Economia

Popolare di Bari, tutte le grane per De Gennaro (imposto da Conte)

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Fatti, nomi e indiscrezioni sulla Popolare di Bari che sarà presieduta da De Gennaro (ex Polizia e Servizi) voluto da Conte (secondo Mf) scavalcando il Tesoro e il Mediocredito centrale, controllato da Invitalia (guidata da Arcuri, vicinissimo al premier)

 

Sono giorni di voto per la Popolare di Bari i cui azionisti sono chiamati a scegliere il nuovo consiglio d’amministrazione che sarà poi consacrato dall’assemblea del 15 ottobre. Pochi dubbi sulla lista che ne uscirà vincente, stilata da Mediocredito centrale, che controlla l’istituto pugliese grazie al salvataggio seguito al commissariamento. A presiedere la banca sarà Gianni De Gennaro con l’aiuto di Giampiero Bergami nel ruolo di amministratore delegato. Una scelta, quella dell’ex capo della Polizia ed ex capo dei Servizi, che ha stupito e fatto discutere e che ha comportato l’esclusione di Bernardo Mattarella, ad di Mcc, dato per probabile presidente. Secondo Angelo De Mattia, già ai vertici della Banca d’Italia quando era governata da Antonio Fazio, è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a decidere la candidatura e a comunicarla, personalmente, al nipote del capo dello Stato, ha scritto su Milano Finanza.

Conte ha parlato della banca in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, nel giorno del suo arrivo alla Fiera del Levante. L’intervento pubblico, ha detto, si è reso “necessario per tutelare un istituto bancario cruciale per il sistema economico del Mezzogiorno e per dare impulso alla sua trasformazione e al suo rilancio, affinché la Banca possa poi camminare con le sue gambe e contribuire allo sviluppo del Sud. Vigileremo affinché si eviti ogni invasione di campo della politica, assicurando al contempo professionalità ed efficienza del management”.

Nel frattempo a Bari è in corso il processo per il crac della popolare che vede sul banco degli imputati con l’accusa di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza Marco Jacobini, ex presidente, e suo figlio Gianluca Jacobini, ex condirettore dell’istituto di credito. Devono rispondere di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza per gli anni dal 2014 al 2018. Il salvataggio della Popolare di Bari, hanno ricordato in audizione in Parlamento i commissari straordinari Antonio Ajello ed Enrico Blandini, “è costato in totale 1,6 miliardi di cui 1,17 versati dal sistema bancario attraverso il Fondo di tutela dei depositi (Fitd) e 430 milioni circa dal governo (attraverso Mediocredito Centrale, ndr). Ma anche l’azzeramento pressoché totale agli oltre 50 mila soci cooperativi, ai quali andrà un ristoro di circa 44 milioni”.

LE OPERAZIONI PER IL NUOVO CDA

Se la scadenza per esprimere il proprio voto telematico è fissata al 13 ottobre – in vista dell’assemblea del 15 ottobre – le operazioni per eleggere il nuovo board si sono aperte una settimana fa. Con l’assise generale si chiuderà definitivamente la gestione commissariale, decisa dalla Banca d’Italia lo scorso dicembre. I circa 69 mila azionisti sono chiamati a scegliere fra tre liste di nomi che contengono in totale 17 candidati.

LA LISTA DI MCC

La lista del principale azionista, Mediocredito Centrale Spa, che detiene il 97%, propone i sette professionisti che con ogni probabilità comporranno il nuovo cda. Sono Giovanni De Gennaro nel ruolo di presidente, Giampiero Bergami, attuale direttore generale e futuro ad, Elena De Gennaro, cfo di Mcc, Paola Girdinio, docente di Elettrotecnica all’università di Genova e membro del board di Enel, e i tre avvocati pugliesi Cinzia Capano (già deputato del Pd e vicinissima al riconfermato presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano), Roberto Fusco e Bartolomeo Cozzoli.

PERCHÉ DE GENNARO?

La scelta dell’ex capo della Polizia ed ex capo del Dis (il dipartimento che coordina i Servizi segreti, l’Aisi e l’Aise) alla presidenza della Popolare di Bari ha spiazzato. Angelo De Mattia, già ai vertici della Banca d’Italia quando era governata da Antonio Fazio, ha parlato di “improvviso colpo di scena”: “Come presidente viene candidato Gianni De Gennaro, già presidente di Leonardo, anziché, come ormai sembrava unanimemente deciso, Bernardo Mattarella attuale ad del Mediocredito centrale – ha scritto sul quotidiano Mf/Milano Finanza -. Quest’ultimo, dotato di grande competenza e capacità, è stato uno dei fondamentali punti di riferimento, accanto ai Commissari, per avviare il rilancio della Banca la quale è partecipata dal Mediocredito con il 97%”. Secondo De Mattia quella di Mattarella “era diffusamente sembrata una candidatura scontata, anche per la profonda conoscenza acquisita dell’Istituto in questo periodo di gestione straordinaria e per i progetti per il futuro”.

