Energia

Usa e Russia, ecco gli interessi in ballo sul gasdotto Nord Stream 2

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Nord Stream 2

Come e perché c’è polemica (non solo in Germania) sul Nord Stream 2 dopo il caso Navalny

 

Il leader dell’opposizione russa, Aleksej Navalny, è uscito dal coma farmacologico. Le condizioni di salute stanno dunque gradualmente migliorando stando al comunicato stampa di lunedì 7 settembre, dell’ospedale Charité di Berlino, dove il dissidente è stato ricoverato dal 22 agosto a seguito dell’avvelenamento avvenuto il 20 agosto in un aeroporto della Siberia.

Navalny era stato ricoverato infatti nell’ospedale della città siberiana di Omsk dal quale poi è stato trasferito a Berlino. Il dissidente russo si trovava a Omsk per incontrare i suoi alleati con lo scopo di presentarsi alle elezioni regionali del prossimo settembre a Mosca.

Al di là del fatto che il Cremlino abbia ovviamente negato qualsiasi tipo di responsabilità e indipendentemente dal fatto che il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov abbia affermato che Berlino non ha ancora condiviso i risultati degli esami tossicologici con i pubblici ministeri di Mosca, costituisce una dato di fatto acclarato — come scritto proprio su queste pagine — l’uso che la Russia sta facendo di unità speciali per eliminare i propri oppositori.

Veniamo adesso alle reazioni politiche tedesche. Prevedibili, ed insieme scontate, sono state le reazioni di Angela Merkel per la quale Mosca deve dare risposte chiare e rapide sulle circostanze del drammatico incidente e sulle sue responsabilità altrimenti potrebbero essere attuare misure punitive da parte della Germania proprio nei confronti di Mosca.

Allo scopo di legittimare le parole di Angela Merkel il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha sottolineato che l’Ue potrebbe discutere di possibili sanzioni economiche contro la Russia se il Cremlino non dovesse dare risposte chiare e inequivocabili.

Ancora più esplicite sono state le affermazioni di Norbert Roettgen, a capo della commissione parlamentare per gli affari esteri della Germania, secondo il quale il Cremlino dovrebbe essere colpito nel suo interesse più vitali e cioè il completamento del Nord Stream 2.

Più esplicita ancora è stata l’opposizione politica tedesca unitamente a autorevoli leader della Cdu e, fra questi, l’attuale ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer che ha addirittura espresso l’opportunità di fermare il progetto.

Se il gasdotto dovesse essere effettivamente bloccato — gasdotto che fino adesso ha avuto un costo di circa 9,5 miliardi di euro — tutto ciò avrebbe un impatto rilevante sull’economia tedesca — parliamo di centinaia di milioni di euro — e soprattutto su due aziende tedesche e cioè la Wintershall e l’Uniper che fanno parte del consorzio delle dieci aziende che stanno costruendo il Nord Stream 2. Altrettanto rilevante sarebbe il danno economico per Gazprom.

Se è ipotizzabile che dietro ad alcune dure prese di posizione da parte della classe politica tedesca fortemente contrarie al completamento di Nord Stream 2 vi possano essere pressioni americane, è un dato di fatto invece che se questo progetto non dovesse essere portato a termine proprio le multinazionali americane sarebbero le primi a trarne profitto, anche per l’auspicata vendita di shale gas Usa alla Germania.

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