Innovazione

Leonardo, tutti gli strattoni politici sull’ex Elsag

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leonardo genova

La posizione dei sindacati sulla Business Unit Automation (ex Elsag) di Leonardo a Genova e le iniziative dei partiti di maggioranza

 

Di nuovo in sciopero i lavoratori di Leonardo Automazione a Genova.

Ieri i dipendenti dell’ex Finmeccanica hanno manifestato contro le ipotesi di cessione dell’unità civile mette a rischio l’occupazione di 400 addetti più i lavoratori degli appalti di pulizie e mensa nel sito di Sestri Ponente.

“Abbiamo incontrato il prefetto, il presidente Toti in piazza e poi i capigruppo in consiglio regionale. Abbiamo precisato che non è accettabile che il governo, che è azionista, non convochi un incontro. Il prefetto si è impegnato ad intervenire con il governo e a fare il punto con il Mise sulla situazione. La nostra richiesta è un tavolo istituzionale, in cui l’azienda ci dica se questa procedura è cessata”, ha spiegato a Lapresse Bruno Manganaro, segretario genovese della Fiom-Cgil, dopo il sesto sciopero dei lavoratori di Leonardo Automazione a Genova.

In dieci anni, l’organico dello stabilimento di Sestri Ponente è passato da 2.500 a 1.700 addetti. Ora, a rischio c’è il futuro di altri 400 lavoratori e la centralità della sede genovese all’interno del gruppo. L’azienda guidata da Alessandro Profumo, dal canto suo, dice di essere alla ricerca di un partner per valorizzare il settore.

I rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato il nuovo prefetto Renato Franceschelli che nei giorni scorsi ha ricevuto una lettera da Leonardo. Dagli ultimi sviluppi “emergerebbe — proseguono dal sindacato — che non è stata presa alcuna decisione sulla dismissione e non sarebbe ancora stato trovato un partner per l’operazione. Noi prendiamo atto ma vogliamo un tavolo formale in cui l’azienda dica se sono vere le notizie che circolano e ci comunichi nel caso eventuali passi indietro sulla procedura annunciata”.

Nel frattempo, sulla vertenza legata al sito di Sestri Ponente (ex Elsag) la senatrice del Pd, Roberta Pinotti, ha sollecitato il governo con un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Tutti i dettagli.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

Per il segretario della Fim Cisl Cristian Venzano “l’azienda deve tornare a quello che dichiarava lo stesso ad Profumo un anno fa, vale a dire che l’automazione è un core business in un mercato fra l’altro in espansione. Le commesse ci sono e pretendiamo che l’azienda non faccia cassa ma faccia impresa”.

“Vorrei che i vertici di Leonardo si mettessero nei panni dei lavoratori e che capissero che gli stessi hanno buone ragioni da vendere, perché non ci risulta che l’automazione sia in crisi, lo sta a dimostrare l’acquisizione da tempo di contratti con i maggiori aeroporti nazionali e internazionali, diventando un punto di riferimento tecnologico per la gestione logistica dello smistamento bagagli e per la realizzazione di impianti di automazione nel processo di eco-commercio”. Ad affermarlo in una nota è Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova.

IL RUOLO DELLA BUSINESS UNIT AUTOMATION PER L’EX FINMECCANICA

“Ritengo che la BU Automation — ha aggiunto Apa — possa giocare un ruolo nell’aumento del perimetro del gruppo senza fughe in avanti attraverso possibili sinergie logistiche con i bisogni dei vari settori. Invece di fare acquisizioni a debito facendo crescere a dismisura lo stesso, impiegano le risorse per fare crescere i vari business a partire dall’automazione”. Per queste ragioni i lavoratori, rileva, “non accetteranno né un ridimensionamento né la cessione di questa importante unità che comporterebbe una riduzione di capacità tecnologica occupazionale, per questo va mantenuta nel perimetro. Il Governo convochi il tavolo al Mise da noi più volte sollecitato invitando anche Leonardo, in quella sede dimostreremo l’inutilità della cessione. Leonardo è alla ricerca di risorse finanziarie per fare cassa, sacrificando asset del gruppo per nascondere scelte e andamenti gestionali che rischiano nel tempo di provocare autentici disastri. Il Governo faccia sentire il suo peso senza assistere passivamente a scelte incaute” ha concluso il Segretario generale Uilm Genova.

