Energia

Gas, ecco come Ucraina e Polonia dicono addio alla Russia per il Gnl Usa

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Il punto sul risiko del gas alla luce delle ultime stime di Gazprom

 

Nuovi protagonisti, stoccaggi pieni, prezzi stracciati. La guerra del gas cambia, si trasforma, ribalta le carte in tavola. La Russia, principale fornitore europeo, forte delle sue scorte energetiche, ha sfruttato il gas come arma geopolitica da decenni a questa parte. Sul mercato, ora, si è affacciato un nuovo protagonista: il Gnl. Spesso, proveniente dall’America.

LA QUOTA DI MERCATO A STELLE E STRISCE

Partiamo proprio dal nuovo arrivato sul mercato europeo: gli Usa. Nel 2016 ha dato il via all’export di gas naturale liquefatto (Lng) in tutto il mondo, Europa compresa.

In poco tempo, come scrive il Sole 24 ore, Washington ha conquistato una quota di mercato del 10% a livello globale secondo Refnitiv, con 22 milioni di tonnellate esportate tra gennaio e agosto.

POLONIA ED UCRAINA SI AFFIDANO AGLI USA

Tra i clienti più affezionati agli Usa (e tra i futuri più fedeli, soprattutto dopo l’avvio del Nord Stream 2) c’è la Polonia, da tempo intenzionata a rompere la stretta russa sul suo mercato del gas. E mentre si studia la fattibilità di tubo baltico per collegare la Polonia ai giacimenti di gas della Norvegia, Varsavia stipula accordi per far arrivare le navi cargo di gas liquefatto americano.

Obiettivo della Polonia, come scrive il Financial Times, è quello di diventare un hub regionale del gas, in grado di instradare le forniture di gas in eccesso verso l’Europa centrale e orientale, rimodellando l’intero mercato del Vecchio Continente. E in questo progetto vorrebbe coinvolgere, soprattutto, l’Ucraina.

GAZPROM CEDE TERRENO

Ma il mercato, bisogna ammettere, sta già cambiando. Il colosso russo Gazprom, che vanta un bilancio trimestrale con profitti in crescita del 18% (a 319,1 miliardi di rubli, circa 4,3 miliardi di euro), ha rivisto le stime per l’export. E come scrive Bloomberg, per la prima volta in cinque anni, la compagnia statale ha ammesso che le sue esportazioni in Europa diminuiranno a 192 miliardi di metri cubi quest’anno, il 4,5% in meno rispetto ai volumi record del 2018. Anche il prezzo medio del gas dovrebbe scendere del 13% rispetto a quello registrato l’anno scorso.

“Quando ne abbiamo l’opportunità, facciamo vendite extra”, ha dichiarato Mikhail Malgin, vicedirettore di Gazprom Export, in una teleconferenza con la settimana scorsa. “La quota di mercato in sé non è il nostro obiettivo ma piuttosto una conseguenza delle nostre azioni”

IL MERCATO EUROPEO

Numeri che comunque non stupiscono. Gli stoccaggi sono pieni. Gli inventari in Europa nord-occidentale, in Italia e in Austria hanno raggiunto 62,3 miliardi di metri cubi, ovvero il 94% della capacità, il 28 agosto. I prezzi crollano ai minimi.

“A settembre, i siti di stoccaggio del gas nel nord Europa saranno pieni, aumentando il rischio di un ulteriore ribasso dei prezzi”, ha spiegato a Bloomberg, Niek van Kouteren, di PZEM, una compagnia energetica olandese. “Sotto un certo prezzo, i produttori sarebbero costretti a estrarre meno gas”.

SUL MERCATO ANCHE CANADA E QATAR

E intanto, lo scacchiere energetico potrebbe ancora cambiare. Il Canada, entro il 2025, inizierà ad esportare via mare il Gnl, dopo che l’impianto di liquefazione Canada Lng ha ricevuto il via libera da parte di Royal Dutch Shell e dei soci di minoranza ad avviare la costruzione delle prime due unità produttive, da 7 milioni di tonnellate l’anno ciascuna.

Del grande risiko dell’energia fa parte anche il Qatar che negli ultimi tempi investe pesantemente sul gas, con risultati rilevanti: è il primo fornitore di Gas naturale liquefatto al mondo (Gnl), con esportazioni per 77,2 milioni di tonnellate nel 2016, un terzo dell’offerta totale, secondo l’International Gas Union. In Ue rappresenta circa il 40% delle importazioni totali di Lng, con punte più alte in alcuni stati membro (qui i dettagli).

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