Innovazione

Un paio di consigli liberisti dopo i bavagli anti Trump di Twitter e Facebook

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Una delle proposte più semplici e forse risolutive (chi scrive la rilancia da anni) viene dagli economisti Luigi Zingales e Guy Rolnik, e, se attuata, avrebbe anche il vantaggio di favorire la nascita di altri social network. Ecco di che cosa si tratta. Il commento di Daniele Capezzone per il quotidiano La Verità

 

La censura, come il postino, bussa sempre due volte. Così, dopo il blocco dell’altro giorno su Facebook e Instagram, l’altra notte Donald Trump è stato inibito pure su Twitter, che peraltro già da mesi aggiungeva chiose e contestazioni ad ogni suo tweet.

Subito dopo l’imbavagliamento, è stato il figlio del presidente, Donald Trump jr, a twittare, tra indignazione e sarcasmo: “Così gli ayatollah e numerosi altri regimi dittatoriali possono avere account senza problemi, nonostante minaccino di genocidio interi paesi o uccidano gli omosessuali. Ma il presidente degli Stati Uniti deve essere permanentemente sospeso. Mao sarebbe fiero”.

A peggiorare le cose, c’è il sospetto che l’altra notte Twitter abbia deciso l’equivalente di una spedizione punitiva: cancellati gli account del generale Michael Flynn e dell’avvocata Sidney Powell. In un fazzoletto di ore, sono anche spariti a valanga una serie di altri account conservatori, trumpiani, repubblicani: o perché bannati a loro volta o perché si sono tolti da quel canale social. E tantissimi, anche qui in Italia, hanno potuto constatare un innaturale “sfoltimento” dei propri follower.

VERSO PARLER

Nella notte tra venerdì e sabato (chi era sveglio ha potuto constatarlo in diretta) c’è stata anche una migrazione di massa di molti utenti verso un social rimasto libero, Parler, al punto che per un certo tempo chi aveva già un account lì ha avuto difficoltà a scrivere perché il sistema risultava sovraccarico.

VADE RETRO PARLER?

Poche ore dopo, è giunta la nuova sorpresa negativa: la scoperta che Parler non è più disponibile su Google e Apple Store. Insomma, una gabbia è scattata all’improvviso, a monte (rispetto alla scaricabilità di certi social) e a valle (rispetto alla agibilità per chi ne era già parte), con una simultaneità e una “perfezione” che fanno riflettere, e che non danno l’impressione di essere casuali e improvvise.

I DUE PROBLEMI

Ci sono almeno due problemi da valutare. Il primo è giuridico: se Twitter decide di censurare il messaggio di un utente o addirittura di inibirlo permanentemente, per ciò stesso diventa un editore a tutti gli effetti, uscendo dalla dimensione di mero provider neutrale storicamente rivendicata da queste piattaforme. Ma se è un editore, allora non si vede perché debba essere sottratto agli altri obblighi a cui ogni altro editore è sottoposto.

NO A INTERVENTI STATALI

Non è certo il caso di invocare a cuor leggero interventi di autorità pubbliche (che sarebbero a loro volta a rischio di autoritarismo e di arbitrarietà politica, in base al governo del momento). Forse è il caso di cercare una risposta di mercato, aprendo alla libera competizione e impedendo pericolosissimi monopoli.

LA PROPOSTA DI ZINGALES

Una delle proposte più semplici e forse risolutive (chi scrive la rilancia da anni) viene da Luigi Zingales e Guy Rolnik, e, se attuata, avrebbe anche il vantaggio di favorire la nascita di altri social network. Di che si tratta? Di replicare per i dati, le informazioni e le immagini che inseriamo sui social lo stesso meccanismo di portabilità che qualche anno fa fu deciso per i numeri telefonici, prima ritenuti proprietà delle compagnie telefoniche. In questo modo, sarebbe più facile “spostarsi”, alimentare la concorrenza tra social, e anche valorizzare un patrimonio (di scritti, di immagini, in ultima analisi di vita) che ormai fa parte della nostra personalità.

(estratto di un articolo pubblicato il 10 gennaio 2020 sul quotidiano La Verità)

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