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Germania Chip

Perché Intel non ha ancora investito in Italia?

Gli investimenti di Intel in Germania, Polonia e Israele sono davvero la "pietra tombale" sulla fabbrica di microchip in Italia, come dice Fubini del Corriere della sera? No, in realtà. Ecco perché

Dopo un gioco al rialzo durato mesi, alla fine Intel è riuscita a ottenere dal governo tedesco quello che voleva: un aumento dei sussidi pubblici da 6,8 a circa 10 miliardi di euro per compensare l’aumento delle spese di costruzione della nuova fabbrica di semiconduttori di Magdeburgo, nella Germania est.

Il valore totale dell’investimento è di 30 miliardi di euro: il più grande investimento estero nella storia tedesca, ha detto il cancelliere Olaf Scholz. L’azienda americana ha parlato di un sito leading-edge, tecnologicamente all’avanguardia, che darà lavoro a settemila persone durante i lavori e poi creerà tremila posizioni qualificate una volta entrato in funzione.

La settimana scorsa, poi, Intel ha fatto sapere di voler investire 4,6 miliardi di dollari in una nuova fabbrica di assemblaggio e collaudo di semiconduttori in Polonia, vicino Breslavia: aprirà nel 2027 e vi lavoreranno duemila persone.

I PIANI DI INTEL PER L’ITALIA

Intel – stando alle discussioni con il precedente governo di Mario Draghi – avrebbe in programma l’apertura di un impianto di confezionamento di microchip anche in Italia: per la precisione a Vigasio, in Veneto.

L’investimento dovrebbe ammontare a 4,5 miliardi di euro e creare 1500 posti di lavoro diretti più altri 3500 indiretti. Il governo Draghi stava valutando di fornire un sussidio pari al 40 per cento della somma totale, in linea con i progetti che rientrano nel Chips Act, il piano dell’Unione europea per stimolare la manifattura di semiconduttori.

Stando alle indiscrezioni, l’eventuale fabbrica di Vigasio sarà uno stabilimento tecnologicamente avanzato di confezionamento (packaging) di chip, l’ultimo anello della filiera che porta al prodotto finito.

LA “PIETRA TOMBALE” DI INTEL SULL’ITALIA, DICE FUBINI

Su Twitter Federico Fubini, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera, ha commentato i recenti annunci di investimento di Intel in Germania, Polonia e Israele, definendoli “la pietra tombale sull’investimento italiano di Intel che, di fatto, era stato annunciato durante Draghi e Colao”, l’ex-ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Secondo Fubini, “ci siamo giocati [quello] che avrebbe potuto essere il più grande investimento tecnologico in Italia di sempre, in un settore strategico”.

È DAVVERO COSÌ?

In realtà, non c’è competizione ma complementarità tra l’eventuale fabbrica di Vigasio e quelle di Magdeburgo (in Germania) e di Breslavia (in Polonia).

Come spiegato tempo fa dallo stesso amministratore delegato di Intel, Pat Gelsinger, la società vuole espandere la propria capacità manifatturiera in Europa ma non intende concentrare tutte le operazioni in un singolo stato. Al contrario, il piano – un maxi-investimento da 80 miliardi di dollari in dieci anni – punta alla creazione di un sistema integrato nel continente: vale a dire fabbriche di produzione in un certo paese e impianti di packaging in un altro, per esempio.

È esattamente quello che sta avvenendo. La fabbrica tedesca sarà dedicata alla manifattura di wafer; quella polacca all’assemblaggio e al collaudo di semiconduttori; quella italiana – non ancora confermata, però – al confezionamento.

Vigasio, peraltro, era stata preferita ad altre località in Italia proprio per la sua buona connessione con Magdeburgo: si trova sull’autostrada del Brennero (A22).

LE PRECISAZIONI DI INTEL

Intel ha specificato qualche giorno fa a Formiche.net che nemmeno la Polonia sta facendo concorrenza all’Italia: “l’impianto pianificato in Polonia è simile agli impianti di assembly & test che il colosso statunitense ha già aperto in altre parti del mondo”, mentre “quello discusso in Italia […] riguarda un diverso processo nell’ambito della fase di back-end della produzione”.

La società ha poi aggiunto che “le interlocuzioni sono aperte per un possibile ampliamento della presenza dell’azienda in Italia e apprezziamo l’impegno del governo italiano per lo sviluppo di un ecosistema competitivo nel settore della microelettronica”.

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