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Inquinamento atmosferico, serve una strategia nazionale

Smog Inquinamento Covid-19

L’Italia detiene il triste primato del peggiore tra i  Paesi europei per decessi prematuri, e si contano più morti da inquinamento atmosferico che da incidenti stradali.

Un quadro inquietante, quello che esce fuori dall’ultimo report sulla qualità dell’aria e l’inquinamento atmosferico, presentato oggi dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile e realizzato in collaborazione con ENEA e Ferrovie dello Stato.

90 mila morti premature e 1500 decessi per milione di abitanti, questi i numeri che appartengono all’Italia e che le danno il primato su gli altri paesi europei, seguita dai 1.100 decessi della Germania, gli 800 di Francia e Regno unito, e i 600 della Spagna. E questo nonostante l’aria nelle città italiane sia migliorata, grazie alle politiche di regolamentazione, alle nuove tecnologie e alla sensibilizzazione sul tema che  cittadini e istituzioni stanno dimostrando. Il responsabile principale è  sempre lo stesso: il traffico stradale e quello che ne deriva.

Come i due inquinanti più critici a livello sanitario, il particolato (PM10) e il biossido di azoto (NO2), tanto che l’Italia e metà degli Stati membri sono in procedura di infrazione per il mancato rispetto dei limiti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa 9 cittadini su 10 sono esposti a livelli eccessivi di inquinamento da PM2,5 e O3.

La Commissione Europea ha stimato inoltre che i costi connessi agli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico pesano tra il 2 e il 6% sul Pil europeo. La situazione andrà peggiorando  se non si corre subito ai ripari, infatti secondo alcune ricerche il cambiamento climatico in atto potrebbe incidere negativamente sulla situazione atmosferica attuale.

I TRASPORTI PRIMA CAUSA

E’ la prima causa soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento urbano. I trasporti (stradali e off-road) rimangono la principale sorgente nazionale di emissioni di ossidi di azoto, che è il secondo inquinante in Italia per impatto sanitario e un importante precursore del particolato atmosferico. E’ anche la maggiore  fonte di emissioni di composti organici volatili, ossidi di zolfo e particolato.

Livelli critici di emissioni si registrano non solo nel bacino padano, la zona che va da Torino a Venezia, da sempre considerata per aspetto geografico ed economico particolarmente a rischio,  ma anche nell’area metropolitana di Roma, quella di Napoli, l’area del frusinate, la Puglia, la costa sud est della Sicilia. E questo nonostante negli ultimi anni il settore trasporti abbia raggiunto importanti risultati in termini di riduzione delle emissioni inquinanti, grazie all’applicazione di controlli e regolamentazioni. Il trasporto privato su strada, continua ad essere  la modalità più inquinante, è alla base del 90% del traffico passeggeri e del 70% di quello merci.

 

 

In Italia e in Europa la “dieselizzazione” del parco autoveicolare ha aumentato l’impatto negativo sulla qualità dell’aria. Le emissioni reali dei veicoli, in particolare di quelli diesel, non corrispondono a quelle dichiarate in fase di omologazione e il sistema degli standard Euro non ha prodotto i risultati attesi.

Risultati che però potrebbero arrivare grazie ad una politica più incisiva soprattutto per quanto riguarda l’introduzione di nuove tecnologie. Di questa opinione è Giuseppe Spanto, numero uno dell’italiana Is TECH che da anni è sul mercato con progetti e tecnologie innovative che offrono soluzioni  per  l’abbattimento delle polveri sottili.

“Costa di più il non fare che il  fare, non c’è coraggio di lanciarsi in progetti, in particolare integrando quelli  di qualità dell’aria con l’efficientemente energetico”, ha commentato Spanto. “Is TECH sta andando molto più velocemente all’estero che in Italia. Un paese particolarmente attento in Europa è la Germania, ci sono però attività molto interessanti in Polonia, e anche in Svezia, paese nel quale stiamo collaborando. Noi abbiamo realizzato 6-7 anni fa dei modelli di sviluppo proprio per muoverci sul mercato globale, abbiamo puntato sulla tecnologia, non sul prodotto.

A mio parere, l’Italia, dovrebbe interiorizzare il fatto che esistono diverse tecnologie che servono a questo scopo, reali e non teoriche. Noi abbiamo diverse proposte e ci rendiamo disponibili a dialogare a livello istituzionale, a livello imprenditoriale, a livello di stakeholder, per lavorare su questi percorsi.”

RESIDENZIALE, I PROBLEMI DOVUTI ALLE BIOMASSE

Nonostante gli sforzi fatti e le buone pratiche il traffico è il maggior responsabile dell’inquinamento atmosferico. Ma non l’unico. Il riscaldamento a biomasse legnose è la seconda fonte di inquinamento e la prima nel settore residenziale. L’andamento delle emissioni di PM2,5  è particolarmente critico.  Si considera che tra il 1990 e il 2015 i consumi energetici di biomassa nel settore residenziale sono più che raddoppiati. Secondo l’Ispra, la combustione di biomasse è responsabile del 99% delle emissioni di particolato. Le tecnologie tradizionali che vanno a combustione di biomasse legnose,  come caminetti aperti, stufe manuali nel 2012 rappresentavano il 74%  degli impianti, hanno prodotto il 90% delle emissioni di particolato, il restante 9% è imputabile a quegli impianti realizzati con tecnologie avanzate come stufe a pellet, caminetti chiusi e stufe a ricarica automatica.

