Innovazione

App Immuni, come funzionerà (secondo il ministro Pisano)

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App Immuni Pisano

Cosa ha detto (e cosa non ha detto) il ministro per l’Innovazione Paola Pisano in commissione Trasporti alla Camera su Immuni, l’app che permetterà di notificare gli utenti se sono stati esposti al contagio da Covid-19

 

Grande assente nella conferenza stampa del presidente del Consiglio Conte sulla fase 3, l’app Immuni è pronta.

Il sistema di notifiche di esposizione che punta ad avvertire gli utenti quando sono stati esposti a un utente potenzialmente contagioso è disponibile dalla sera del 1° giugno. Finora l’app Immuni è stata scaricata finora un milione di volte.  Lo ha detto il ministro per l’Innovazione Paola Pisano durante un’audizione alla commissione Trasporti della Camera.

Il sistema di contact tracing entrerà a pieno regime nei prossimi giorni, al momento in fase di sperimentazione in 4 Regioni. Si entra nella “seconda fase” per Immuni e non sono mancate le polemiche anche in commissione. Dai deputati della Lega che hanno lasciato l’audizione poco prima dell’intervento del ministro Pisano —  “Immuni è scaricabile da lunedì senza che sia stato approvato il decreto che ne regola l’utilizzo, ancora in discussione in prima lettura in Senato — alla questione degli stereotipi di genere sulla grafica dell’app realizzata dalla società sviluppatrice Bending Spoons. Tutti i dettagli.

COME FUNZIONA L’APP DI CONTACT TRACING

Il ministro Pisano ha spiegato che “affinché l’app Immuni sia efficace, il ‘contatto’ tra due cellulari deve avere una “durata di almeno 15 minuti” e deve avvenire ad una distanza “non superiore ai due metri”. Aggiungendo inoltre che “i sistemi sanitari inseriranno i codici dei soggetti risultati positivi al tampone attraverso il sistema gestionale a loro noto della tessera sanitaria”.

“È importante e utile dotarsi da adesso dell’app perché già attualmente i codici alfanumerici anonimi o pseudoanonimizzati vengono scambiati tra i cellulari di chi ha scaricato Immuni quando questi entrano in una distanza ravvicinata”.

L’API APPLE-GOOGLE… PER ORA?

Pisano ha ribadito inoltre che Google e Apple (sul cui framework si basa Immuni) non avranno alcun accesso all’app. “Il modello Google-Apple è stata la scelta più inclusiva che potevamo fare. Qualsiasi altra soluzione non avrebbe potuto includere i cellulari Apple che sono molto diffusi nel nostro Paese. Non c’è al momento una soluzione tecnologica migliore di quella che abbiamo adottato”.

Ma, precisa, “ho già cambiato il modello in corsa quando mi sono accorta che ce n’era uno più sicuro e più rispettoso della privacy. Se qualcuno ha un modello migliore di quello Google-Apple sono pronta a cambiarlo di nuovo”.

La titolare del dicastero dell’Innovazione ha confermato che “il dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza dei consiglio dei ministri non ha rilevato alcuna criticità su Immuni“. (Qui le polemiche su chi ha selezionato l’app tra task force, governo o servizi segreti).

AL VIA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE

Ma all’efficacia dell’app è correlato anche il numero dei cittadini che la attiverà. Proprio per questo, per sensibilizzare gli italiani ad adottare e comprendere l’app e le sue finalità, il ministero dell’Innovazione metterà in campo una campagna di comunicazione che avverrà “sia sui media tradizionali come radio e tv che sui social”. La campagna di comunicazione durerà 4 mesi ed è organizzata in tre fasi. “Il lancio nel mese di giugno, una fase di mantenimento a luglio, agosto e inizio settembre e una fase di recall all’avvio dell’autunno” ha precisato Pisano.

ITALIA PRIMO GRANDE PAESE A DOTARSI DI APP CONTACT TRACING

“Siamo il primo grande paese a dotarsi di uno strumento di contact tracing”, ha sottolineato il ministro dell’Innovazione in audizione. “Stiamo lavorando affinché ci sia piena interoperabilità con le app di contact tracing degli altri Paese europei. Vogliamo garantire ai cittadini di muoversi liberamente in Europa”. Pisano ha comunicato dunque che il ministero sta avendo confronti con la commissione europea e altri paesi come Francia e Germania per arrivare a un sistema interoperabile.