Dunque questa designazione non appare “facilmente spiegabile, senza nulla togliere all’opera nel complesso meritoria che De Gennaro ha svolto nei diversi incarichi”. Perciò, per l’editorialista ed ex braccio destro di Fazio, “si torna al problema dei criteri delle nomine pubbliche, tuttora carenti e alla necessità che finalmente il Governo provveda a una disciplina di tali criteri che vada oltre quella prevista indistintamente per tutti colori che aspirano ad assumere cariche bancarie”. Insomma, lo slittamento dell’assemblea – che si sarebbe dovuta tenere a metà settembre – a causa delle “mancate intese tra i partiti della maggioranza” per le candidature “non è affatto edificante e si pone in totale contrasto con l’esempio che bisognerebbe dare ai fini del risanamento di un intermediario”.

LE PREVISIONI DEI COMMISSARI

Intanto la settimana scorsa è arrivato dai commissari della banca, Ajello e Blandini, l’annuncio che Popolare Bari continuerà ad essere in perdita ancora per due anni: se infatti “è stata messa in sicurezza dal punto di vista patrimoniale” eppure “ci vorranno almeno due anni ancora in perdita prima del pareggio di bilancio (2022) per poi arrivare a un risultato economico positivo nel 2023-2024”. In audizione in commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, hanno evidenziato che a fine giugno scorso i crediti deteriorati netti erano pari a 238 milioni, con un’incidenza sugli impieghi passata dal 17,9% ante-cessione al 4,43 per cento.

IL PIANO DI MATTARELLA

Sempre in commissione bicamerale martedì scorso è intervenuto invece Mattarella che ha fornito qualche anticipazione sul piano industriale di Mcc nella prospettiva del “polo finanziario integrato” con l’istituto pugliese. Si parte, neanche a dirlo, con “il recupero dell’efficienza organizzativa ed operativa” e con “misure di riduzione dei costi allineate alle migliori pratiche di mercato” tra cui  “la chiusura di 94 filiali non redditizie (il 28% del totale) dislocate in varie regioni, al fine di focalizzare la presenza della banca sui territori storici e maggiormente redditizi; una significativa riduzione della forza lavoro con uscite tra il 25% e il 30% dei dipendenti mediante ricorso a vari strumenti di incentivo e un’importante riduzione di altre spese amministrative (circa il 27% del totale) ascrivibile a rinegoziazioni con fornitori, razionalizzazione dei processi, chiusura filiali e internalizzazione delle attività”. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore “l’obiettivo del piano è la creazione di un nuovo distretto finanziario del Sud Italia per dare una risposta concreta alle esigenze di credito delle imprese, soprattutto piccole e medie”. Per questo Mediocredito punta a “progetti di inclusione sociale, sostenibili e green” che colleghino “le comunità del Mezzogiorno mediante partnership tra pubblico-privato nell’ecosistema finanziario”. In tale “disegno strategico di Mcc l’investimento nella Popolare di Bari può rappresentare il primo passo”. Un istituto che dovrà orientare la propria azione secondo “tre pilastri” ovvero “sviluppo del business, recupero di efficienza organizzativa e operativa, rafforzamento del processo di digitalizzazione e innovazione” puntando a focalizzare l’offerta verso famiglie e piccole e medie imprese del settore servizi.

IL PROCESSO PER IL CRAC

Nel frattempo si sta svolgendo il processo contro i due Jacobini, inizialmente sia nell’aula bunker dell’ex tribunale di Bitonto sia nell’attuale penale tribunale di Bari che non è dotato di un’aula abbastanza grande da contenere tutte le parti e rispettare le norme di distanziamento imposte dalle regole anti-Covid. Ora, come riferisce l’Agi, sarà il padiglione Spazio 7 della Fiera del Levante ad ospitare il processo sul crac della banca. Al momento si sono costituite in giudizio 435 parti ma potrebbero arrivare fino a 2.000 mentre gli avvocati che parteciperanno saranno circa 300.

Tra le parti che hanno chiesto di costituirsi ci sono anche gli attuali commissari dell’istituto che intendono tutelare il danno d’immagine causato alla banca dalla vicenda giudiziaria che il 31 gennaio scorso ha portato all’arresto dei due Jacobini, attualmente sottoposti solo a una misura interdittiva. Secondo Il Sole 24 Ore oggetto dell’azione sarebbe anche la precedente società di revisione, Pricewaterhouse, “a carico della quale sarebbero emerse responsabilità”. Domenico Romito, presidente di Avvocati dei consumatori, associazione che rappresenta circa la metà degli azionisti che si sono costituiti parte civile ha già fatto sapere che “in udienza chiederemo che Pwc, la società che ha certificato i bilanci che, secondo l’ipotesi dell’accusa sono falsi, venga riconosciuta come responsabile civile”. In tal caso, ha aggiunto, “se gli imputati venissero condannati, i soldi per rimborsare tutti ci sarebbero perché Pwc è sicuramente assicurata contro questo rischio”.

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