Quindi un miglioramento all’orizzonte si intravede, come ci tiene a sottolineare Marino Berton, direttore generale di Aiel, (Associazione Italiana Energie Agroforestali). Nel 2013, l’associazione ha costituito il Gruppo Produttori Professionali Biomasse.

“Questi dati sono collegabili al vecchio parco di apparecchi di stufe che ci sono in Italia, che hanno 15-20 anni di età. Bisogna affrontare la situazione, anziché girarci attorno, e la soluzione è quella del  turn over tecnologico. La sostituzione di vecchi apparecchi, con le più moderne tecnologie di combustione a biomassa determina dati molto precisi e immediati. Un esempio su tutti: la Regione Lombardia, che fa parte del bacino padano, da sempre caratterizzato da grossi  problemi legati alle emissioni di polveri sottili, grazie al turn over negli ultimi 5 anni ha ridotto le polveri sottili del 30%. I dati sono riportati da Arpa Lombardia. Stessa cosa vale per il Veneto. Questa è la strada da percorrere, bisogna utilizzare al meglio tutti gli strumenti per  attuare questa rottamazione. Altrimenti continuiamo a stupirci solo dei numeri”.

IL DECALOGO DELLA FONDAZIONE SVILUPPO SOSTENIBILE

Il report sulla qualità dell’aria della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, propone un decalogo di interventi per affrontare la situazione, nuove misure più incisive contro l’inquinamento atmosferico:

1) Serve una Strategia nazionale per la qualità dell’aria che non lasci soli gli amministratori locali.

2) Bisogna integrare gli obiettivi sul clima e sull’inquinamento atmosferico nelle politiche energetiche nazionali. La combustione energetica è il principale responsabile dell’inquinamento atmosferico ma fino a oggi l’orientamento ambientale è stato quello di puntare a ridurre le emissioni di gas serra, anche a scapito della qualità dell’aria (come la promozione dei veicoli diesel o dell’utilizzo di combustibili legnosi in impianti inefficienti).

3) Finanziare ricerca e monitoraggio per  passare  ad una approccio preventivo e non solo di intervento quando i livelli di inquinamento raggiungono livelli critici.

4) Cambiare il modo di muoversi in città, riducendo drasticamente l’uso dell’auto privata e puntando a meno di 500 auto ogni mille abitanti, riuscendo ad arrivare ad una vettura ogni 2 abitanti come in Francia

5) Riallocare gli investimenti pubblici e privati, privilegiando un trasporto pubblico, condiviso e integrato

6) Le politiche incentrate sugli standard Euro non hanno funzionato come oramai diventato di pubblico dominio dopo lo scandalo del “dieselgate”. Bisogna migliorare  radicalmente le performance ambientali dei mezzi di trasporto: meno gasolio e benzina, più elettrico, ibrido plug-in e gas (in particolare su trasporto navale e merci)

7) Il settore residenziale è il primo responsabile dell’inquinamento da particolato atmosferico e negli ultimi anni, nonostante le politiche e misure messe in campo, non ha visto migliorare in modo significativo la propria efficienza energetica: serve un cambio di passo, con strumenti e sistemi di finanziamento innovativi capaci di promuovere interventi di deep renovation intervenendo su interi edifici o gruppi di edifici esistenti e raggiungendo riduzioni dei consumi nell’ordine del 60-80%

8) Nonostante siano spesso percepite come favorevoli all’ambiente e diano un contributo importante in termini di riduzione delle emissioni di CO2, le biomasse legnose contribuiscono in modo significativo all’inquinamento da particolato atmosferico nelle città: bisogna variare le linee  guida nazionali sull’utilizzo delle biomasse per il riscaldamento domestico

9) Coinvolgere anche il settore agricolo e zootecnico, per ridurre drasticamente le emissioni di ammoniaca  in atmosfera

10) Portare la produzione industriale ad adottare gli standard più avanzati tra le migliori tecnologie disponibili

“Ancora oggi – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – l’inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali minacce ambientali e sanitarie della nostra epoca. Per vincere la sfida della qualità dell’aria dobbiamo innovare le nostre politiche, tenendo conto delle caratteristiche dell’inquinamento attuale, degli impatti potenziali del cambiamento climatico in corso, del ruolo crescente di settori “non convenzionali” che si aggiungono ai trasporti e all’industria, come le emissioni derivanti dal comparto agricolo e dal riscaldamento residenziale in particolare delle biomasse. L’Italia, se non cambierà rotta, non centrerà i nuovi target europei al 2030 e lo sviluppo della green economy in ambito urbano, ma non solo, è la soluzione più efficace per risolvere questa situazione”.

 

Federica Maria Casavola

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