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Cosa sappiamo del fondo della Cina per le nuove tecnologie green

La Cina vuole riorientare l'economia verso le "nuove forze produttive": per questo ha messo a punto un programma di supporto alle tecnologie per la decarbonizzazione dell'acciaio, dei centri dati e non solo. Ecco cosa sappiamo.

La Cina ha messo a punto un piano di finanziamenti per lo sviluppo di tecnologie in grado di ridurre le emissioni degli impianti siderurgici, dei centri dati e di altri settori difficili da decarbonizzare: i progetti di questo tipo potranno ricevere fondi fino a 13,8 milioni di dollari (100 milioni di yuan).

Stando alla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, il principale organismo cinese di pianificazione economica, il piano mira a sostenere “la costruzione di progetti con livelli tecnologici all’avanguardia” ed “effetti eccezionali di riduzione delle emissioni”.

COSA SAPPIAMO DEL FONDO PER LE TECNOLOGIE DI DECARBONIZZAZIONE

I settori interessati da queste iniziative di decarbonizzazione sono la siderurgia, l’edilizia – la produzione di acciaio e cemento è legatissima ai combustibili fossili e causa di grandi emissioni -, la petrolchimica e i centri dati. Tra i progetti che potranno accedere ai fondi ci sono quelli di efficientamento energetico, di cattura della CO2 su larga scala, di energia geotermica e di energia dalle biomasse, ma anche di imballaggi sostenibili e di riciclo degli scarti industriali, dei rottami di acciaio e dei componenti dei pannelli solari e delle turbine eoliche giunti a fine vita.

LA CINA È IL PAESE CHE EMETTE DI PIÙ

La Cina è il primo paese al mondo per emissioni di CO2, con una quota del 32 per cento sul totale globale nel 2022; seguono gli Stati Uniti con il 12,6 per cento, l’Unione europea con il 7,2 per cento e l’India con quasi il 7 per cento.

LE NUOVE FORZE PRODUTTIVE

Per compensare la crisi del settore immobiliare, che non riesce più a svolgere la sua funzione di motore della crescita economica cinese, il Partito comunista sta incoraggiando il passaggio a un modello basato sulle cosiddette “nuove forze produttive”: ovvero batterie, dispositivi fotovoltaici e clean tech più in generale, nuovi materiali, intelligenza artificiale e computing quantistico (che dipendono dai centri dati).

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