Energia

Perché Enel, Eni, Erg e non solo puntano alle rinnovabili Rtr

di

rinnovabili

Enel, Eni, Erg, ma anche Bp e fondi di investimento privati e fondi sovrani del Medio Oriente: sono davvero in tanti a volere le rinnovabili Rtr

 

Il mondo delle rinnovabili sta per assistere ad una delle maggiori cessioni europee degli ultimi anni: il private equity internazionale Terra Firma vende gli asset fotovoltaici italiani, confluiti nel gruppo Rtr Rete Rinnovabile. Ad essere interessati al Dossier ci sarebbero le italiane Enel, Eni ed Erg, ma anche colossi del settore Oil&Gas, tra cui BP, fondi di investimento privati e fondi sovrani del Medio Oriente.

UN’OPERAZIONE DA 1,5 MILIARDI DI EURO

Gli advisor (Jp Morgan, UniCredit e Jefferies) sono già a lavoro per la vendita degli impianti rinnovabili Rtr: l’operazione vale 1,5 miliardi di euro. Numeri che non stupiscono più di tanto: Rtr è il primo operatore indipendente del solare in Italia, possiede 132 impianti fotovoltaici distribuiti capillarmente sulla penisola italiana per 332 megawatt totali.

IL PROCESSO DI CESSIONE

La partita per accaparrarsi gli asset fotovoltaici Rtr ha già avuto inizio la settimana scorsa, on l’invio dei «teaser» ai potenziali compratori. A fine aprile, Terra Firma attende le offerte non vincolanti, che saranno valutate e selezionate. Prima delle vacanze estive dovrebbe arrivare la scelta dell’acquirente.

PERCHè IN CORSA CI SONO ANCHE I BIG DEL PETROLIO

La partita non è certo facile: i competitor sono diversi e grandi. Mentre Enel, già presente nel settore tramite la joint-venture Ef Solare Italia, ed Erg, primo operatore eolico in Italia, puntano a diventare leader per il fotovoltaico grazie all’acquisto degli asset Rtr, c’è chi invece con l’acquisto intende allargare e diversificare il proprio business (si guardi ad Eni e Bp).

La transizione energetica, infatti, è oramai un processo avviato e in costante sviluppo: farsi trovare impreparati significherebbe (a lungo termine, ovvio) vedere i ricavi crollare e, nella peggiore delle ipotesi, fallire. Muoversi anche nel settore delle energie pulite, dunque, sembra essere una strada obbligata per i colossi energetici che tali vogliono restare.

I TARGET EUROPEI

Che la ricetta energetica del futuro debba avere più fotovoltaico ed eolico e meno carbone lo dice anche l’Europa. Il quadro per il clima e l’energia al 2030 prevede l’obiettivo vincolante di ridurre entro il 2030 le emissioni nel territorio dell’UE di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990; fissa l’obiettivo vincolante a livello dell’UE di portare la quota di consumo energetico soddisfatto da fonti rinnovabili almeno al 27% entro il 2030; propone un miglioramento almeno del 27% dell’efficienza energetica.
Anche l’accordo di Parigi sul clima, entrato in vigore a novembre 2016, può essere considerato un accordo sull’energia: la trasformazione del settore energetico, responsabile di almeno i due terzi delle emissioni di gas a effetto serra, è indispensabile per raggiungere gli obiettivi previsti. E i big del petrolio, ovviamente, devono adeguare azioni e business.

DA ENI A BP, E SHELL: TUTTI I PETROLIERI GUARDANO ALLE RINNOVABILI

Tra le aziende dell’Oil&gas che hanno avviato la loro trasformazione, in nome di un mondo più pulito, ci sono Eni, Bp, Shell e Total. L’esplorazione e la produzione di idrocarburi saranno ancora, per questi colossi, motore di crescita, ma allo stesso tempi saranno il ponte verso un futuro energetico a basse emissioni.

Qualche mese fa, Bp ha acquisito il controllo dell’inglese Lightsource Renewable Energy Ltd per un costo di 200 milioni di dollari. Royal Dutch Shell ha acquisito una partecipazione del 44% in Silicon Ranch, sviluppatore di energia rinnovabile, per un importo di 217 milioni di dollari. Silicon Ranch vanta circa 880 MW di progetti fotovoltaici in appalto negli Stati Uniti e circa 1 GW di impianti in totale.

ENIEni, invece, ha avviato la trasformazione delle piattaforme in via di dismissione per dar vita a laboratori di produzione di nuove forme di energia rinnovabili, da sole, vento e onde del mare. La società ha anche lanciato progetti di generazione di energia da risorse rinnovabili nei propri impianti in Italia, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica dell’azienda, traguardando 220MW di energia entro il 2020.

Total ha raggiunto un accordo per acquisire una quota di partecipazione (23%) di Eren Re, società di energie rinnovabili, tramite un iniezione di capitale pari a 237,5 milioni di euro. Grazie all’accordo, Total avrà anche la possibilità di acquisire il controllo di Eren Re dopo 5 anni.

TRANSIZIONE ENERGETICA, UN PROCESSO LUNGO

Detto questo, non illudiamoci. Il mondo, Italia compresa, non è pronta (nonostante la percentuale in crescita delle rinnovabili) a fare a meno delle fonti fossili. La transizione energetica è un processo lungo e non sarà qualcosa che si conclude nel giro di pochi anni. Il mondo ha ancora bisogno delle fonti fossili. Pensate al sistema dei trasporti, alle auto su strada e alle navi: come ci muoveremmo senza petrolio? Un parco auto 100% elettrico, al momento, è solo un’utopia. Così come utopia sarebbe pensare una flotta navale che faccia a meno del petrolio.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati