Innovazione

Chi ha scelto l’app Immuni: la task force, il governo o i servizi segreti?

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App Immuni anti virus cina

Tutte le ultime novità sull’app Immuni tra fatti, dichiarazioni e indiscrezioni

 

Se pensava di chiarire definitivamente la questione della scelta dell’app Immuni con la lettera inviata oggi al Foglio, la ministra Paola Pisano si sbagliava di grosso. Dopo le polemiche divampate martedì secondo cui la ministra per l’Innovazione ha scritto a Conte che Immuni app è stata selezionata dalla task force — mentre la relazione del gruppo di esperti sosteneva la necessità di sperimentare due app: Immuni e CovidApp — Paola Pisano ha cambiato versione due volte.

Prima fonti del governo hanno fatto sapere che “è stata una decisione politica che ha tenuto conto delle indicazioni della task force incaricata dal ministero dell’Innovazione, senza alterarne le valutazioni”.

Poi “la scelta è stata fatta direttamente dal Dis. Io ho seguito le loro indicazioni” ha dichiarato la ministra Pisano ieri durante l’audizione al Copasir, come riportato dalla cronista ex Unità ed ex Repubblica, Claudia Fusani, su Tiscalinews.

Per chi ieri sera si continuava a domandare chi avesse scelto l’app Immuni tra task force,  governo e Servizi, Paola Pisano ha scritto direttamente al Foglio per chiarire la vicenda una volta per tutte. O quasi.

LA PRECISAZIONE ODIERNA DELLA MINISTRA PISANO

“Mi corre l’obbligo di precisare che la scelta sull’app da parte mia e del ministro Speranza è stata accompagnata dall’invio al presidente del Consiglio di tutte le relazioni e gli atti di valutazione compiuti dalla task force e dopo attente verifiche concernenti anche gli aspetti della protezione dei dati personali e della sicurezza nazionale”. Si legge nella lettera inviata dalla ministra al direttore del Foglio.

Pertanto “Immuni promette maggiori garanzie di interoperabilità e anonimizzazione dei dati personali ed è a uno stadio di sviluppo più avanzato della soluzione CovidApp”.

Dunque chi ha scelto l’app? Nella lettera la ministra non ha spiegato né risolto le discrepanze sulla modalità di selezione dell’app Immuni.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO DELLA SALUTE SPERANZA

Pisano è limitata infatti ad estrapolare le valutazioni della task force ignorando che quest’ultima avesse suggerito di testare entrambe le applicazione, scegliendone una soltanto dopo averne verificato la sicurezza. Inoltre, secondo il Foglio, il ministro Speranza avrebbe “preso atto di una scelta del ministero dell’Innovazione senza partecipare a una decisione”.

MA PERCHÉ AL COPASIR HA DETTO CHE SCELTA DETTATA DAL DIS?

E perché ieri in audizione al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Raffaele Volpi la ministra ha tirato in ballo il Dis?
“La App Immuni? La task force ha svolto la scrematura. La scelta è stata fatta direttamente dal Dis. Io ho seguito le loro indicazioni”, avrebbe dichiarato al Copasir Pisano indicando responsabile della selezione il generale Gennaro Vecchione, direttore del Dis, il dipartimento che coordina l’intelligence italiana.
Tanto che questa mattina il Copasir ha ascoltato per la seconda volta il direttore del Dis Vecchione e il vice Roberto Baldoni per approfondire il tema legato all’app Immuni.

COSA DICEVA IN SENATO

Nel frattempo, il ministero per l’Innovazione pubblicava il 5 maggio la relazione dell’audizione della ministra presso l’ottava commissione del Senato dello scorso 29 aprile.
In cui si legge: “Il gruppo di lavoro ha concluso indicando, fra tutte le soluzioni esaminate, quelle denominate “Immuni” e “CovidApp” le maggiormente idonee a essere testate in parallelo per eventuale uso nell’emergenza Coronavirus”.
Specificando che “la task force ha evidenziato di ritenere che Immuni, dal punto di vista tecnico fosse la più avanzata e si avvicinasse maggiormente a una visione europea che stava nascendo nel Consorzio del Progetto Europeo Pepp-Pt”.
Dunque il 29 aprile la ministra ha riferito chiaramente in Senato che le due app andavano testate in parallelo secondo la task force. Una settima dopo che il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha disposto con un’ordinanza il 16 aprile la stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con Bending Spoons spa, la società sviluppatrice della app Immuni.

RICCIARDI AVEVA ANNUNCIATO SHORT LIST DI APP

La presentazione di un’unica app vincitrice da parte della ministra Pisano smentisce anche quanto annunciato da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, membro della stessa task force e rappresentante italiano nel comitato dell’Organizzazione mondiale della Sanità. “Ci sarà una short list di app, ovvero una rosa di soluzioni tra cui scegliere”, aveva precisato Ricciardi all’Ansa il 9 aprile. Ovvero il giorno prima della comunicazione di Paola Pisano al presidente Conte.

MA LA TASK FORCE CHE FINE HA FATTO?

Secondo il Foglio, alla scelta di Immuni è seguito “lo sconcerto” del gruppo numero 6 della task force per l’utilizzo dei dati contro l’emergenza Covid-19 “quando la decisione è stata attribuita alla task force stessa”. Sconcerto che finora non è stato palesemente manifestato secondo il quotidiano, dal momento che i membri hanno firmato un accordo di riservatezza.
Il gruppo coordinato da Fidelia Cascini e Paolo De Rosa (Cto del Ministero per l’Innovazione e membro del team per la Trasformazione Digitale) è composto da: Francesca Bria (da gennaio presidente di Cdp Venture Capital Sgr, il primo fondo italiano dedicato all’innovazione), Carlo Alberto Carnevale Maffè, Ciro Cattuto, Leonardo Favario, Alfonso Fuggetta, Andrea Nicolini, Alberto E. Tozzi, Simone Piunno,  Stefano Calabrese e Umberto Rosini.

PEPP-PT O APPLE-GOOGLE?

Se ancora non è chiaro chi abbia scelto l’app, c’è un altro aspetto che non torna. Sempre nella relazione della ministra Pisano si legge che “la task force ha evidenziato di ritenere che Immuni, dal punto di vista tecnico fosse la più avanzata e si avvicinasse maggiormente a una visione europea che stava nascendo nel Consorzio del Progetto Europeo PEPP-PT Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing”.
Dunque la “scelta” di Immuni è stata motivata anche dalla conformità all’iniziativa Pepp-pt (modello centralizzato).  Tanto che in audizione in commissione Trasporti alla Camera martedì, anche il commissario Arcuri ha precisato che “l’app Immuni realizzata da Bending Spoons è stata selezionata da un gruppo di lavoro, per la conformità al modello europeo delineato dal Consorzio Pepp-Pt”.

Eppure, lo scorso 29 aprile la ministra dell’Innovazione ha annunciato che l’app Immuni seguirà l’approccio decentralizzato sviluppato da Apple e Google, non più il framework Pepp-Pt.

BENDING SPOONS A LAVORO

Nel frattempo Bending Spoons è al lavoro per sviluppare il più rapidamente possibile l’app Immuni. Decine di sviluppatori e tecnici della società milanese, secondo quanto apprende l’Adnkronos, sono al lavoro senza interruzioni per consentire al governo di avere a disposizione la app entro le prossime settimane, almeno nella sua fase di test.

Una conferma che arriva anche dalle dichiarazioni di ieri del Commissario Domenico Arcuri che ha confermato che l’app Immuni dovrebbe essere pronta per fine mese.

BRUSAFERRO (ISS): “APP IMPORTANTE MA NON SOSTITUISCE OPERATORE”

Sull’indispensabilità dell’app di contact tracing nella fase due oggi si è espresso anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, in audizione alla Commissione Affari sociali della Camera.

“Le app possono riportare immediatamente le persone che hanno avuto un contatto con i positivi e possono tracciarlo e registrarlo nelle ultime 48 ore. Questa funzione facilita l’opera di chi dopo deve fare l’intervista, ma non può sostituire chi deve fare le interviste, sono gli operatori a poter ricostruire la storia recente e la modalità con cui è avvenuto il contatto” con un caso di Covid-19. Ha sottolineato Brusaferro.
“In questo senso va il potenziamento degli operatori previsto dall’ultimo decreto del ministro della Salute, per il monitoraggio stretto di quanto avviene a livello nazionale e soprattutto regionale, per intercettare precocemente eventuali focolai che possano poi facilitare la diffusione del virus”.

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