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Petrolio: gli ostacoli al taglio di produzione

Il 30 novembre, al vertice Opec, le trattative per il taglio alla produzione di petrolio potrebbero trascinarsi fino all’ultimo minuto e forse portare ad un nulla di fatto. Vediamo perchè

Sono giorni decisi per il futuro mercato del petrolio. Paesi Opec, il 30 novembre, sono chiamati a decidere i tagli alla produzione, mettendo in pratica quanto già accordato ad Algeri, ben 2 mesi fa. Il vertice sarà difficile e lungo e trovare un accordo, nonostante l’atteggiamento positivo dell’Arabia Saudita, sembra davvero difficile. Da una parte c’è l’ostacolo Russia, paese non Opec, che non ci sta ad un vero e proprio taglio di produzione, dall’altra, invece ci sono Iran e Iraq, da sempre poco collaborativi. Ma partiamo dall’inizio.

Il difficile accordo Opec – Russia: no al taglio di produzione del petrolio

Sarà il 28 novembre il giorno in cui Paesi Opec e non Opec proveranno a trovare un accordo. Secondo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, anche Russia, Azerbaijan e Messico, Paesi che non fanno parte del cartello, parteciperanno alla riunione informale Opec.

Russia PutinL’idea dei tagli alla produzione sembra essere poco condivisa dalla Russia, che preferirebbe solo un congelamento della produzione ai livelli attuali (attestatasi a 11,2 milioni di barili al giorno). “Non vi è alcuna difficoltà per noi a congelare la produzione”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in una conferenza tenutasi domenica 20 novembre.

Se da una parte le parole fanno pensare un atteggiamento favorevole alla risoluzione del problema delle scorte, che oramai sono arrivate a livelli record, facendo calare drasticamente le scorte di petrolio, dall’altra sembrano essere un messaggio chiaro: i tagli sono esclusi dalle trattative.

Una posizione così netta, però, farà sì che “negoziati continueranno fino alla fine, e l’accordo rischia di non esser trovato” ha detto Amrita Sen, analista del mercato del petroli e consulente Ltd. a Londra.

Non solo Russia. Preoccupano anche Iran e Iraq

Il taglio alla produzione non sembra convincere nemmeno Iran e Iraq, membri del cartello. Spetta agli Paesi il difficile compito di trovare una soluzione che possa essere gradita anche ai Due. E anche in questo caso, le trattative della riunione plenaria dei ministri, fissata per il 30 novembre, potrebbero trascinarsi fino all’ultimo minuto.

La posizione dell’Iraq è stata ribadita, più volte, nel corso di queste settimane. “Non sarebbe giusto” chiedere all’Iraq un taglio di produzione, mentre il Paese è impegnato nella campagna militare contro lo Stato Islamico, avrebbe commentato il ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim Al Jaafari.

Qualche speranza perchè un accordo ci sia, però, arriva dalle parole del primo ministro iracheno Haider al-Abadi, che ha affermato che la nazione è disposta ad assumersi parte dell’onere dei tagli, facendo cadere eventuali ostacoli per un’intesa.

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