Innovazione

Nuovo carro armato europeo, cosa succede tra Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia

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Esclusa dal progetto Mgcs franco-tedesco, l’Italia cerca partner per un nuovo carro armato. Tutti i dettagli sui programmi in ballo tra Stati

 

Dopo qualche tentennamento, procede spedito il carro armato del futuro franco-tedesco. Al momento infatti l’unico progetto avviato è il Main Ground Combat System (Mgcs) di Parigi e Berlino.

A guida tedesca, Mgcs è una delle due collaborazioni tra Francia e Germania sulla difesa, che mira a sostituire entro il 2035 i Leclerc francesi e i Leopard 2 tedeschi. Il secondo programma è il Future Combat Air System (Fcas), guidato dalla Francia, a cui ha aderito anche la Spagna.

Sia l’Italia sia la Polonia hanno ripetutamente chiesto di aderire al programma Mgcs, ma Parigi e Berlino vogliono mantenere il progetto esclusivamente bilaterale fino allo sviluppo di un prototipo.

LA NECESSITÀ DI NUOVI MBT ENTRO IL 2025

Da qui al 2035 infatti, molti altri eserciti europei dovranno sostituire circa 2.500 carri armati, secondo un’analisi dell’International Institute for Strategic Studies di Londra. Come rivelato anche da un recente studio dello Iai,”Main Battle Tanks, Europe and the Implications for Italy”, “entro il 2025 più di metà dei Mbt (Main Battle Tank) in servizio andranno sostituiti perché obsoleti, generando quindi una grande domanda per una nuova generazione di piattaforme tecnologicamente all’avanguardia”.

PROCEDE IL PROGETTO FRANCO-TEDESCO MGCS

Il programma Mgcs, che punta a diventare il principale mezzo da combattimento in ambito europeo, ha compiuto un passo importante.

Il 20 maggio i tre partner industriali coinvolti, i gruppi tedeschi Rheinmetall e Krauss-Maffei Wegmann (KMW) e il gruppo francese Nexter, e l’Ufficio federale tedesco BAAINBw, che agisce in nome di Germania e Francia, hanno firmato un contratto per lo “Studio di definizione dell’architettura di sistema – Parte 1”.

Il contratto segue la firma dell’accordo tra il ministro della Difesa tedesco Annegret Kramp-Karrenbauer e la sua controparte francese Florence Parly lo scorso 28 aprile con il quale entrambe le parti hanno delineato la ripartizione delle competenze industriali con una suddivisione dei lavori 50/50 tra Francia e Germania.

PROGETTO EQUAMENTE DIVISO

Il contratto per lo studio dell’architettura, per un valore totale di 30 milioni di euro, è stato diviso infatti in nove pilastri condivisi tra i tre produttori interessati con un equilibrio di costi e carichi di lavoro equamente tra Francia e Germania: tre pilastri gestiti da Nexter, tre pilastri da Krauss-Maffei e tre pilastri di Rheinmetall.

Sebbene ciò non sia stato specificato, sembra probabile che i pacchetti saranno formulati in modo tale da garantire che i sei “tedeschi” avranno gli stessi valori cumulativi dei tre “francesi”, per rispettare il principio generale della suddivisione 50-50. La prima fase del lavoro di architettura dovrebbe durare 18 mesi.

Secondo i piani, gli studi porteranno a un dimostratore tra il 2025 e il 2030 per avere un carro operativo nel 2035.

E BILATERALE

Il progetto Mgcs ha subito un ritardo di un anno. Il gruppo tedesco Rheinmetall ha manifestato subito insoddisfazione per la suddivisione iniziale dei lavori sul nuovo carro armato. Per sbloccare il finanziamento del programma, la scorsa estate il Bundestag aveva chiesto un consolidamento del settore tedesco dell’armamento terrestre o, in mancanza, la nomina di un gruppo tedesco per esercitare la leadership nel progetto Mgcs.

Non solo, i parlamentari tedeschi avevano precisato che finché non sarebbe stata trovata una soluzione, non sarebbe stato possibile registrare progressi sul Fcas nel Bundestag. Di conseguenza, il blocco del Mgcs ha riguardato anche il progetto del caccia di sesta generazione, diretto dalla francese Dassault. Ma Parigi e Berlino hanno risolto gli attriti tanto che lo scorso febbraio il Bundestag ha approvato i fondi per il primo contratto di dimostrazione per il Fcas.

Germania e Francia procedono dunque sui progetti comuni della difesa, rifiutando al momento, il coinvolgimento di terzi partner per il Mgcs.

Da parte di entrambe esiste una ferma volontà politica di avanzare su base bilaterale fino alla definizione dei requisiti militari e alla condivisione del lavoro industriale. Solo così potrebbe essere aperto a paesi terzi senza rischi di impasse militari o industriali.

IL SOSTITUTO DEL CARRO ARMATO ARIETE

Ma l’Italia ha necessità di pianificare l’acquisizione del successore del carro Ariete, entrato in servizio nel 1995 e da dismettere intorno al 2030.

Nel Documento programmatico pluriennale (Dpp) pubblicato dal dicastero della Difesa a luglio guidato dal predecessore di Lorenzo Guerini, Elisabetta Trenta, è previsto il mantenimento della linea carri Ariete – prodotto dal Consorzio Iveco-Oto Melara (CIO) –con 4 milioni nel 2019 e 35 totali fino al 2021.

L’intenzione della Difesa non è dunque la costruzione di ulteriori carri Ariete ma verificare la fattibilità a procedere all’ammodernamento della flotta esistente. Una scelta condivisa anche da Regno Unito e Francia nel breve periodo.

Come si legge nel report Iai firmato da Alessandro Marrone e Ester Sabatino: “un programma nazionale di approvvigionamento non è ritenuto fattibile né auspicabile. Né è politicamente accettabile acquistare semplicemente un gran numero di piattaforme per sostituire l’Ariete, a causa delle implicazioni negative sull’autonomia strategica”.

“Dal momento che una cooperazione con gli Stati Uniti presenta diverse sfide e svantaggi, il nostro paese ha cercato principalmente una soluzione cooperativa in tutta Europa”.

LE OPZIONI ITALIANE

Visto il rifiuto delle istanze italiane da parte di Parigi e Berlino, la nostra difesa starebbe guardando anche a Spagna e Austria per stabilire una cooperazione per lo sviluppo di un futuro sistema di combattimento terrestre con al centro un nuovo carro da battaglia.

Come ha sottolineato il direttore di Rid Pietro Batacchi, si tratta di “un’opzione sicuramente ambiziosa ma sulla quale si sta lavorando intensamente considerando che in Europa al momento la cooperazione franco-tedesca sul Main Ground Combat System (MGCS) è esclusiva e che altre soluzioni – come un’eventuale cooperazione bilaterale con gli Americani o con gli Israeliani – al momento sembrano più sfumate. La cooperazione con questi 2 Paesi europei – più, appunto, eventualmente anche la Polonia – avrebbe il vantaggio di poter contare su una base industriale molto solida e su un partner di primo livello come General Dynamics Land Systems Europe (GDLSE) che raggruppa le competenze e le conoscenze di 3 specialisti europei del settore veicoli da combattimento, ovvero la spagnola Santa Barbara Sistemas, la svizzera Mowag e l’austriaca Styer. Al momento, tuttavia, si tratta di una delle ipotesi sul terreno e nessuna scelta ufficiale è stata compiuta in merito”.

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