IN REALTÀ INSIEME ALLA FRANCIA

Se l’Italia ha rilasciato la sua app il 1° giugno, la Francia è arrivata poco dopo. La mattina del 2 giugno il governo francese ha rilasciato la sua app StopCovid per la ricerca dei contatti, dopo settimane di intenso dibattito interno. La Francia non si affida all’Api di tracciamento dei contatti di Apple e Google, come l’italiana Immuni. Un gruppo di ricercatori e aziende private hanno lavorato infatti su un’architettura separata e centralizzata.

Inoltre, la scorsa settimana il parlamento di Parigi ha votato a favore del rilascio dell’app di tracciamento dei contatti. Dunque ulteriore differenza rispetto al nostro paese, in cui il Parlamento non è stato interpellato prima dell’adozione dell’app.

MINISTERO DELLA SALUTE TITOLARE DELL’APP

Il ministro è stato poi chiamato a chiarire la titolarità del trattamento dei dati personali. Il Ministero della Salute è in effetti l’unico titolare?

Sul sito dell’app, è la presidenza del Consiglio a risultare titolare del trattamento, in contrasto quindi con il quadro normativo di riferimento. Proprio come aveva notato il presidente di Anorc Professioni, avvocato Andrea Lisi. “Solo in questi ultimi giorni sono entrato in possesso dei contratti che legano il governo italiano a Bending Spoons. Consultando i vari documenti a disposizione, ho notato che prima di tutto sembrerebbe cambiata la titolarità nel trattamento dei dati personali, dal ministero della Salute (come prevedeva la normativa) alla Presidenza del Consiglio – dipartimento per la trasformazione digitale. Non sembrerebbe ancora chiaro, quindi, chi tratterà nel sistema Immuni i dati personali più o meno pseudonimizzati”.

Pisano ribadisce che il titolare dell’app è solo e soltanto il ministero della Salute. Il Garante Privacy ha autorizzato il Ministero della salute ad avviare il trattamento relativo all’app Immuni, in quanto titolare del trattamento. Anche il Dpo (data protection officer) è il ministero della Salute.

Mentre il ministero per l’Innovazione ha invece titolarità dei dati del sito di Immuni, che è soltanto un sito di informazione.

E BENDING SPOONS?

“Nel contratto abbiamo previsto la nomina di Bending Spoons a responsabile del trattamento sottoposta alla condizione che avesse poi effettivamente dovuto trattare dei dati personali per l’esecuzione di una qualche attività di manutenzione. Non e’ stato necessario e, quindi, BS non è stata e non sarà coinvolta nel trattamento”. Lo ha precisato il ministro per l’Innovazione, Paola Pisano, rispondendo alle domande dei parlamentari durante l’audizione in commissione Trasporti alla Camera. “Bending Spoons”, ha precisato il ministro, “non ha accesso ai dati e al loro trattamento. I dati vengono gestiti da Sogei, che è una società pubblica”.

LA POLEMICA DELLA GRAFICA

Infine non solo efficacia e tutela della privacy, l’app Immuni torna al centro delle polemiche anche per la grafica. Dopo le critiche in questi giorni, anche in ambito politico, la grafica dell’app che ritraeva una donna con un bambino e un uomo al lavoro con il pc è stata sostituita da una nuova versione. Sul sito ufficiale dell’applicazione, è comparsa una nuovo foto con i ruoli invertiti. Stavolta, tocca al papà occuparsi del bimbo mentre la mamma è all’opera davanti al monitor di un computer.

Bending Spoons ha sostituito dunque la grafica, come aveva anche annunciato su LinkedIn un membro del recruiting team della società. “Ci scusiamo e stiamo lavorando per modificare le immagini. A dimostrazione del fatto che alla gender equality ci teniamo, Great Place to Work ha premiato Bending Spoons come il miglior luogo di lavoro per le donne in assoluto in Italia nel 2019. È un vero peccato che in questo caso siamo stati così poco sensibili su questo aspetto”.

D’altronde, come si legge nel contratto stipulato dal commissario all’emergenza Domenico Arcuri, “Bending Spoons ha concesso la licenza d’uso aperta, gratuita, perpetua e irrevocabile del codice sorgente e di tutte le componenti dell’app “Immuni”, nonché si è impegnata, sempre gratuitamente e ​pro bono,​ a completare gli sviluppi software necessari”. Sostituire la grafica “colpevole” di sessismo è evidentemente uno di questi compiti.

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