE DI MUSTIER

«La linea di Mustier in Unicredit è stata tutta orientata a tagliare i costi, riducendo il personale di 14.000 unità e tagliando tantissime filiali. Sui ricavi non ha raggiunto risultati importanti e ha abbandonato il territorio. Ha venduto i cosiddetti gioielli di famiglia, da Fineco a Pioneer: voleva alleggerirsi nel nostro Paese per prepararsi a una grande operazione internazionale. Che non gli è riuscita. La sua ambizione era essere il primo in Europa, non gli interessava il fatto di essere il secondo in Italia», ha aggiunto Sileoni.

QUESTIONE FISCALE

Durante la trasmissione, si è parlato dell’ipotesi di nuove tasse. «Io dico no alla patrimoniale, questa posizione è mia e non impegna l’organizzazione» ha detto Sileoni. «A mio giudizio qualsiasi tassa patrimoniale è sbagliata. Non dimentichiamo che in Italia esistono già cinque forme di prelievi che, di fatto, sono una patrimoniale: l’Imu sulle seconde case, l’imposta di bollo su depositi e conti correnti, la tassazione delle rendite finanziarie, il tributo sugli immobili all’estero e quello sulle attività finanziarie estere» ha spiegato ancora il segretario generale della Fabi.

EMERGENZA COVID E NON SOLO

Quanto all’emergenza Covid, Sileoni ha detto che «nessuno oggi in Italia vorrebbe essere al posto del premier Conte. Col massimo rispetto verso la classe politica, almeno per il periodo di Natale tutti i parlamentari e i gruppi politici dovrebbero finirla col teatrino. Se sullo sfondo c’è un interesse politico, tutti avrebbero dovuto smettere di utilizzare l’argomento Covid per le solite battaglie di campo. C’è un interesse elettorale, sia da parte del governo sia da parte delle opposizioni, che non ci dovrebbe essere. Il modello giusto è quello della Francia e della stessa Germania. Prima la salute, ma anche il fattore economico deve essere tutelato».

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Perché serve una fusione tra Mps, Carige e Popolare di Bari.

L’intervento di Sileoni su Start Magazine del 3 dicembre 2020:

Per Unicredit, mi aspetto una guida italiana con la quale saprà conquistare spazi lasciati ad altri e riprendere quel ruolo che aveva negli scorsi anni sia con Alessandro Profumo sia con Federico Ghizzoni.

La qualità delle lavoratrici e dei lavoratori di Unicredit è altissima, ma il disimpegno del gruppo Unicredit e la vendita dei gioielli di famiglia perseguita con la gestione di Jean-Pierre Mustier ha dato l’idea di un gruppo senza prospettiva nel medio e nel lungo termine.

Di questo vuoto di progetto hanno approfittato altri gruppi bancari: Intesa Sanpaolo ha investito molto e in maniera lungimirante sia per la formazione del personale sia per la vicinanza verso tutti i governi con una importante presenza sul territorio, senza lasciare terreno a Poste Italiane.

Quanto all’ipotesi Mps, è una rogna che non vogliono né la Bce, che pretende stabilità, né il Ministero dell’Economia che vuole togliersi di torno la responsabilità di questo istituto.

Mps è la banca più antica del nostro settore ed è un riferimento per i territori, a iniziare dalla Toscana.

La posizione che il presidente della regione prenderà all’interno del Pd sarà determinante, così come sarà determinante il ruolo dei Cinque Stelle.

Concludo con un auspicio: per evitare una macelleria sociale che toccherebbe maggiormente le province di Siena e di Firenze, abbiamo proposto di mettere insieme le tre debolezze del settore bancario italiano: Popolare di Bari, Carige e Monte dei Paschi di Siena (Mps).

Se si prospetterà questo progetto, noi guarderemo con grande attenzione a questa iniziativa.

Lando Maria Sileoni

segretario generale Fabi

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