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Come va Saipem. Fatti, numeri e rumors

Saipem

Saipem: il titolo in altalena, i conti della trimestrale, l’aumento di capitale, il riassetto organizzativo e i rumors su Caio (smentiti da Saipem ma non da Eni e Cdp)

Continuano i subbugli in casa di Saipem.

Oggi in Borsa il titolo Saipem, la società di infrastrutture energetiche controllata da Eni e Cassa depositi e prestiti, è calato del 6 per cento dopo essere cresciuto ieri dell’11,8 per cento. Il rialzo era legato alla pubblicazione dei risultati della società nel primo trimestre del 2022, che indicano ricavi per 1,94 miliardi di euro (+20 per cento su base annua) ed EBITDA a 132 milioni (+80 per cento). Il risultato netto è in perdita, benché in miglioramento: -98 milioni, contro i -120 milioni di marzo 2021.

Il 31 gennaio scorso Saipem comunicò che il proprio bilancio civilistico del 2021 era previsto chiudersi con perdite superiori al terzo del capitale sociale, con ricavi ed EBITDA inferiori di 1 miliardo di euro rispetto alle previsioni diffuse in precedenza, il 28 ottobre.

IL GIUDIZIO DI EQUITA

Gli analisti della banca d’investimento Equita hanno detto di apprezzare, “dopo un periodo complicato”, la conferma della guidance sul 2022 annunciata da Saipem un mese fa, mantenendo il giudizio hold sul titolo “in funzione degli effetti diluitivi legati all’aumento di capitale oltre alle incertezze del piano”.

I CONTI DELLA TRIMESTRALE DI SAIPEM

Nel primo trimestre del 2022 Saipem ha registrato un utile di 14 milioni di euro, contro la perdita di 34 milioni nello stesso periodo del 2021. Il risultato netto segna una perdita di 98 milioni. L’indebitamento finanziario netto post-IFRS-16, invece, ammonta a 1251 milioni, in miglioramento (erano 1541 milioni al 31 dicembre 2021) grazie alla manovra di rafforzamento finanziario realizzata da Eni e Cassa depositi e prestiti.

GLI ORDINI

Quanto agli ordini, nel primo trimestre del 2022 sono valsi 2356 milioni: i due segmenti più rilevanti sono stati l’E&C offshore e il drilling offshore. Il portafoglio ordini residuo di Saipem vale 22.179 milioni.

L’IMPATTO DELLA GUERRA

Saipem ha detto di continuare “ad operare nel pieno rispetto delle disposizioni in materia di sanzioni internazionali” verso la Russia per l’invasione dell’Ucraina. La società è coinvolta nel progetto russo Arctic LNG 2 sul gas liquefatto, sviluppato da Novatek. Il mese scorso l’agenzia Reuters scrisse che l’Italia aveva sospeso la sua quota di finanziamenti per il progetto (qui l’approfondimento di Startmag).

In una nota, Saipem fa sapere che il backlog di progetti in Russia ammonta a 1.777 milioni di euro.

LA MANOVRA FINANZIARIA

Saipem fa sapere che la manovra di rafforzamento patrimoniale “prosegue in linea con le tempistiche pianificate”. Al 31 marzo 2022 Eni e CDP Industria, i due soci principali, risultano aver versato 646 milioni di euro in conto futuro aumento di capitale. Il 4 aprile sono invece stati erogati 680 milioni dalla liquidity facility sottoscritta con otto banche italiane (come Intesa Sanpaolo e UniCredit) ed estere; Eni l’ha garantita con 855 milioni.

L’ASSEMBLEA DEL 17 MAGGIO

Il prossimo 17 maggio si terrà l’assemblea straordinaria degli azionisti di Saipem. Dovrà deliberare la riduzione del capitale sociale tramite la riduzione del numero di azioni ordinarie e dovrà attribuire al consiglio di amministrazione la delega ad aumentare il capitale sociale di 2 miliardi di euro.

LE DICHIARAZIONI DI PULITI

Alessandro Puliti, il direttore generale di Saipem voluto da Eni nell’ambito della ristrutturazione organizzativa della società (era direttore generale della divisione Risorse naturali di Eni), ha dichiarato con “il prezzo delle materie prime, in particolare del petrolio e del gas, che sta spingendo i nostri clienti a nuove commesse specie nel comparto perforazioni su acque profonde: l’intera flotta Saipem è completamente prenotata per tutto il 2022”.

Come scrive Repubblica, a Puliti riportano “tutte le quattro linee di business rimodulate ieri, e i due direttori finanziari”.

IL FLOP DELL’EOLICO?

La ristrutturazione di Saipem, oltre che organizzativa, riguarda anche le aree di business. In una nota del 25 marzo di Saipem si parlava appunto di una “nuova organizzazione per linee di business” che aveva l’obiettivo “di una maggiore efficienza, di un controllo del rischio centralizzato e di uno sviluppo di modelli esecutivi innovativi e flessibili, in linea con le esigenze della transizione energetica”.

Pare insomma che la precedente apertura di Saipem a settori come l’eolico offshore, pensata per adeguare la società al nuovo contesto di transizione ecologica, verrà ridimensionata e che il focus verrà riportato sulle attività tradizionali. L’obiettivo sembrerebbe essere quello di distaccarsi dai contratti più problematici come Neart na Gaoithe, un parco eolico nel mare a est della Scozia di cui la francese EDF è comproprietaria, che avrebbe causato a Saipem perdite per oltre 500 milioni di euro.

LA QUESTIONE DELLE DELEGHE IN SAIPEM

È anche possibile, tuttavia, che il fallimento di investimenti come questo sia stato causato anche dall’eccesso di deleghe precedentemente assegnato alla direzione del ramo dedicato, come si borbotterebbe nel cda di Saipem. Su questo, però, come fanno notare alcuni osservatori, se c’era un tetto troppo alto per l’autonomia delle direzioni – eredità di una gestione plasmata in epoca Eni – come mai il vertice attuale e passato (Francesco Caio, l’attuale CEO, è stato anche presidente di Saipem in passato) non ha mai attuato modifiche per abbassare quel tetto e far passare dal cda più contratti e commesse?

I RUMORS SU CAIO

Infine, si moltiplicano i rumors – raccolti in ambienti istituzionali e finanziari da Startmag – di una richiesta da parte di Cdp ed Eni affinché Caio rinunci alla cospicua buonuscita prevista dal contratto in caso di una sua prossima uscita “spintanea” da Saipem.

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Aggiornamento:

“Saipem – scrive a Startmag – smentisce i rumors sull’amministratore delegato Caio”.

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