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Ecco come il Marocco entra nell’orbita della Cina

Marocco Cina

Cosa prevede il piano di cooperazione tra Marocco e Cina. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Come tramontano gli imperi, così tramontano anche le sfere di influenza a livello politico che la potenza degli imperi sono in grado di determinare.

Sembrerebbe il caso del Marocco, ex-protettorato spagnolo e francese, che sta entrando nell’orbita cinese.

Ning Jizhe, vicepresidente della Commissione nazionale di sviluppo e riforma nazionale della Cina, ha firmato infatti il piano di cooperazione con il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita mercoledì.

Anche il Marocco si è impegnato, con questi accordi, a rafforzare la Nuova via della seta cinese e quindi a consentire al dragone di consolidare la sua produzione di potenza. Il piano prevede una joint venture nell’industria energetica e più investimenti cinesi nella salute con la Sinopharm, nelle industrie finanziarie e agricole del Marocco. Non dimentichiamoci inoltre la presenza degli Istituti Confucio il principale strumento attraverso il quale la Cina attua il suo soft power.

Se in passato le partnership siglate con la Cina erano finalizzate allo sfruttamento delle risorse – ed è proprio per questo che la Cina cerca di stringere sinergie bilaterali con paesi africani ricchi di risorse -, il caso del Marocco è molto particolare: il Marocco potrebbe infatti essere utilizzato come snodo di transito per consentire alla Cina di collegare l’Africa sub- sahariana all’Europa. Ciò significa che il Marocco può diventare un importante testa di ponte per la Cina nel Mediterraneo.

Per quanto riguarda i dati ufficiali, a livello di import-export ci dicono che il commercio tra la Cina e il Marocco almeno nel 2019 ammontava a circa 4 miliardi di dollari. Ma esiste una cooperazione non dichiarata – che cioè quella in materia militare – che è altrettanto importante e di cui è assolutamente necessario discutere.

Il Marocco sta costruendo infatti una nuova base di difesa aerea in Sidi Yahya El- Gharb, che si trova a nord-est della capitale Rabat destinata ad ospitare missili a medio raggio di superficie.

Ma cosa fa a che fare la Cina con tutto questo? La Cina North Industries Group Corporation Limited – comunemente indicato come Norinco – ha infatti consegnato 24 Sky Dragon 50 missili a medio raggio di superficie al Marocco nel dicembre 2017( oltre a quello francese a corto raggio francese VL MIKA).

Sarebbe tuttavia un errore pensare che il Marocco intenda siglare partnership privilegiate con la Cina: il Marocco infatti ormai da tempo – come fa per esempio la Turchia – si muove nell’arena della politica internazionale siglando accordi multilaterali anche nel settore degli armamenti, nonostante il fatto che la parte del leone – come ha indicato chiaramente il Sipri – sia fatta dagli Stati Uniti (parliamo di circa il 90%). Tra i paesi in rapporto con il Marocco vi è anche la Fincantieri.

Deve naturalmente essere chiaro – e questo lo diciamo anticipando eventuali future polemiche sulla possibilità che l’Italia fornisca effettivamente fregate al Marocco – che le armi che sono state fino adesso vendute anche dalla Cina come dagli Stati Uniti non servono per giocare a Risiko, ma servono per competere alla pari con l’Algeria (chi viene rifornita anche dalla Cina nel settore missilistico, seguendo il moto fra i due litiganti il terzo gode cioè fra due litiganti il terzo aumenta i suoi profitti!) e soprattutto per reprimere il movimento indipendentista del Fronte Polisario anche anche grazie alla collaborazione con Israele.

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