Energia

Come si gasa il dibattito tra i partiti in Germania sul Nord Stream 2

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nord stream 2

Il quadro aggiornato sulle posizioni politiche in Germania che discute del gasdotto Nord Stream 2 dopo il caso Navalny. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Prima il ministro degli Esteri socialdemocratico, cioè il partito più sensibile ai buoni rapporti con Mosca, poi la ministra della Difesa, che fino al prossimo congresso resta pur sempre la leader della Cdu: domenica Heiko Maas e Annegret Kramp-Karrenbauer hanno alzato l’asticella delle pressioni su Putin, minacciando di rimettere in discussione l’accordo sul gasdotto Nord Stream 2 se dalla Russia non arriveranno nei prossimi giorni chiari segnali di collaborazione sull’avvelenamento dell’esponente dell’opposizione Alexej Navalny, ricoverato in coma alla Charité di Berlino.

ESCALATION TRA BERLINO E MOSCA

È l’ultimo tassello della “conflict escalation” che nel fine settimana ha portato Germania e Russia a un livello di scontro verbale che non si registrava da anni. “La Russia deve collaborare al chiarimento della vicenda e finora non l’ha fatto”, ha detto Maas, rigettando al mittente come incomprensibili le accuse di aver frapposto ostacoli all’indagine, “e spero che non costringa la Germania a rivedere la propria posizione sul Nord Stream 2”. Dal canto suo Kramp-Karrenbauer ha ribadito via Reuters di aver “sempre detto che Nord Stream 2 non è un progetto che mi sta a cuore”: “Per me è stato sempre chiaro che si doveva tener conto dei legittimi interessi di sicurezza dei paesi mitteleuropei e dell’Ucraina”.

CHI NELLA CDU FORZA SU NORD STREAM 2

In particolare, il salto di tono della leader cristiano-democratica ha seguito la levata di scudi di buona parte del partito nei confronti del progetto di raddoppio del gasdotto che dal 2011 già pompa gas direttamente dalla Russia alla Germania. Dopo le immediate dichiarazioni di Norbert Röttgen, presidente della commissione esteri del Bundestag e candidato alla successione di AKK, è intervenuto un altro concorrente alla carica di presidente della Cdu: Friedrich Merz. L’esponente rientrato sulla scena politica dopo anni di navigazione nel mondo finanziario ha detto di aver ribaltato la propria opinione su Nord Stream 2: fino al caso Navalny era favorevole, ritenendo che il gasdotto facesse gli interessi energetici della Germania e dell’Europa, adesso non più. “L’Europa dovrebbe disporre con effetto immediato uno stop ai lavori per due anni, nei quali deve poi lavorare per ridurre gradatamente la propria dipendenza dal gas e dal petrolio russo”, ha detto, lanciando la palla a Bruxelles. Da dove l’ha ripresa un oppositore di Nord Stream 2 di lungo corso, Manfred Weber, il capogruppo del Partito popolare europeo che si era candidato per la guida della commissione mettendo in programma anche una revisione del progetto energetico russo-tedesco. Posizione che allora non era piaciuta al governo di Berlino. “La fine di Nord Stream 2 non deve più essere esclusa”, ha ribadito il capogruppo del primo raggruppamento politico all’Europarlamento.

LA LINKE PUNTA IL DITO SUGLI OPPOSITORI DEL GASDOTTO

In Germania, gli unici a puntare il dito in direzione opposta a Mosca, sono gli esponenti della Linke, il partito più a sinistra. Per l’ex leader carismatico Gregor Gysi, i mandanti dell’avvelenamento di Navalny non vanno cercati nell’entourage di Putin ma fra gli oppositori del Nord Stream 2. “Putin dovrebbe essere stupido ad aver ordinato una tale azione e io tendo a escluderlo”, ha detto Gysi, mentre appare più verosimile la manina di qualcuno interessato a bloccare il gasdotto. Non è un caso, ha concluso l’esponente della Linke, che subito si siano levate voci che chiedono il congelamento del progetto, mentre “in altri casi come quello dell’oppositore saudita Jamal Kashoggi nessuno si sia sognato di tirare in ballo il principe ereditario Mohammed Bin Salman”.

SPD PIU’ PRUDENTE E DIVISA

Ma se dal versante conservatore la pressione sul governo aumenta e un gruppo di parlamentari, spalleggiati anche dai Verdi, chiede all’ex cancelliere Gerhard Schröder di abbandonare il suo ruolo dirigenziale legato a Nord Stream 2, nell’Spd le posizioni restano prudenti. E se Maas, annunciando colloqui a livello europeo, si è spinto fino a mettere in discussione il gasdotto, uno dei co-presidenti del partito è di opinione diversa. Per Norbert Walter-Borjans, infatti, si deve certamente discutere di sanzioni nei confronti della Russia, ma evitando di mettere in discussione Nord Stream 2: “Il gasdotto è un progetto infrastrutturale ormai completato al 90% e serve proprie opzioni di approvvigionamento”, ha detto intervistato dalla Zdf, “mentre le sanzioni devono orientarsi su altri settori come il commercio o colpire singole personalità”.

IL RUOLO DEI LANDER ORIENTALI

Le resistenze più forti, oltre che dal mondo delle imprese impegnate nel business con la Russia e da quelle direttamente coinvolte nel progetto del Nord Stream 2, arrivano dai presidenti dei Länder tedeschi interessati, in particolare il Meclenburgo-Pomerania Anteriore, punto di approdo del gasdotto, e il Brandeburgo, nel quale sono in corso i lavori di posa delle condotte per lo smistamento del gas nei paesi dell’Europa centrale. Manuela Schwesig e Dietmar Woidke hanno difeso a spada tratta il completamento dell’opera, giudicandola strategica e rilevante per l’economia delle loro regioni. I Länder tedesco-orientali tutelano con molta cura i rapporti economici con Mosca, ereditati dalla lunga stagione del dominio sovietico e sopravvissuti e riformulati dopo la fine del comunismo. E spesso hanno contrastato con successo i tentativi del governo federale di irrigidire sanzioni verso Mosca. Le maggioranze politiche nei due Länder in questione sono differenti (Spd, Cdu in Meclendurgo, Spd-Linke in Brandeburgo) ma la ferma difesa di Nord Stream 2 è identica. Non è un peso di poco conto negli equilibri complessivi che Angela Merkel dovrà tener presente nel gestire questo indesiderato conflitto con Vladimir Putin.

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