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Ecco da chi compreremo il carbone dopo l’embargo contro la Russia

Carbone

L’Unione europea ha deciso di sospendere le importazioni di carbone dalla Russia. A chi si rivolgerà? I fornitori alternativi esistono, ma non è detto che Bruxelles potrà accedervi. Ecco perché

 

L’Unione europea ha deciso di sospendere le importazioni di carbone dalla Russia come ritorsione per l’invasione dell’Ucraina. Il blocco entrerà in vigore da metà agosto e dovrebbe infliggere alla Russia un danno di 4 miliardi di euro (questo il valore annuale dell’interscambio).

Anche l’Europa subirà un contraccolpo, però, perché la Russia è la sua principale fornitrice di carbone, con una quota superiore al 46 per cento sul totale importato a livello comunitario. I prezzi dell’energia, già alti, potrebbero dunque crescere ancora per i consumatori e per le imprese. L’Europa importa infatti due tipi di carbone dalla Russia: quello metallurgico, utilizzato per produrre l’acciaio, e quello termico, utilizzato per la generazione di energia.

UN PRECEDENTE IMPORTANTE

Al di là dei dati economici, la mossa è importante perché segna un precedente: per la prima volta l’Europa ha imposto sanzioni verso la Russia che riguardano l’energia. Il settore è rilevantissimo per il sostentamento del regime di Vladimir Putin, che si basa essenzialmente sulle vendite di idrocarburi all’estero, e dunque per il finanziamento della guerra in Ucraina. L’esitazione di Bruxelles si spiegava con la profonda dipendenza energetica da Mosca per il carbone, il petrolio e – soprattutto – il gas naturale.

QUANTO VALE IL CARBONE PER LA RUSSIA

Dei tre combustibili fossili, il carbone è quello più facilmente sostituibile perché meno presente, in media, nei mix energetici degli stati dell’Unione (pur con qualche eccezione: la Polonia e la Germania, ad esempio). Ma è anche quello meno fondamentale per le entrate russe: ogni giorno l’Unione europea acquista carbone dalla Russia per 20 milioni di dollari; la spesa giornaliera per il petrolio e il gas è decisamente più alta, 850 milioni.

Il carbone vale il 3,5 per cento delle esportazioni russe.

COSA PUÒ FARE L’EUROPA

Dopo l’annuncio del blocco, i prezzi dei contratti (futures) europei del carbone sono cresciuti molto, passando da 255 dollari a tonnellata a 290. L’Europa acquista carbone dalla Russia principalmente sul mercato spot, piuttosto che attraverso contratti di lungo termine.

Secondo l’associazione tedesca degli importatori di carbone, il combustibile russo potrà venire completamente sostituito con quello proveniente da Stati Uniti, Sudafrica, Colombia, Mozambico e Indonesia “entro il prossimo inverno”, ma a prezzi più alti. La vicinanza geografica tra l’Europa e la Russia agevola la logistica e lo rende più economico.

L’unica varietà di carbone estratta in Germania è la lignite (brown coal), decisamente meno efficiente – per emissioni e densità energetica – dell’antracite (hard coal o black coal) importato dalla Russia. Molto dipendente dal carbone è anche la Polonia, che però produce internamente la maggior parte del carbone che consuma, pur importandone un 20 per cento circa da Mosca.

Nel 2019, prima della pandemia, il carbone russo ha rappresentato il 46,7 per cento delle importazioni europee. Seguivano gli Stati Uniti (17,7), l’Australia (13,7), la Colombia (8,2) e il Sudafrica (2,8).

carbone

I FORNITORI ALTERNATIVI

Il distacco dal carbone russo non si riduce semplicemente a un aumento degli acquisti da altri produttori: è necessario trovare qualità di carbone simili per potere calorifero e per contenuto di zolfo, in modo che gli impianti possano riceverlo e lavorarlo in maniera efficace.

La sostituzione non sarà facile, comunque: molti dei principali esportatori di carbone hanno già raggiunto i limiti massimi di produzione, mentre altri hanno problemi di tipo logistico.

L’azienda sudafricana Exxaro Resources, una delle più importanti del Sudafrica, ha detto a Reuters di avere la giusta qualità di carbone per l’Europa, ma i volumi che sta producendo sono già stati prenotati da altri clienti. E, benché sia teoricamente in grado di accrescere l’output, non potrà tuttavia aumentare significativamente le esportazioni perché l’infrastruttura ferroviaria sudafricana è inadeguata. Transnet, la compagnia ferroviaria statale, è in difficoltà per via degli atti vandalici e dei furti di cavi.

In Australia la situazione non è molto diversa. Produttori di peso come Whitehaven Coal e New Hope hanno voluto ricordare che i loro vecchi clienti hanno la priorità.

Gli Stati Uniti non potranno aiutare l’Unione europea con il loro carbone perché le grandi aziende minerarie americane hanno già venduto in anticipo, attraverso contratti di lungo termine, quasi tutto quello che estrarranno nel 2022. E non sono in grado di aumentare troppo la produzione, per due motivi: perché la loro capacità produttiva è satura (data la mancanza di investimenti in nuove miniere), e perché ci sono problemi logistici (carenza di lavoratori) che complicano il trasporto di tonnellate e tonnellate di carbone dai luoghi di estrazione ai porti.

È possibile, infine, che nasca una competizione internazionale per le forniture di carbone perché anche il Giappone – il terzo maggiore importatore al mondo – ha detto di voler diminuire gradualmente gli acquisti dalla Russia, suo secondo maggiore fornitore di carbone termico nel 2021. Anche alcune società elettriche in Corea del sud stanno lavorando per distaccarsi da Mosca.

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