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Perché la Polonia non piangerà per il niet di Gazprom

Gazprombank

Gazprom ha comunicato ieri alla Polonia e alla Bulgaria la sospensione delle forniture di gas russo, da oggi. Varsavia, però, ha tante alternative. Ecco quali

 

Ieri Gazprom, la società energetica controllata dal governo russo, ha comunicato alla Polonia e alla Bulgaria che interromperà le forniture di gas naturale a partire da oggi, mercoledì 27 aprile. La decisione riguarda due membri dell’Unione europea e della NATO e segna un precedente per Mosca, che – come ricostruisce il New York Times – fin dall’epoca sovietica aveva voluto presentarsi come un fornitore affidabile che manteneva separati i rapporti politici da quelli di business.

Non è la prima volta, in realtà, che la Russia blocca i flussi di gas verso l’Europa (successe, ad esempio, nel 2006 e nel 2009). Quelle interruzioni, tuttavia, riguardavano delle dispute economiche tra il governo russo e quello ucraino, importante territorio di transito per il combustibile russo diretto verso il resto del continente.

IL CONTESTO

Settimane fa il presidente russo Vladimir Putin aveva fatto sapere che i paesi “ostili” al Cremlino – ovvero quelli che hanno applicato sanzioni verso il paese dopo l’invasione dell’Ucraina – avrebbero potuto pagare il gas naturale solo in rubli, nonostante i contratti siano basati sull’euro e sul dollaro. Diversi leader europei avevano appunto parlato di violazioni contrattuali.

L’Unione europea è molto dipendente dal gas naturale russo, che vale circa il 40 per cento del totale importato a livello comunitario. La dipendenza è ancora più acuta in alcuni stati membri, come proprio la Polonia (per il 45 per cento) e la Bulgaria (per il 90 per cento circa), per ragioni storiche.

PERCHÉ PROPRIO POLONIA E BULGARIA?

La Russia è infastidita dal sostegno che la Polonia – uno dei membri dell’Unione europea più ostili alla Russia – sta dando all’Ucraina, sia sul trasferimento delle armi che sull’accoglienza dei profughi.

La Bulgaria, invece, è tradizionalmente su posizione filorusse, ma ha appoggiato le sanzioni europee contro Mosca. Il nuovo governo di coalizione è diviso sull’invio di aiuti militari a Kiev.

L’IMPATTO SULLA POLONIA

La società gasifera statale polacca, PGNiG, ha detto di aver ricevuto da Gazprom una lettera dove si annunciava la “completa sospensione delle consegne” di gas attraverso la condotta Yamal, che collega i giacimenti della Siberia occidentale alla Polonia, passando per la Bielorussia (stretta alleata di Mosca).

Le autorità di Varsavia hanno detto che il paese dispone di riserve di gas sufficienti e che – come dichiarato dalla ministra del Clima, Anna Moskwa – “non ci sarà una carenza di gas nelle case polacche”. L’impatto della mossa russa è mitigato dalle temperature primaverili, che contribuiscono all’abbassamento della domanda di gas; quanto all’elettricità, la Polonia la genera principalmente a partire dal carbone, non dal gas.

Il contratto con Gazprom – in scadenza nel 2022 e che Varsavia, comunque, aveva già fatto sapere di non volere rinnovare – vale 10,2 miliardi di metri cubi all’anno e permette il soddisfacimento del 50 per cento del fabbisogno nazionale.

La Polonia dispone di diverse opzioni alternative al combustibile russo via Yamal. È collegata alla Germania (che continua a ricevere gas russo dal Nord Stream) e alla Repubblica ceca (per 1,5 miliardi di metri cubi); a maggio entrerà in funzione il gasdotto GIPL con la Lituania (2,5 miliardi di metri cubi) e, prossimamente, il collegamento con la Slovacchia (5-6 miliardi di metri cubi). A ottobre sarà poi operativo il gasdotto Baltic Pipe, che unirà la Polonia alle porzione norvegese del mare del Nord, con una capacità di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

PGNiG, inoltre, può importare fino a 6 miliardi di metri cubi all’anno di gas liquefatto (anche statunitense) attraverso il terminale di Świnoujście, sul mar Baltico. La produzione domestica, infine, vale più di 3 miliardi di metri cubi all’anno.

Il governo polacco ha detto che gli stoccaggi nazionali di gas sono pieni al 76 per cento: hanno una capacità di 3,5 miliardi di metri cubi.

L’IMPATTO SULLA BULGARIA

Anche la Bulgaria sostiene di essersi assicurata forniture alternative di gas e che non verranno introdotte restrizioni al consumo domestico. L’interconnettore con la Grecia dovrebbe entrare in funzione a fine 2022.

Le importazioni bulgare dalla Russia ammontano a circa 3 miliardi di metri cubi all’anno.

COSA FA L’EUROPA PER DISTACCARSI DAL GAS RUSSO

L’Unione europea sta lavorando per ridurre la dipendenza dal gas russo rivolgendosi a venditori alternativi, come il Qatar (nel caso tedesco), l’Algeria (nel caso italiano) e gli Stati Uniti d’America. Bruxelles ha fatto sapere che ridurrà di due terzi le importazioni di gas russo nel 2022, diversificando i fornitori e le fonti, e che si renderà completamente indipendente dagli idrocarburi di Mosca entro il 2030.

La volontà di distaccarsi dal gas russo si è nettamente rafforzata dopo l’invasione dell’Ucraina (e probabilmente crescerà ancora dopo la mossa di Gazprom), ma è precedente. Nei mesi scorsi alcuni parlamentari avevano infatti accusato il Cremlino di stare limitando intenzionalmente i flussi di gas per far crescere i prezzi e mettere pressione alle autorità europee affinché approvassero in tempi brevi la condotta Nord Stream 2.

L’Unione europea, comunque, ha continuato ad acquistare combustibili fossili dalla Russia anche dopo l’inizio della guerra. Ha deciso tuttavia di sospendere le importazioni di carbone: il blocco entrerà in vigore da metà agosto e dovrebbe infliggere a Mosca un danno di 4 miliardi di euro.

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