Energia

Nord Stream 2: novità e misteri

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L’Agenzia danese per l’energia per l’energia ha autorizzato la prosecuzione dell’opera – attualmente bloccata a causa della minaccia di sanzioni da parte Usa – in quanto nessuno ha presentato ricorso contro la decisione di autorizzare l’uso di navi con sistema di ancoraggio per eseguire i lavori.

Nuova puntata nella saga del Nord Stream 2, il gasdotto già quasi interamente completato che Germania e Russia intendono inaugurare quanto prima ma i cui lavori l’amministrazione Trump intende con altrettanta determinazione bloccare.

LA DECISIONE DELLA AGENZIA DANESE PER L’ENERGIA

A intervenire stavolta è stata l’Agenzia danese per l’energia (Dea) per l’energia che si occupa dei ricorsi sull’assegnazione delle licenze di costruzione, che – come riferisce Agenzia Nova – ha autorizzato la prosecuzione dell’opera – attualmente bloccata a causa della minaccia di sanzioni da parte Usa – in quanto nessuno ha presentato ricorso contro la decisione di autorizzare l’uso di navi con sistema di ancoraggio per eseguire i lavori.

Nessun ricorso, in particolare, sarebbe stato presentato contro la decisione di luglio dell’Agenzia di autorizzare il consorzio Nord Stream 2 Ag a utilizzare navi con ancoraggio per la posa delle condotte. La società, quindi, potrebbe riprendere i lavori già nelle prossime ore.

LE PUNTATE PRECEDENTI

I lavori erano bloccati dalla fine dello scorso dicembre da quando l’amministrazione Trump aveva minacciato di elevare sanzioni contro l’azienda svizzero-tedesca, la Allseas, che vi era impegnata nel caso in cui avesse ritirato tutte le imbarcazioni dediti alla posa delle sezioni della pipeline, lasciando di fatto l’opera incompiuta per 50 miglia delle suoi totali 760.

Due settimane fa inoltre Washington ha rilanciato minacciando nuove sanzioni contro tutte le aziende che fornissero il proprio aiuto materiale o finanziario all’opera.

LA FURIA DI POMPEO

Pochi giorni fa il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, appellandosi al Senato, ha fatto capire che gli Usa – qualora i lavori proseguissero effettivamente – non avrebbero più scuse per non sfoderare l’arma più potente di tutte: il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (Caatsa), la legge federale firmata due anni fa da Trump che impone sanzioni pesantissime all’Iran, alla Corea del Nord e alla Russia.

“Abbiamo bisogno di ulteriori strumenti e siamo pronti a utilizzarli nel caso ce li forniste. Riteniamo che il Nord Stream 2 sia pericoloso sotto questo aspetto. Faremo tutto il possibile per assicurarci che tale gasdotto non minacci l’Europa”, ha detto Pompeo.

GLI SCENARI

Resta dunque un mistero, almeno per ora, il destino di un’opera iniziata in Germania nel maggio 2018 e finanziata con un accordo che unisce Engie (Francia), Omv (Austria), Royal Dutch Shell (Regno Unito-Paesi Bassi), Uniper e Wintershall (Germania).

Se completato, il gasdotto Nord Stream 2 potrebbe fornire circa 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dalla Russia alla Germania passando sotto il Mar Baltico, aggirando i paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria–V4), gli Stati baltici e l’Ucraina, che non a caso contestano il progetto.

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