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Del Vecchio, Mediobanca e Leonardo, ecco cosa pensa il Copasir (Volpi schiaffeggia M5s)

Copasir Volpi

Il presidente del Copasir, Volpi (Lega), rampogna indirettamente i pentastellati per gli attacchi a Profumo di Leonardo e su Del Vecchio in Mediobanca e Generali cambia idea: tutto ok. Chissà se Nagel sarà contento… Fatti, nomi, parole e ricostruzioni

“Generali, forse il primo investitore istituzionale di Buoni del Tesoro e dunque del debito sovrano, verrebbe in tal modo ‘condizionata’ da Del Vecchio le cui società si trovano in Francia e in Lussemburgo”.

Così parlava lo scorso giugno, in un’intervista al quotidiano la Repubblica, il presidente del Copasir, Raffaele Volpi.

Il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica aggiungeva al quotidiano diretto da Maurizio Molinari: “Un fatto va chiarito: è anomalo che Del Vecchio, che ha sempre avuto attività di tipo industriale e produttivo, si sia buttato nel settore finanziario che non è mai stato il suo core business con un’operazione così importante, fino ad arrivare addirittura al 20 per cento di Mediobanca. E poi non è pensabile che istituti controllati dall’estero detengano porzioni così importanti di debito sovrano: se all’improvviso decidessero di vendere i nostri Bot subito lo spread avrebbe contraccolpi negativi per noi”.

Passano 5 mesi, con alcune audizioni di società e personalità interessate, e il giudizio del numero uno del Comitato parlamentare cambia. Il risultato delle audizioni? “Allora temevamo a ragione che ci potessero essere azioni invasive ed eterodirette verso un istituto come Mediobanca che ha un’importante partecipazione in Generali. Abbiamo voluto verificare che la testa delle banche italiane e delle assicurazioni che detengono miliardi di debito sovrano e buoni del Tesoro guardasse in Italia e non fuori”, ha detto nei primi giorni di novembre Volpi a Formiche di Paolo Messa, rivista molto seguita nell’Intelligence (il direttore del Dis, Gennaro Vecchione, è stato riverito come ospite d’onore nell’ultima festa della rivista, “macchina editoriale più apprezzata a Washington” secondo il resoconto di Dagospia del party di Formiche).

Conclusione di Volpi: “Del Vecchio è un grande italiano. E che da imprenditore ha fatto delle scelte che seguono logiche aziendali”. Quindi il patron di Luxottica non è più un potenziale alleato dei francesi in chiave anti italiana intrufolato nell’azionariato di Mediobanca e Assicurazioni Generali.

Un giudizio che di sicuro non sarà troppo gradito ai vertici di Mediobanca, visto che il maggior azionista dell’istituto di Piazzetta Cuccia – ossia Del Vecchio – non ha votato nella recente assemblea la lista orchestrata da Nagel per il rinnovo del consiglio di amministrazione e, anzi, ha appoggiato la lista concorrente (quella di Assogestioni) e per di più ha criticando – non votando – la remunerazione dei vertici di Mediobanca, sia del presidente Renato Pagliaro sia dell’amministratore delegato Nagel.

Il direttore del Copasir – nonché esponente di spicco della Lega di Matteo Salvini, sponda moderata – ha esternato anche su Leonardo, l’ex gruppo Finmeccanica presieduto da Luciano Carta (che il governo ha voluto al posto di Gianni De Gennaro, che Conte ha imposto al vertice della Popolare di Bari scavalcando anche il Tesoro; ma evidentemente – raccontano insider bancari – il passato dell’istituto di credito fondato dalla famiglia Jacobini ha solcato anche ambiti vicini ai Servizi).

Volpi ha spiegato inoltre perché il Copasir ha suonato un campanello d’allarme su Leonardo per il crollo del titolo in Borsa. Due i motivi: “Il primo è che dobbiamo difendere le nostre aziende strategiche per evitare che attori ostili possano approfittarsi di un momento di vulnerabilità. Il secondo riguarda un sospetto. Non vorrei che alcuni soggetti politici possano o vogliano incidere sul valore di borsa di aziende chiave. Se da presidente del Copasir a borse aperte pubblicassi un documento che chiede all’ad di un’azienda quotata di dimettersi, ci sarebbero delle ripercussioni. E forse sarei accusabile di aggiotaggio”.

Il riferimento implicito di Volpi – con accuse indirette pesantissime – è a un documento di parlamentari pentastellati. “La condanna di Alessandro Profumo riferita al suo trascorso in Monte dei Paschi di Siena, anche se di primo grado, pone una questione di opportunità. Profumo dovrebbe dimettersi quanto prima dalla sua carica di amministratore delegato in una società pubblica e strategica quale è Leonardo”, hanno dichiarato in una nota i deputati M5S della commissione Finanze della Camera, dopo la condanna di Profumo per una vicenda Mps.

“A Crimi è arrivata la telefonata di Conte che vorrebbe piazzare Arcuri a Leonardo”, ha aggiunto nei giorni scorsi Dagospia, mentre Di Maio punta su Giovanni Giordo, già responsabile del settore aeronautico di Finmeccanica.

 

Ha rimbrottato il presidente del Copasir: “Dico solo che ci sono politici e influencer che, voglio pensare inconsapevolmente, possono diventare strumento di speculazioni esterne contro i nostri campioni nazionali. Nelle ore successive al polverone politico su Profumo, su diversi siti americani che si occupano di Borsa si invitava a fare short selling sui titoli di Leonardo”, ha anche detto Volpi a Formiche di Paolo Messa, top manager di Leonardo, in attesa da mesi – dopo essere stato silurato come direttore delle Relazioni Istituzionali Italia – di andare negli Stati Uniti dal prossimo gennaio – ma non ci sarebbero ancora comunicazioni di servizio o indicazioni precise – come una sorta di ambasciatore di Leonardo negli States, come adombrato nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore da Gianni Dragoni.

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