Innovazione

Ecco la capriola dell’Aifa sul farmaco anti Covid-19

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Prima l’Aifa autorizza la sperimentazione di Interferone Beta 1-A (Avonex) ai pazienti Covid-19, poi fa retromarcia. Fatti, domande e commento

Semaforo verde da Aifa per la somministrazione di Interferone Beta 1-A ai pazienti Covid-19. Poi, dopo una settimana di utilizzo, il semaforo è diventato rosso e l’uso del medicinale è stato revocato. Non si è a conoscenza dei danni che la sperimentazione avrebbe causato ai pazienti. Andiamo per gradi.

IL FARMACO

L’interferone beta 1, nome commerciale Avonex, è indicato per il trattamento – specifica l’Agenzia Europea del farmaco – di pazienti con diagnosi di sclerosi multipla recidivante e di pazienti con un singolo evento demielinizzante con un processo infiammatorio in fase attiva. La somministrazione è autorizzata per via intramuscolo o sottocutanea.

LA SPERIMENTAZIONE AIFA

L’Aifa, con una determina del 17 marzo 2020, ha autorizzato la sperimentazione del farmaco per la “terapia di supporto dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2”, con dosaggio di 10 mg “in bolo endovenoso, per un massimo di 6 giorni consecutivi”. L’agenzia aveva fissato a tre mesi, a partire dall’entrata in vigore della norma, il periodo di prescrizione del medicinale.

Il numero di pazienti che ha avuto accesso alla sperimentazione è sconosciuto.

UN SOSTANZIALE SOVRADOSAGGIO

Tale modalità e tale quantità somministrata rappresenta, da foglietto illustrativo, un sovradosaggio, per assorbimento più rapido del farmaco. Un sovradosaggio potrebbe provocare, tra le altre cose, svenimento, convulsioni, disturbi depressivi, aritmie, angina, insufficienza cardiaca e difficoltà respiratorie.

LA NUOVA DETERMINA

Con una nuova determina, in Gazzetta ufficiale, il 25 marzo 2020 l’Aifa si corregge. “Il medicinale Interferone Beta 1 A è escluso dall’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale, di cui alla richiamata legge 23 dicembre 1996, n. 648, come terapia di supporto dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2 (COVID-19)”, si legge in Gazzetta.

L’ANALISI DI FRANCO BECHIS

“Quando ho letto entrambe le Gazzette ufficiali ho fatto un salto sulla sedia: «Cosa è successo per consentire ai malati di coronavirus l’utilizzo di un farmaco che dopo soli sette giorni viene ritirato? È stato usato su qualche paziente? Con quali effetti? Ha migliorato la sua situazione o l’ha aggravata, visto il ritiro?». Tutte domande che dovrebbero avere risposta nel verbale di quella commissione tecnica dell’Aifa, che però non è pubblicato né pubblico. Ho provato ad avere notizie dall’interno dell’Agenzia come già avevo fatto in passato, ma ho trovato un riserbo che mai mi era stato frapposto”, ha scritto Franco Bechis direttore del quotidiano Il Tempo.

FARMACO GIA’ TESTATO

“Insistendo – continua Bechis – l’unica cosa che ho saputo è che il farmaco era già stato sperimentato prima della sua autorizzazione su circa 300 pazienti, con qualche successo. E con questo avevo chiaro il motivo della prima delibera Aifa, che lo inseriva fra le cure ufficiali al coronavirus a carico del sistema sanitario pubblico. Ma perché poi è stato ritirato? Un giallo”.

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