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I nuovi guai di Huawei (in Polonia) lambiscono anche Orange

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Arrestato in Polonia Stanislaw Wang, dipendente di Huawei. L’accusa è spionaggio per conto di Pechino

Non c’è tregua per Huawei. Dopo l’arresto della direttrice finanziaria Meng Wanzhou a Vancouver su richiesta degli Stati Uniti a dicembre, anche il direttore vendite per la Polonia è stato arrestato dalle autorità di Varsavia martedì scorso insieme a un cittadino polacco. L’accusa? Conduzione di attività di spionaggio di alto livello per conto della Cina. Ecco i dettagli.

L’ACCUSA DELLE AUTORITÀ POLACCHE

Secondo quanto riferito dall’emittente televisiva Tvp, il dipendente di Huawei è un cittadino cinese, mentre il cittadino polacco è un ex agente di sicurezza che ha recentemente lavorato per la controllata polacca della società di telecomunicazioni francese Orange i cui uffici sono strati perquisiti. Entrambi saranno tenuti in detenzione per almeno tre mesi. “Ora dobbiamo verificare le attività dirette contro il paese e questo caso è tutt’altro che chiuso”, ha detto a Tvp Stanislaw Zaryn, portavoce del capo dei servizi segreti della Polonia. Rischiano fino a 10 anni di carcere se giudicati colpevoli. Il cittadino cinese è stato arrestato ma non accusato, secondo una persona con conoscenza delle indagini.

CHI È IL DIPENDENTE ARRESTATO

Come ha riportato il Financial Times, il nome completo del dipendente cinese è Weijing Wang, impiegato come direttore delle vendite per Huawei in Polonia. Wang utilizzerebbe anche il nome europeo Stanislaw Wang. Secondo il suo profilo LinkedIn, il signor Wang ha lavorato nel consolato cinese a Danzica per più di quattro anni come assistente del console generale prima di lavorare per Huawei.

LE REAZIONI CINESI

Il ministero degli Esteri cinese ha detto di essere “molto preoccupato” dalle relazioni e ha esortato la Polonia a gestire il caso “in maniera corretta”. Non ha commentato il colosso tlc di Shenzhen, che si è limitato a dichiarare: “Siamo consapevoli della situazione e la stiamo esaminando. Huawei rispetta tutte le leggi e le normative applicabili nei paesi in cui opera e chiediamo a tutti i dipendenti di rispettare le leggi e i regolamenti nei paesi in cui si trovano”.

IL CASO MENG ANCORA APERTO

La notizia arriva a nemmeno un mese dall’arresto a Vancouver della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, su richiesta degli Stati Uniti che ne chiedono l’estradizione per il sospetto di violazione delle sanzioni all’Iran. La vicenda ha sollevato tensioni con la Cina in un momento in cui Washington e Pechino sono impegnate in una più ampia guerra commerciale.

HUAWEI, ANCHE LE APPARECCHIATURE SOTTO ACCUSA

Non bastavano i due arresti per scuotere il colosso cinese. I due arresti seguono infatti le preoccupazioni dei governi di tutto il mondo intorno all’uso delle apparecchiature di telecomunicazione fornite da Huawei nelle proprie infrastrutture critiche.

IL SOSPETTO AMERICANO

Le agenzie di intelligence statunitensi sostengono che Huawei è collegata al governo cinese e che le sue attrezzature potrebbero contenere “backdoor” a disposizione di spie governative.

La preoccupazione si fonda sulla potenziale applicazione della legge cinese sull’intelligence nazionale. Approvata nel 2017, la normativa stabilisce che le organizzazioni e i cittadini cinesi devono. ” sostenere, cooperare e collaborare nel lavoro di intelligence nazionale”. In virtù di questa legge, le compagnie cinesi all’estero potrebbero essere dunque chiamate a svolgere attività di spionaggio.

HUAWEI SEMPRE PIÙ ISOLATO

Il colosso di Shenzen ha sempre respinto le accuse degli Stati Uniti dichiarando che non rappresenta una minaccia per la sicurezza dei Paesi e negando la richiesta di creazione di “backdoor” da parte di Pechino.

Ma le parole stanno a zero. Huawei è già stato di fatto esclusa dalla fornitura di infrastrutture per le telecomunicazioni da paesi che hanno accolto le preoccupazioni degli Stati Uniti. Nuova Zelanda e Australia hanno negato la partecipazione a Huawei nello sviluppo delle reti 5G nazionali.

Spostandoci in Europa, Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Norvegia stanno prendendo in seria considerazione il bando del colosso tlc cinese dalle proprie infrastrutture. Non è improbabile che dopo l’arresto avvenuto in Polonia, il Vecchio continente prosegua in questa direzione.

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