Innovazione

Leonardo e Lockheed, come va la produzione di F-35 in Italia

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F-35 coronavirus

La produzione dell’F-35 nello stabilimento di Leonardo a Cameri (Novara) non ha risentito dell’emergenza Coronavirus. Parola di Lockheed Martin

Ci mancava l’epidemia di coronavirus a intralciare il programma di difesa da 428 miliardi di dollari più controverso (e costoso) della storia del Pentagono. Il caccia di quinta generazione F-35 è prodotto da Lockheed Martin negli Stati Uniti in Texas ma i partner internazionali del programma Jsf assemblano le loro versioni del velivolo presso le Faco, o strutture di assemblaggio e checkout finali, in Italia e in Giappone.

La scorsa settimana i timori per il Coronavirus hanno messo in pausa il programma F-35 proprio nelle strutture di Giappone e Italia ma ciò non ha influito sulla produzione del cacciabombardiere (già accusato di aver accumulato eccessivi ritardi negli anni). A dichiararlo martedì il principale appaltatore Lockheed Martin, come riportato da Defense News.

I PARTNER DEL PROGRAMMA JSF CHE ASSEMBLANO IL VELIVOLO

In questi giorni il Pentagono sta monitorando i potenziali impatti sulle sue catene di approvvigionamento dell’industria della difesa, in particolare l’F-35, che si basa su una rete unica globale di fornitori di componenti.

Gli stabilimenti di assemblaggio finale degli F-35 acquisiti da nazioni diverse dagli Stati Uniti sono due, quello di Cameri e quello di Nagoya, in Giappone. Nello specifico, Cameri è l’unico in grado di eseguire anche l’assemblaggio della variante F-35B al di fuori degli Usa.

COSA SUCCEDE IN GIAPPONE

Mercoledì scorso il portavoce della compagnia ha annunciato che Lockheed Martin avrebbe chiuso la Faco di Nagoya in Giappone dal 9 al 13 marzo a causa del coronavirus. Il portavoce ha precisato che una pausa può essere assorbita dai margini di programma esistenti di Mitsubishi Heavy Industries (MHI) e Lockheed Martin senza problemi relativi alle date di consegna del contratto. Lockheed Martin e MHI gestiscono congiuntamente la struttura Fago di Nagoya.

Tuttavia, “le consegne non sono state influenzate”, ha dichiarato alla stampa Ellen Lord, la responsabile degli acquisiti del Dipartimento della Difesa.

Da notare che nella Faco di Nagoya “vengono prodotti solo velivoli giapponesi”, ha specificato un portavoce del Pentagono in un comunicato.

Un rappresentante Lockheed Martin ha dichiarato inoltre che la società “sta lavorando con i clienti e partner per mitigare qualsiasi impatto sulle operazioni Faco internazionali dell’F-35 in Italia e Giappone.

E IN ITALIA A CAMERI

Sempre una settimana fa, Ellen Lord ha dichiarato che nello stabilimento di Cameri, in Italia, “Lockheed ha imposto ai propri dipendenti a lavorare da casa”.

Anche Pratt&Whitney, che produce i motori del velivolo, ha seguito il diktat di LM. Ma “non ci sono stati impatti sulla linea di produzione”, ha dichiarato Lockheed Martin nel comunicato della scorsa settimana. Aggiungendo che stava anche limitando i viaggi dei dipendenti a Cameri citando le linee guida del Dipartimento di Stato.

Tuttavia lunedì la situazione è cambiata in Italia. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte  ha esteso a tutta Italia le regole restrittive di spostamenti già in vigore per la Lombardia e altre 14 province e ieri sera ha annunciato ulteriori restrizioni.

Martedì il portavoce di Lockheed Martin, Brett Ashworth, ha dichiarato a Defense News che “i dipendenti di Lockheed Martin continuano a lavorare in Italia. Tuttavia, per un’abbondanza di cautela e in coordinamento con i funzionari sanitari locali, ogni dipendente con potenziale esposizione al coronavirus è incaricato di lavorare in remoto e auto-quarantena. La salute e il benessere dei nostri dipendenti e partner è la nostra massima priorità”.

PROBLEMI IN VISTA?

Il vice segretario alla Difesa David Norquist ha dichiarato martedì al Congresso che “finora, ci sono state poche interruzioni fino ad oggi, ma se questa epidemia continua e si espande, allora potremmo potenzialmente vedere sorgere alcuni problemi”.

LUCI E OMBRE SUL CACCIA F-35

In attesa di capire l’evoluzione della produzione dell’F-35, sempre la scorsa settimana Lockheed Martin e il Joint Program Office dell’F-35 hanno annunciato la consegna del 500° esemplare.

A febbraio, inoltre, la flotta F-35 ha superato le 250.000 ore di volo. Compresi i velivoli utilizzati per i test della fase di sviluppo e per l’addestramento, i caccia operativi, i velivoli statunitensi e internazionali. “Queste pietre miliari sono una testimonianza del talento e della dedizione del governo e dei team militari e industriali”, ha dichiarato Greg Ulmer, vice Presidente e Direttore Generale del programma F-35.

Sebbene il programma stia procedendo, soffre ancora di problemi. A gennaio, il Dipartimento della Difesa ha scoperto nuovi problemi associati al cacciabombardiere F-35 nella sua revisione annuale. Bloomberg ha visionato in anteprima il rapporto: 13 problemi “da risolvere”, 873 vulnerabilità di software e il cannone dell’F-35A (la versione per la Us Air Force) che non spara accuratamente.

Proprio per questo LM ha deciso di sostituire l’Autonomic Logistics Information System (Alis), il software che guida la manutenzione e la logistica per ciascun velivolo F-35. Dopo decenni di lavoro e miliardi di dollari per tentare di riparare il software, il Pentagono ha annunciato che il sistema Alis sarà sostituito con l’Operational Data Integrated Network (Odin). L’operazione verrà effettuata comunque da Lockheed Martin e senza costi aggiuntivi per il contribuente.

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