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Batterie

L’Ue vuole l’auto elettrica, ma è a secco di litio

L'Unione europea punta tutto sull'auto elettrica, ma le manca la materia prima per le batterie: il litio. Vulcan e Imerys puntano a estrarlo in Germania e in Francia, tra qualche dubbio. La Cina, intanto, domina il settore.

Per realizzare la transizione alla mobilità elettrica, l’Unione europea ha bisogno di tanto litio, ma non ce l’ha.

Stando alle stime di Benchmark Mineral Intelligence, entro il 2030 – cinque anni prima del divieto di vendita di nuove automobili con motore a combustione interna -, la domanda europea di litio per le batterie dei veicoli elettrici sarà cresciuta di cinque volte, arrivando a 550.000 tonnellate. Ma per quella data la regione riuscirà a produrne solo 200.000 tonnellate, meno della metà.

Daisy Jennings-Gray, analista di Benchmark Mineral Intelligence, ha detto al Financial Times che entro la fine del decennio il mercato globale del litio avrà un problema di carenza di offerta, e che di conseguenza l’Europa “si troverà probabilmente in una posizione di ristrettezza in termini di disponibilità, e non potrà permettersi ritardi nei progetti nazionali” per l’estrazione del metallo.

LE DELUSIONI DI ALBEMARLE

Ma i giacimenti europei di litio, perlomeno quelli noti, “non sono di alta qualità e sono relativamente piccoli”, ha detto al Financial Times Scott Tozier, il direttore finanziario di Albemarle. La società, la maggiore produttrice di litio al mondo, ha accantonato i suoi progetti estrattivi in Europa proprio perché non riusciva a trovare un sito valido dal punto di vista commerciale. Ma vuole comunque costruire una raffineria di litio (il minerale grezzo, per essere utilizzabile, va trasformato in carbonato o in idrossido) entro la fine del decennio.

L’EUROPA VERRÀ PENALIZZATA DALLA CINA?

La questione degli approvvigionamenti è cruciale per le case automobilistiche europee: senza forniture domestiche di litio, e senza prezzi competitivi (oggi sono altissimi: 62.000 dollari alla tonnellata), il settore farà difficoltà a competere con la Cina. Il paese controlla da solo circa il 60 per cento della capacità globale di raffinazione del litio e oltre il 75 per cento della produzione di celle di batterie. I produttori cinesi di auto elettriche, come BYD, stanno poi crescendo molto e puntano a espandersi all’estero.

Francis Wedin, amministratore delegato della società mineraria australiana Vulcan Energy Resources – una delle poche che sta andando alla ricerca di litio in Europa -, pensa che il settore automobilistico del Vecchio continente non riuscirà a realizzare la transizione all’elettrico senza una filiera domestica dei metalli di base perché la Cina, a suo dire, darà priorità alla propria industria.

NON SOLO VULCAN: I PROGETTI PER IL LITIO EUROPEO

In Germania, Vulcan ha un progetto per estrarre il litio dalle acque saline (o salamoia) utilizzando l’energia geotermica. L’anno scorso Stellantis è stata la prima casa automobilistica a investire in un produttore di litio, acquistando una quota di Vulcan per 50 milioni di euro; anche Renault e Volkswagen hanno firmato degli accordi di fornitura con la società.

In Francia, il gruppo minerario francese Imerys vuole estrarre il litio dalle rocce di una cava di caolino, un minerale utilizzato nella realizzazione di stucchi e porcellane.

Vulcan conta di arrivare nel 2027 (due anni dopo l’avvio del progetto) a una produzione annuale di 24.000 tonnellate di litio; Imerys, invece, prevede di produrre 34.000 tonnellate di derivati chimici del litio all’anno dal 2028. Messa insieme, si tratta di una quantità sufficiente ad alimentare circa 1,2 milioni di auto elettriche all’anno.

Ci sono due problemi, però: il primo è che la domanda di veicoli a batteria sarà probabilmente molto superiore all’offerta di litio; il secondo è che i progetti delle due società sono molto complessi, e non è scontato che abbiano successo dal punto di vista economico. Imerys vuole utilizzare un processo estrattivo inedito; mentre Vulcan dovrà anticipare grosse somme prima di poter avviare la produzione, perché dovrà prima costruire delle centrali geotermiche che forniscano l’energia necessaria ai lavori.

IL PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA SUI MINERALI CRITICI

Per recuperare il ritardo sulle materie prime per la transizione energetica, la Commissione europea ha presentato a metà marzo il Critical Raw Materials Act, una legge pensata per stimolare l’estrazione e la lavorazione di metalli critici (non solo litio, ma anche nichel, grafite o terre rare) sul territorio dell’Unione.

Le aziende del settore pensano che sia impossibile sviluppare una filiera europea del litio senza il sostegno finanziario dei governi, ai quali chiedono anche di semplificare i processi autorizzativi. Di solito ci vogliono anni per ottenere le autorizzazioni, ma la Commissione vuole portare i tempi di attesa a massimo dodici mesi per i progetti di lavorazione e riciclo dei metalli, e a massimo ventiquattro mesi per le miniere.

Gli operatori sono anche preoccupati per l’opposizione popolare. In Serbia, paese candidato all’adesione all’Unione europea, la compagnia mineraria Rio Tinto è stata forzata a rinunciare al progetto Jadar, che avrebbe creato una delle miniere di litio più grandi al mondo, a seguito delle proteste.

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