IL SOSTEGNO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA

Dalla parte dei dipendenti anche le istituzioni genovesi.

“Leonardo deve mantenere tutte le sue linee di produzione. Ho parlato con i lavoratori scesi in piazza per ribadire il mio sostegno e ho già chiesto un incontro al Governo per affrontare insieme il problema e il destino di tanti lavoratori che rischiano il posto”, ha affermato il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ieri mattina al termine dell’incontro con i lavoratori di Leonardo Automazione.

L’INTERROGAZIONE DEL PD

“Leonardo non dismetta la Business unit automation, è un’azienda leader a livello internazionale nell’automazione per il settore della logistica e degli aeroporti. Il governo intervenga per garantire produttività e lavoratori”. A chiederlo è la senatrice del Pd, Roberta Pinotti (ligure, ex ministro della Difesa), con un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (Lega). “Nel corso degli ultimi mesi Leonardo, nonostante i risultati raggiunti dalla Business unit automation e la strategicità del settore in cui opera tale azienda, ha manifestato l’intenzione di voler procedere ad una sua dismissione e ha avviato la ricerca di un partner industriale per la divisione automazione”, spiega.

LA STRATEGICITÀ DEL SITO DI SESTRI PONENTE

‘Si tratta di tecnici, impiegati, ingegneri, informatici, che sviluppano e progettano macchine per lo smistamento merci nei settori strategici della logistica commerciale, con committenti come Amazon e Dhl, e della logistica aeroportuale per la gestione e lo smistamento dei bagagli, ad esempio per l’aeroporto di Hong Kong”. In tutto il mondo, spiega la senatrice, ”esistono solo quattro o cinque player di questo tipo e la Business unit automation è tra queste”.

Leonardo ”non ha reso note le motivazioni e le strategie di azione riguardo la dismissione della Business unit automation e non ha ancora fornito, nonostante le sollecitazioni provenienti da tutti i soggetti interessati, a partire dai lavoratori, dai sindacati e dalle istituzioni locali, alcuna indicazione sul futuro dell’azienda. Una situazione di incertezza che sta alimentando fortissime preoccupazioni da parte dei sindacati e dei lavoratori”.

URGENTE UN TAVOLO DI CONFRONTO

“L’eventuale dismissione — secondo Pinotti — rappresenterebbe una scelta incomprensibile e incoerente rispetto agli investimenti e ai programmi fino a oggi avviati da Leonardo per valorizzare la realtà industriale a Genova e in Liguria. Nonché una grave perdita per l’abbandono di un settore strategico in cui operano poche realtà di livello internazionale”.

“È urgente che il ministro si attivi per garantire il mantenimento dell’occupazione per i 400 lavoratori impiegati nell’azienda e la continuità operativa”, sottolinea la senatrice. Che chiede l’apertura di un tavolo di confronto, ”con la partecipazione del gruppo Leonardo e le rappresentanze sindacali e istituzionali locali. Con l’obiettivo di trovare una soluzione positiva alla vicenda mantenendo nel nostro Paese una realtà strategica di rilievo internazionale nel settore dell’automazione”.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

In realtà, lo scorso 5 maggio il ministro Giorgetti era già intervenuto sulla vertenza dell’ex Elsag rispondendo ad un’interrogazione parlamentare.

“Leonardo ha riferito di aver avviato un percorso per individuare un interlocutore capace di valorizzarne le competenze e favorirne lo sviluppo”, aveva affermato Giorgetti. Un “implicito via libera” all’operazione di dismissione, secondo Fim, Fiom, Uim.

LA POSIZIONE DELLA LEGA

Infine, anche dal partito del titolare del Mise si leva il dissenso per la cessione della Business Unit Automazione di Leonardo.

“Siamo contrari alla vendita del settore automazione senza peraltro che ci sia un interesse conclamato da parte del mercato” ha dichiarato in una nota Edoardo Rixi, deputato della Lega. “Così si rischia di svendere un asset importante dell’industria nazionale”.

“Oltre a tutelare gli oltre 400 lavoratori — aggiunge — si tratta di difendere un perimetro aziendale che una volta abbandonato rischia di compromettere future possibili scelte del gruppo. Leonardo ha bisogno di una nuova visione strategica. Confidiamo che l’azienda ritorni sui suoi passi e restituisca la necessaria serenità ai lavoratori anche alla luce dei nuovi progetti di rilancio previsti col Pnrr sul territorio genovese”.

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